Sicilia rossi; un quadro positivo con alcune punte di altissima qualità3 min read

Usare la parola “affascinante” per descrivere un vino forse è inadatto ma se la mettiamo al plurale e parliamo dei rossi siciliani allora il termine calza a pennello.

Quest’anno infatti siamo rimasti veramente affascinati da una bella fetta di rossi siciliani e per una volta “le reginette della festa” non sono stati l’Etna (pur con tanti ottimi vini) e il nerello mascalese, ma il vitigno rosso più diffuso nell’isola, quello che viene usato per fare vini da pochissimi euro ma che riesce anche ad assurgere a vette qualitative assolute: il nero d’avola.

Nero d’avola

Una bellissima figura hanno fatto anche diversi perricone, ma quello che forse è veramente da sottolineare è il fatto, finalmente, di privilegiare il vitigno rispetto alle “voglie” del produttore di imporre un suo stile. Molti meno legni invasivi, molto più frutto (specie nei nero d’avola) molta più complessità e piacevolezza. A questo aggiungiamo che praticamente tutti i vini non hanno mostrato problemi dal punto di vista tecnico e che per i prodotti “extra Etna” si percepisce sempre una “solarità sicula” che in passato era, appunto, nascosta, da vinificazioni meno rispettose del vitigno e del clima isolano.

Per quanto riguarda l’Etna invece la qualità è sempre più “condivisa” e proviene anche da zone che di solito non sono sotto i riflettori. Per quelle zone e aziende invece conosciute da tutti si conferma una certezza qualitativa, anche se molti vini degustati devono restare in bottiglia almeno altri 2-3 anni per arrivare al loro meglio.

Parlando di nero d’avola questo non è basilare: abbiamo assaggiato diversi vini che potrebbero essere definiti “la quadratura del cerchio” in quanto ottimi adesso e sicuramente meglio tra due-tre anni. L’adattabilità del nero d’Avola è quindi uno dei punti importanti dei nostri assaggi e mentre scriviamo la memoria torna a qualche campione degustato che ci ha lasciati letteralmente a bocca aperta.

Dal punto di vista numerico 4 Vini Top (uno veramente eccezzzzzzzionale) e oltre il 63% dei vini che hanno raggiunto e/o superato i nostri 80 punti testimoniano di una regione che pur tra le mille difficoltà climatiche produce sempre più vini di alto profilo e soprattutto meno internazionalizzati.

Tornando all’Etna dobbiamo annotare sempre due tematiche che richiederebbero maggiore attenzione: da una parte i prezzi spesso molto/troppo alti (ma se li vendono hanno ragione i produttori) e dall’altra le bottiglie troppo pesanti che gridano vendetta al cielo e che in un futuro prossimo, se vorranno esportare nel nord Europa, in Canada e in molti altri stati, dovranno giocoforza sostituire con bottiglie molto più leggere.

Comunque valutiamo i nostri assaggi  molto positivamente, sia tra i rossi  da grande invecchiamento che tra quelli da bere giovani, sia tra i vitigni tipici dell’Etna che tra quelli più piantati nel resto dell’isola.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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