Cavariola, verticale di vecchie annate4 min read

Prodotto da Paolo Verdi dell’azienda Bruno Verdi situata a Canneto Pavese in frazione Vergomberra, il Cavariola, il cui nome corretto è Oltrepò Pavese Rosso Riserva Cavariola, è prodotto con il classico uvaggio oltrepadano, ovvero Croatina, che costituisce con poco più del 50% il vitigno principale, Barbera che occupa circa un quarto della composizione del vino e Ughetta e Uva Rara più o meno in parti uguali.


Prodotto per la prima volta nel 1985 (la bottiglia più vecchia ancora in nostro possesso è dell’annata 1989), con uve provenienti da un piccolo vigneto terrazzato posto su un ripido pendio chiamato per l’appunto Cavariola, situato nel comune i Broni e suddiviso in quattro parcelle messe a dimora in epoche diverse.
Dapprima in affitto il vigneto viene acquistato da Paolo Verdi nel 1990 e, ampliato nel corso degli anni si sviluppa attualmente su 1,5 ettari.

Il suolo è principalmente composto da limo, con buona presenza di calcare e le viti più vecchie vantano un’ottantina d’anni d’età, mentre successivi impianti risalgono al 1990, 2003 e 2006, il sistema d’allevamento è a Guyot con densità d’impianto di 5.500 ceppi/ettaro.

La vinificazione attuale prevede la fermentazione in tonneaux con follature manuali e con macerazione di 25 giorni, l’affinamento s’effettua in barriques per 22 mesi, il vino viene quindi assemblato in vasche di cemento dove sosta per otto mesi ai quali ne seguono altrettanti di riposo in bottiglia.

Iniziamo la nostra degustazione con un vino abbastanza giovane, ovvero quello dell’annata 2020 in modo da far capire le caratteristiche di questo vino nel momento in cui la maggior parte degli acquirenti solitamente lo consumano.

Il suo colore è rubino intenso, profondo e luminoso.
Al naso, molto elegante, si colgono sentori di frutto rosso maturo, note speziate di spezie dolci, cioccolato.
Fresco alla bocca, strutturato e con nota alcolica piuttosto pronunciata, presenta un bellissimo frutto unito a note speziate e leggermente piccanti.
Elegantissimo e pronto ad essere colto nel suo momento di massimo splendore.

Procediamo poi con la nostra degustazione iniziando dal vino più vetusto, ovvero quello dell’annata 1990.
L’età del vino si coglie già alla vista, il suo colore tende infatti al mattonato con unghia aranciata.
Al naso percepiamo sentori di caffè, vermouth, radici.
Un poco vuoto alla bocca dove si colgono le note evolutive che sfociano in sentori di sottobosco e radici con qualche accenno leggermente ossidativo.
Il vino è comunque ancora vivo e perfettamente bevibile, soprattutto se pensiamo che ha ben 36 anni d’età.

Un salto di sette anni ci porta all’annata 1997 e qui le cose cambiano completamente, soprattutto alla vista ed all’olfatto.
Il vino ha infatti un bel color granato di buona profondità, Intenso al naso dove presenta sentori d’erbe aromatiche essiccate e dove il frutto è ancora ben presente.
Alla bocca lo troviamo un poco vuoto, con trama tannica ancora ben percepibile, discreta la sua persistenza.
Si tratta del vino che abbiamo meno apprezzato, frutto di un’annata che in quasi tutt’Italia fu considerata memorabile ma che poi col tempo ha mostrato i suoi limiti.

Passiamo quindi all’annata 1998 che ci dona un vino dal color granato, profondo e luminoso.
Mediamente intenso al naso, elegantissimo, balsamico.
Buona la sua struttura, il tannino è ancora deciso, i sentori spaziano dal balsamico alle radici ed al bastoncino di liquirizia, lunga la sua persistenza.

Il vino dell’annata 2000 si presenta con un color granato di buona intensità.
Molto elegante al naso, con note balsamiche e accenni di confettura di ciliegie.
Asciutto alla bocca, con trama tannica importante, sentori di radici, buona la sua persistenza.

Chiudiamo infine con il vino dell’annata 2002, dal bellissimo ed impressionate color rubino luminoso.
Bel naso, balsamico, bel frutto, sentori di ciliegia sotto spirito e di Mon Chéri.
Asciutto, con trama tannica decisa, presenta sentori di radici e chiude con lunga persistenza su note di bastoncino di liquirizia.
E’ il vino che abbiamo preferito tra quelli datati e pensare che proviene da un’annata considerata decisamente minore, compromessa in buona parte dell’Italia da una notevole piovosità.
Un’ulteriore riprova che prevedere il futuro di un vino basandosi sull’andamento climatico dell’annata è quasi sempre un tirare ad indovinare.

Lorenzo Colombo

Lorenzo Colombo è degustatore ufficiale ONAV e creatore del Blog Io e il Vino.


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