Il vino si fa anche sulle Due Rive dell’Arno e si trasporta in barca, anzi in barchino.3 min read

Ha esordito una nuova squadra enologica: Due Rive d’Arno!

Per non rimanere sul vago – l’Arno è lunghetto anche se non lunghissimo – va detto che il campo di gioco comprende quattro comuni limitrofi bagnati dal fiume: Capraia e Limite, Empoli, Lasta a Signa e Montelupo Fiorentino.

Siamo poco a valle di Firenze, con qualche ansa che lambisce il territorio del Carmignano. Qui l’acqua scorre da est a ovest: si potrebbe ipotizzare subito una differenza fra le colline della riva nord, mediamente più esposte a sud, e quelle della sponda opposta. Sono fantasie care a chi come me tenta di fare un quadro della situazione. In realtà all’esordio dello scorso 25 maggio presso l’osteria Cantagallo nel territorio di Capraia e Limite la nuova squadra si è presentata con i fuochi artificiali: più di cinquanta etichette per nove aziende vitivinicole, la più parte familiari e di vecchia data: Colle Paradiso, Fattoria Castellina, Fattoria di Piazzano, Fattoria Sammontana, I Mori, Petrognano, Podere La Botta, Tenuta Cantagallo, Tenuta San Vito.

Le scelte enologiche sono apparse le più varie: macerati e no, anfora e barrique, acciaio e cemento. Le tipologie? Anche qui di tutto, dalle DOCG Chianti-Chianti Colli Fiorentini-Chianti Montalbano (comprese le varianti Riserva e Superiore) ai Vin Santo DOC agli IGT Toscana (blend o monocultivar accattivanti: Ciliegiolo, Colombana, Colorino, Vermentino, Syrah, Trebbiano, Montepulciano, addirittura  Mammolo e più prevedibilmente Sangiovese).

C’erano anche i singoli produttori ai banchetti in un ambiente separato, forse un po’ penalizzati dalla temperatura del dopo pranzo. Perché di fatto la sventagliata di odori e sapori l’abbiamo testata piuttosto a tavola, con preparazioni ragguardevoli di carattere locale come i carciofi di Empoli, lo zafferano di Lastra, la pasta con la Nana (in lingua nazionale “anatra”); e sugli immancabili fagioli è arrivato un gioiellino di olio ottenuto dalla Mignola Cerretana, che prende il nome dal comune limitrofo di Cerreto Guidi. E a proposito di olio Enrico Pierazzuoli, da considerarsi il portavoce dell’iniziativa nonché titolare di Cantagallo e quindi ospitante nell’agriturismo, ha raccontato pure che dalla vicina località Castra ci è arrivato il primo bando registrato riguardante un olio d’oliva: anno 1411.

Un caffè dopo tutti gli assaggi? Certo, della Torrefazione Negro di Capraia: la sensazione di “territorio” era insomma forte, e diversi gli amministratori locali presenti.

Va anche detto che la via d’acqua dell’Arno è stata sfruttata per secoli nei commerci, compreso quello del vino. Ma se il “vermiglio” della Toscana interna ha dovuto aspettare autostrade e ferrovie   per raggiungere il successo internazionale, questo è dipeso molto dai limiti di navigabilità del fiume, che alterna piene tumultuose e periodi di secca.

Proprio dalla zona delle “Due Rive d’Arno” ci arriva comunque una testimonianza di questo aspetto storico, la descrizione dei “navicelli”: barconi da trasporto che nelle stagioni giuste potevano arrivare al porto di Pisa, quando c’era, e in seguito  a quello di Livorno attraverso proprio il “Canale dei navicelli” che collega le due città. “Porto di mezzo” è giusto una frazione del  comune di Lastra a Signa. Qualcuno tiene lodevolmente nota anche di queste tracce storiche quasi insospettabili.

Auguri a tutte e due queste rive comunque, l’entusiasmo non sembra mancare e la qualità nemmeno. La varietà è invece un po’ eccessiva per dare un’immagine forte, eppure i tempi sembrano obbligare sempre di più alle aggregazioni, dalla finanza in giù. La dimensione media di queste aziende vinicole, e non solo di queste, è molto piccola quando confrontata con altre realtà produttive, anche alimentari. Giusto quindi presentarsi dietro un bel territorio da visitare, come questa Toscana “fluviale”.   

Alessandro Bosticco

Sono decenni che sbevazza impersonando il ruolo del sommelier, della guida enogastronomica, del giornalista e più recentemente del docente di degustazione. Quest’ultimo mestiere gli ha permesso di allargare il gioco agli alimenti e bevande più disparati: ne approfitta per assaggiare di tutto con ingordigia di fronte ad allievi perplessi, e intanto viene chiamato “professore” in ambienti universitari senza avere nemmeno una laurea. Millantando una particolare conoscenza degli extravergini è consulente della Nasa alla ricerca della formula ideale per l’emulsione vino-olio in assenza di gravità.


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