Quando una Regina Ribelle compie 750 anni3 min read

Regina Ribelle, la manifestazione del consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano ha messo assieme una serie di eventi ben organizzati e utili per la stampa di settore e per il pubblico finale.

Per la stampa di settore è stata doppiamente utile perché mentre i giornalisti venuti da ogni parte d’Italia e del mondo assaggiavano la nuova annata nel bellissimo museo De Varda, ai “forzati” delle guide vini erano riservate altre sale dove degustare i campioni per le prossime pubblicazioni (noi di Winesurf lo faremo a breve). Indubbiamente il Consorzio, con questo “sdoppiare” gli assaggi, ha dimostrato organizzazione e anche sensibilità verso chi deve fare un tipo di lavoro diverso. Per questo lo ringraziamo.

Non è certo bello dire l’età di una signora ma quest’anno la nostra Regina Ribelle, alias Vernaccia di San Gimignano compiva la veneranda età di 750 anni. Scherzando, durante la celebrazione ufficiale nella meravigliosa Sala Dante, ho detto che avevo il diritto di parlare perché 750 anni fa c’ero anch’io; in effetti, pur non andando così indietro nel tempo sono uno dei giornalisti italiani con ricordi diretti su questo vino che vanno più indietro nel tempo. Ho vendemmiato Vernaccia  di San Gimignano da minorenne e quindi ho più di 50 anni di memorie di allora e dei cambiamenti avvenuti nel tempo.

Mezzo secolo fa (mi fa un certo effetto dirlo…) tante vigne di Vernaccia erano piantate a sylvoz, forma di allevamento molto produttiva portato qui negli anni sessanta da enotecnici veneti. Il resto era a doppio capovolto ma in ogni caso si tendeva a produrre molto per ottenere un vino bianco semplice che, con fermentazioni a temperature da vino rosso in vasche di cemento o tine non certo sterilizzate, era spesso aranciato dopo nemmeno due-tre mesi dalla vendemmia.

La grande rivoluzione venne con l’acciaio e il controllo delle temperature e portò ad un completo rovesciamento della situazione, arrivando così a vini bianco carta, quasi “inodore, insapore, incolore” che non diventavano aranciati ma spesso sapevano solo di solforosa. Poi c’è stato il momento dell’arrivo delle “uve migliorative” chardonnay e sauvignon in testa, che hanno rischiato di snaturare il vino. Siamo arrivati così all’inizio del nuovo secolo ed è circa da quegli anni che si può parlare di Regina Ribelle, ribelle soprattutto ad un destino che la vedeva come un vinellino bianco semplice.

Produttori di Vernaccia di San Gimignano in Sala Dante

Il cambiamento è stato lento ma costante, toccando vigna e cantina ma soprattutto l’idea, in parte radicata anche nei produttori, che la Vernaccia di San Gimignano non potesse maturare e migliorare nel tempo. Ci sono voluti quasi 25 anni ma oggi la Vernaccia di San Gimignano è un vino, per me, più buono dopo uno-due anni dalla vendemmia che appena entra in commercio nella primavera successiva. Questo per quanto riguarda le Vernaccia “base”, ma ormai tutte le cantine, che hanno pienamente compreso le possibilità del vitigno, hanno una selezione (e sarebbe l’ora che venisse ufficializzata nel disciplinare) che entra in commercio almeno dopo un anno, e una Riserva.

La vernaccia di San Gimignano è cresciuta tantissimo e lo ha dimostrato con questa manifestazione, impensabile solo 10 anni fa. Quattro giorni (due per la stampa, due per il pubblico) organizzati benissimo e che hanno avuto l’unica pecca di vedere solo una parte dei produttori  presentare i loro vini.

Per quanto ci riguarda non possiamo che ringraziare per quanto abbiamo potuto fare e vedere e speriamo che l’anno prossimo le adesioni possano essere nettamente superiori.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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