Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo: una forbice che si allarga4 min read

Ed eccoci finalmente a parlare di nebbiolo! Oggi con Langhe Nebbiolo e Nebbiolo D’Alba di varie annate, nei prossimi giorni con Barbaresco 2015 e Barolo 2014.

Prima però due parole  su come si sono svolte le degustazioni. La decisione di Albeisa di dedicare Nebbiolo Prima praticamente solo alla stampa estera e, nello stesso tempo di non supportarci più con l’ospitalità in Langa per quelli che oramai erano i nostri assaggi IGP (IGP è il gruppo di giornalisti enogastronomici  di cui fanno parte Luciano Pignataro, Roberto Giuliani, Lorenzo Colombo, Andrea Petrini, Stefano Tesi e il sottoscritto),  ha creato  a noi di Winesurf ( e non solo) diversi problemi.

Per fortuna il Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani ci è venuto incontro, facendoci da punto di raccolta dei vini per poi inviarceli in sede. Di questo lo ringraziamo tantissimo e ringraziamo anche i moltissimi produttori che hanno risposto al nostro invito, tanto che alla fine abbiamo ricevuto più vini di quando venivamo ad assaggiare in Langa.

Questo vuol dire che Winesurf è seguito e ne siamo molto  felici. Speriamo comunque che Albeisa (a cui dobbiamo comunque dire grazie per aver girato a sua volta la richiesta  ai propri iscritti) cambi la politica attuale e permetta a tanta stampa italiana di fare il proprio lavoro, lavoro che è apprezzato qui ma soprattutto all’estero  visto che , per esempio, il nostri giornale  ha nella sezione  guida vini, il 75% dei  clic  da Germania, Stati Uniti, Giappone, Europa del Nord e Sud-Est Asiatico.

Ma adesso veniamo a parlare di vino, in particolare delle due denominazioni “d’ingresso” nel mondo del nebbiolo di Langa. In realtà sarebbe giusto  definire così solo il Langhe Nebbiolo, perché il Nebbiolo d’Alba è una denominazione  molto elastica, che ha al suo interno sia nebbiolo che potremmo definire “di giovanle beva”, sia vini con velleità di importanza e struttura, prodotti in zone dove non possono nascere nebbioli per Barolo o Barbaresco.

Questa dicotomia  di base  ci sembra abbia creato una specie di incertezza, che lo ha portato in poco tempo ad essere superato, non solo  in numero di bottiglie, dal Langhe Nebbiolo (oramai attestato sui 5 milioni di pezzi), ma soprattutto, a non identificare più una strada tipologica precisa e chiaramente esplicabile.

Ci sembra comunque che la tendenza di chi produce Nebbiolo d’Alba sia verso un “Secondo/terzo/quarto Gran Vin”: infatti tra i quasi 50 vini degustati abbiamo trovato poche volte i grandi aromi giovanili del nebbiolo, mentre  in molti più casi abbiamo notato la ricerca di un vino importante, strutturato, senza però averne le stimmate.

Le annate più mature non avevano la reattività del nebbiolo invecchiato, spesso solo una tannicità ruvida al posto di una lineare e precisa potenza, mentre i giovani non puntavano sulla particolare immediatezza del nebbiolo di Langa, optando per una voglia mal repressa di “gran vino giovane”. I  risultati in questi casi  sono  stati spesso vini con aromi primari tendenti spesso al maturo ,alcol importante, freschezza solo accennata e pesantezza in bocca più che corpo.

All’opposto i Langhe Nebbiolo sprizzano giovinezza ed equilibrio da ogni poro, sia naturalmente nei 2017 che nei 2016 e addirittura in qualche 2015. Tra i 2016 vi sono degli esempi di  nebbioli giovani e  dotati della giusta importanza e freschezza che dovrebbero diventare patrimonio Unesco e tra i 2017 vini che dimostrano come il nebbiolo possa essere un vino giocato anche sulla grande piacevolezza. Naturalmente tutto questo si ripercuote positivamente  sulla bevibilità e infatti i Langhe Nebbiolo sono spesso vini di cui rischi di berti una bottiglia senza accorgertene (prima di alzarti da tavola, naturalmente).

Andando indietro con gli anni, sia con Langhe Nebbiolo che con Nebbiolo d’Alba, ci è sembrato di notare qualche leggero scricchiolo sulla possibilità di conservazione. Intendiamoci, non  hanno il dovere di durare 10-15 anni, per quello ci sono Barolo e Barbaresco,  ma oramai ci sembrano “tarati” per dare il meglio nell’arco di 3-4 anni massimo dalla vendemmia. A guardar bene questo è forse un vantaggio, specie per i Langhe Nebbiolo, perché così si dividono chiaramente ruoli e scopi delle principali  denominazioni langarole e un consumatore sa perfettamente cosa aspettarsi da questa o quella denominazione.

In chiusura, visto che siamo una guida diamo qualche voto alle varie tipologie.

Mediamente con i Nebbiolo d’Alba 2016 arriviamo attorno al 6.5, mentre i 2015 stentano a giungere ad una  sufficienza piena  e i 2014 non la sfiorano nemmeno .

Tra i Langhe Nebbiolo diamo invece 7.5 ai 2017 e 8.5 ai 2016, mentre i 2015 vanno poco oltre il 6.5 e per quelli di annate più vecchie  vale lo stesso discorso dei “pari età” Nebbiolo d’Alba .

Tra qualche giorno parleremo di Barbaresco 2015 e Barolo 2014; come si dice oggi “stay tuned”.

 

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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