Lo scorso fine settimana lungo (13-14-15 giugno) ho partecipato alla quarta edizione di Radici, la manifestazione che presenta e fa giudicare a due diverse giurie i migliori vini da vitigni autoctoni della Puglia. Era la mia seconda partecipazione ed a distanza di un anno l’evento, ideato ed organizzato dal trio Nicola Campanile, Enzo Scivetti e Pasquale Porcelli, è cresciuto in maniera esponenziale. Non solo la location (un hotel 5 stelle immerso nel verde di olivi centenari e muraglie di bouganville) era veramente meravigliosa, ma la manifestazione ha assunto quel piglio e quella ...
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Carissimo Carlo, da membro della Giuria degli appassionati posso e voglio fare alcune considerazioni in merito a questo tuo bel pezzo ed ai vini che abbiamo degustato.
Innanzitutto mi preme dire che abbiamo lavorato molto bene ed in assoluta armonia. L'organizzazione è stata praticamente perfetta ed i risultati si son visti e sentiti anche nell'atmosfera che regnava fra di noi.
Venendo ai vini devo dire che condivido al 99% quanto tu hai detto. Unico aspetto non coincidente è la valutazione sui nero di Troia e la loro prospettiva futura. E' vero, i risultati, come lo scorso anno, non sono stati entusiasmanti. Sentori terzi e piccole scorciatoie da alcuni produttori mi sembra siano state prese. Io però in mezzo ai campioni ho trovato due grandi vini: il Nero di Troia 2007 (Puglia IGT) della Antica Enotria ed un filino sotto il Riserva Le More 2006 (Castel del Monte DOC) della Santa Lucia. Ora, se è vero che due grandi vini non fanno primavera è anche vero che attorno a quelli c'erano i pur validi prodotti di diverse cantine: Rivera, Agricola Tarantini, Cantine Teanum e la Torrevento. Insomma noi appassionati vediamo per il nero di Troia un futuro anche da solista. A patto che questo solista studi, si informi, faccia sperimentazione e principalmente non abbia fretta e non prenda facili scorciatoie.
Forse dico una castroneria e sicuramente il paragone è irriverente ma a me il Nero di Troia mi ricorda tanto il Pinot Noir, le sue difficoltà espressive, le sue ruvidezze, il suo esser molto difficile da lavorare e da interpretare, però forse ne vale e ne varrà la pena investirci e non relegarlo ad un ruolo di mero comprimario.
Ciao
di Vignadelmar il 2009-06-20 12:51:44