Usare la parola “affascinante” per descrivere un vino forse è inadatto ma se la mettiamo al plurale e parliamo dei rossi siciliani allora il termine calza a pennello.
Quest’anno infatti siamo rimasti veramente affascinati da una bella fetta di rossi siciliani e per una volta “le reginette della festa” non sono stati l’Etna (pur con tanti ottimi vini) e il nerello mascalese, ma il vitigno rosso più diffuso nell’isola, quello che viene usato per fare vini da pochissimi euro ma che riesce anche ad assurgere a vette qualitative assolute: il nero d’avola.

Una bellissima figura hanno fatto anche diversi perricone, ma quello che forse è veramente da sottolineare è il fatto, finalmente, di privilegiare il vitigno rispetto alle “voglie” del produttore di imporre un suo stile. Molti meno legni invasivi, molto più frutto (specie nei nero d’avola) molta più complessità e piacevolezza. A questo aggiungiamo che praticamente tutti i vini non hanno mostrato problemi dal punto di vista tecnico e che per i prodotti “extra Etna” si percepisce sempre una “solarità sicula” che in passato era, appunto, nascosta, da vinificazioni meno rispettose del vitigno e del clima isolano.
Per quanto riguarda l’Etna invece la qualità è sempre più “condivisa” e proviene anche da zone che di solito non sono sotto i riflettori. Per quelle zone e aziende invece conosciute da tutti si conferma una certezza qualitativa, anche se molti vini degustati devono restare in bottiglia almeno altri 2-3 anni per arrivare al loro meglio.

Parlando di nero d’avola questo non è basilare: abbiamo assaggiato diversi vini che potrebbero essere definiti “la quadratura del cerchio” in quanto ottimi adesso e sicuramente meglio tra due-tre anni. L’adattabilità del nero d’Avola è quindi uno dei punti importanti dei nostri assaggi e mentre scriviamo la memoria torna a qualche campione degustato che ci ha lasciati letteralmente a bocca aperta.
Dal punto di vista numerico 4 Vini Top (uno veramente eccezzzzzzzionale) e oltre il 63% dei vini che hanno raggiunto e/o superato i nostri 80 punti testimoniano di una regione che pur tra le mille difficoltà climatiche produce sempre più vini di alto profilo e soprattutto meno internazionalizzati.

Tornando all’Etna dobbiamo annotare sempre due tematiche che richiederebbero maggiore attenzione: da una parte i prezzi spesso molto/troppo alti (ma se li vendono hanno ragione i produttori) e dall’altra le bottiglie troppo pesanti che gridano vendetta al cielo e che in un futuro prossimo, se vorranno esportare nel nord Europa, in Canada e in molti altri stati, dovranno giocoforza sostituire con bottiglie molto più leggere.
Comunque valutiamo i nostri assaggi molto positivamente, sia tra i rossi da grande invecchiamento che tra quelli da bere giovani, sia tra i vitigni tipici dell’Etna che tra quelli più piantati nel resto dell’isola.
