Abbiamo fatto un controllo e, ridendo e scherzando, ci siamo accorti che sono venti anni che veniamo ad assaggiare a Gavi.
Abbiamo iniziato nel 2006 assaggiando i 2005 e quest’anno abbiamo degustato i 2025. Potremmo quindi intitolare quest’articolo, ispirandosi a Dumas, “Vent’anni dopo” e proprio per questo siamo andati a riguardare la degustazione di venti anni fa, sicuramente una delle prime che abbiamo fatto per Winesurf.
Ci sono balzate agli occhi due cose, entrambe per noi positive: la prima è che il miglior vino di allora è anche il miglior vino di adesso e la seconda è che la forbice tra i migliori e i peggiori della denominazione si è ristretta di molto. In effetti Gavi venti anni fa aveva già ottimi vini (poco apprezzati in quel momento) ma c’erano anche un discreto numero di cantine che arrivavano a malapena alla sufficienza, producendo vini che con gentilezza potremmo definire “opinabili”. Quindi in venti anni la qualità dei vini della denominazione è cresciuta molto e lo dimostrano le medie dei vini sopra gli 80 punti (per noi non sono pochi, lo diciamo sempre!) : era il 35% nel 2005 e oggi è arrivata al 54%.

Un altro osservatorio per capire la crescita qualitativa di Gavi è prendere in considerazione la Cantina dei Produttori del Gavi, cioè la cantina sociale. Questa non solo ha innalzato in maniera esponenziale la qualità dei suoi vini imbottigliati, ma svolge anche un ruolo di “termometro-garante” del territorio, vendendo sfuso di buona qualità ad altri produttori, soprattutto grossi imbottigliatori, innalzando quindi la qualità media del Gavi che gira per il mondo. Naturalmente tutti gli altri produttori, piccoli o medi, non stanno certo a guardare dal punto di vista qualitativo e la loro crescita è il vero motivo dell’innalzamento della conoscenza e dei prezzi di questo storico bianco.
Inoltre a Gavi si è cominciato da anni a studiare con maggiore attenzione i suoli e il modo con cui interagiscono con i vini. Ad oggi il territorio è stato diviso in tre macrozone pedologiche. A nord prevalgono le terre rosse, cioè suoli argillosi ricchi di ferro, verso il centro della denominazione la conformazione cambia e troviamo suoli misti con alternanza di marna, arenaria, argilla e sabbia, verso il sud prevalgono suoli di origine marina, più poveri e con pH in genere più bassi. A seconda delle zone cambiano i vini, specie in un territorio dove la vinificazione prevede quasi sempre una “normale” in acciaio a basse temperature. Questo naturalmente sono macroindicazioni perché poi, come sempre, la parcella di terreno e la mano dell’uomo sono fondamentali.

E così arriviamo a parlare dell’annata 2025 che ci è sembrata abbastanza positiva. Da una parte i vini sono già pronti da un punto di vista aromatico, con più connotazioni floreali del solito e meno note tropicali derivanti da lieviti selezionati. In bocca hanno un corpo non eccessivo ma spiccano per sapidità che in qualche caso si trasforma proprio in salinità, specie nei terreni più chiari al sud della denominazione.
Sono vini già piacevoli, che mediamente potranno avere un buon invecchiamento, almeno attorno al 4-6 anni. I prezzi sono in molti casi il pezzo forte della denominazione, attestandosi spesso attorno ai 10-11 euro in enoteca.