Skytali, il “testimone” del grande Assyrtiko di Santorini: dove assaggiarlo se non a Panzano?6 min read

Nell’indimenticabile film Amici Miei il genio viene definito come fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.

Un film eccezionale, come lo sono tanti amici miei, in carne e ossa. Uno in particolare, si chiama Haris Papandreou e in quanto a decisione, specie quando si parla di vini greci, non è secondo a nessuno.

Haris Papandreou (secondo da sinistra) durante la degustazione all’Enoteca Baldi

Così tramite lui ho conosciuto, purtroppo solo per interposta bottiglia, uno che avrei voluto avere tra i miei amici: si chiamava Haridimos Hatzidakis e le sue intuizioni su un vino oggi famosissimo come l’Assyrtiko fanno ormai parte ormai della storia di questo bianco di Santorini.

Haridimos Hatzidakis

Sul fronte della fantasia cosa dire di un veneto, Gianmaria Garbin, che in pieno Chianti Classico, a Panzano, dove il mondo viene ad assaggiare i grandi rossi locali, incentra la sua visione del vino su etichette di ogni parte del mondo, moltissime di vini bianchi?

I ¾ del genio li abbiamo così messi in tavola (in tutti i sensi) ma “purtroppo” manca e mancherà sempre la velocità di esecuzione perché la verticale dal 2016 al 2023, dell’Assyrtiko Skytali, etichetta principe di Hatzidakis, che abbiamo fatto all’Enoteca Baldi a Panzano è stata tra le più lente e goduriose degli ultimi anni.

Gianmaria Garbin

Ma andiamo con  calma: Haridimos, un vulcano d’uomo in un’isola vulcanica, è stato uno dei primi a mettersi seriamente a produrre Assirtiko, ma purtroppo ci ha abbandonati nel 2017 e come testamento ha lasciato una cantina, che in quel particolare momento aveva una sola vasca di vino piena: era della vendemmia 2016. I figli e la moglie, decidendo di non vendere l’azienda ma di continuare la strada del padre (la situazione non era facile perché conferitori importanti decisero di non dargli più le uve),  seguono le sue indicazioni: così il vino di quella vasca fa un anno in acciaio e uno in bottiglia prima di entrare in commercio. Nasce così il primo Skytali, nome che ricorda sia il padre che il cambiamento avvenuto.

Skytali , in greco “il testimone”, è un vino che nasce dalle (poche)uve che riescono a raccogliere dalle viti di Santorini (sia di proprietà che in affitto che tramite acquisti d’uva) e vede solo acciaio per 12 mesi e altrettanti in bottiglia prima di entrare in commercio. E’ un vino che si basa sul fatto che certe caratteristiche l’assyrtiko locale le prende direttamente dal clima e dal suolo di un’isola che più di 3600 anni fa  si trovò a fare i conti con un’eruzione che  alcuni ricercatori paragonano alla detonazione di milioni di bombe atomiche come quella di Hiroshima.

Vigne a Santorini

Neanche a farlo apposta lo Skytali è una vera bomba e le poche bottiglie che avevo assaggiato in passato lo testimoniavano. Quindi la verticale che Haris ci ha offerto all’Enoteca Baldi a Panzano (dove d’estate si trova tranquillamente l’Assyrtiko di Hatzidakis servito al calice)  partita dalla 2016 Magnum Skytali Barel (unica annata passata in legno)  e attraverso lo Skytali 2017, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022 arrivata alla 2023 (ultima annata in commercio) è stata da una parte una conferma e dall’altra una sorpresa.

Conferma perché tutti i vini degustati hanno confermato le loro grandi caratteristiche, sorpresa perché tenendoli nel bicchiere per più di tre ore questi vini sono cambiati e ricambiati, mostrando carature che si ritrovano sono nei grandi vini.

Forse la tanto decantata mineralità  è una delle caratteristiche che meno mi ha colpito al palato: c’è naturalmente ed è quella che sostiene i vini, ma essendo accanto sempre a corpo e freschezza comanda senza essere invadente.

Assyrtiko

I profumi soni invece veramente minerali ma affiancati a volte da agrumi, altre da sentori floreali, altri ancora da spezie e erbe aromatiche.  Quando un vino ha le stimmate di grandezza basta poco per cambiarlo e così si percepisce perfettamente il cambio di mano enologica nel 2021 anche se la vinificazione  è rimasta praticamente la stessa: più florealità e speziatura, meno mineralità e probabilmente queste caratteristiche si  riproporranno anche quando le annate più recenti si troveranno con 7-8 anni sulle spalle. Ad un certo punto nel 2021 ho sentito note di rosmarino e salvia, nel 2020 di china e pomodoro, aromi non sempre facili da percepire in un bianco. Merito anche del “servizio da vini rossi”: infatti Gianmaria ce li ha proposti freschi e non freddi e il clima non certo estivo ha contribuito a mantenerli attorno ai 15-16° per tutta la degustazione.

Adesso potrei anche scrivere un’accurata descrizione vino per vino ma essendo bottiglie che nella stragrande maggioranza dei casi non si trovano più in commercio rischierei solo di farvi venire l’acquolina in bocca. Quindi accontentavi del fatto che l’Assyrtiko , per fare un paragone esplicativo,  è una specie di Greco di Tufo che in qualche caso ha la pienezza del Verdicchio e in qualche altro la lineare acidità di un Riesling (in qualche caso tutte e due) .

Detto questo lo Skytali ci mette di suo aromaticità finissime e quelle che io chiamo “rotonde durezze”, cioè un carattere molto particolare.

Panzano e i suoi vigneti al tramonto

E’ stata una grande degustazione grazie anche ai compagni di viaggio (produttori chiantigiani, colleghi, rivenditori) e soprattutto a Gianmaria che ci ha messo a disposizione  l’Enoteca Baldi, luogo che vale la pena di visitare, magari non soffermandosi solo sulle grandi e famose bottiglie presenti ma dando un’occhiata ai frigo dove quelle che io chiamo “bottiglie primarie di zone secondarie di tutto il mondo”  fanno capire la passione e la voglia di ricerca che  anima il titolare.

Insomma, gli amici miei mi hanno fatto proprio un gran bel regalo, una degustazione realmente unica, che ricorderò per molti, molti anni.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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