Riflesso Rosi 2020. Faccio ammenda perchè prima di pensare bisogna assaggiare2 min read

Oramai sono vecchio e i vecchi sono prevenuti per stanchezza, più o meno meritata, per paura del nuovo che distrugge certezze calcaree e per altri mille motivi che scoprirete da soli quando arriverete alla mia età.  lo dimostro a me stesso da mane a sera e così è stato anche qualche giorno fa quando, se non avessi avuto già il vino nel bicchiere, avrei rimandato indietro la bottiglia.

Vino difettato?  Non l’avevo nemmeno annusato, ma sentire il mio compagno di tavolo  leggere , nella scheda del vino trovata su internet “uvaggio a base di Cabernet Sauvignon, Merlot e Marzemino, macerato per 2 giorni e arricchito in seconda battuta da un aggiunta di vinacce di uve bianche aziendali come Nosiola e Pinot Bianco” aveva immediatamente bloccato la mano con il calice, fatto pensare un “Oddio!” grande come una casa e vedere me stesso di fronte ad un vino probabilmente “naturale”, con le problematiche  olfattive che spesso accompagnano la tipologia.  Così ho immaginato anche il pranzo rovinato per scelta incauta del vino e, nell’arco di decimo di secondo, mi sono dato del coglione.

Ma la mano ha poi ripreso il suo percorso e così il calice è arrivato a portata di naso facendomi, grazie ai fini profumi che sentivo, annullare l’autocoglionamento precedente ma inserendone subito un altro perché prima di pensare, almeno con un vino davanti,  molte volte bisogna solo assaggiare.

E dopo averlo assaggiato, anzi bevuto, devo dire che questo rosato di Eugenio Rosi non solo  profuma di frutta di bosco  ma mostra una bella presenza in bocca e una freschezza data da un sapido equilibrio. E’ il classico vino che non chiede attenzioni particolari,  si mette accanto a te e “fa strada” al pasto, pronto a rinfrescare, alleggerire, affiancare con costrutto una bella serie di piatti. A proposito… sinceramente non mi ricordo cosa ho mangiato ma sicuramente ho in mente cosa ho bevuto e l’avrò in mente per molto. Bravo Eugenio!

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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