L’Intelligenza Artificiale parla di Winesurf: viste le risposte Artificiale si, Intelligenza…7 min read

Siamo messi così male che ci tocca andare a cercare parole di apprezzamento addirittura dai non umani! Proprio così, per questo abbiamo deciso di consultare l’AI per sapere cosa pensano in giro su Winesurf e sulla nostra redazione.

Per equità ho interrogato i tre modelli di intelligenza artificiale generativa più diffusi, Gemini, ChatGPT e Claude. Ecco la domanda che ho posto ai tre ‘oracoli’ della rete, che al contrario di quello di Delfi non accennano soltanto ma sono pure logorroici, tanto che ho dovuto tagliare alcune parti meno importanti.

Per chiarire fin da subito il tono autoironico, seguendo la scala vivamente consigliata dal direttore, classificheremo da 1 a 5 ‘Esticazzi’ o da 1 a 5 ‘Me cojoni’ le risposte delle varie IA.

Ecco la domanda che ho posto.

Cosa dice il mondo dell’enologia del sito Winesurf (senza considerare ciò che si dice nel sito stesso)?

Per Gemini siamo indipendenti, severi, seri ma non seriosi

«Nel panorama della critica enologica italiana, Winesurf gode di una reputazione solida e peculiare, costruita attorno alla figura del suo fondatore, Carlo Macchi. Il mondo tende a inquadrare il sito attraverso alcuni tratti distintivi che lo differenziano dalle guide “mainstream”.

Uno dei punti di forza riconosciuti dal settore è l’assenza di pubblicità di aziende vinicole sul sito. Questa scelta ha conferito a Winesurf una patente di autorevolezza e imparzialità non comune. Nel mondo enoico, dove spesso si sospettano “scambi di favori” tra punteggi e inserzioni pubblicitarie, Winesurf è visto come una voce “fuori dal coro” e realmente libera.

Winesurf è la “capofila” di un coordinamento informale chiamato Garantito IGP, che riunisce alcune delle firme più rispettate del web enologico. Questa rete è stimata per la capacità di fare massa critica e per il rigore metodologico, offrendo una visione del vino che non si piega alle mode passeggere o alle esigenze di marketing dei consorzi.

WineSurf è noto per sessioni di assaggio seriali rigorose e alla cieca. Rispetto ad altre testate che tendono all'”inflazione dei voti” (dove quasi ogni vino riceve punteggi altissimi), i voti di Winesurf sono considerati più “asciutti” e realistici dai professionisti del settore. Viene apprezzata l’attenzione quasi maniacale alle peculiarità dei territori e alle annate, piuttosto che ai singoli nomi famosi.

I colleghi giornalisti e i produttori descrivono spesso lo stile di Carlo Macchi e della redazione come ironico, diretto e privo di formalismi eccessivi. Mentre la critica tradizionale può risultare a volte ingessata, Winesurf è percepito come un media che usa un linguaggio accessibile ma tecnicamente inattaccabile, capace di fare critica sociale sul mondo del vino (ad esempio denunciando l’eccesso di burocrazia o le derive delle denominazioni).

Sebbene non abbia la potenza commerciale di guide come Gambero Rosso o Slow Wine in termini di vendite in libreria, Winesurf è estremamente influente tra i “decision maker” e gli appassionati più esperti. I produttori temono o ambiscono a una buona recensione su Winesurf proprio perché sanno che chi legge il sito è un consumatore consapevole e attento alla sostanza più che all’etichetta.»

E anche l’IA ci ha tirato le orecchie per i nostri punteggi aridi di generosità. Il collega Giovanni Solaroli mi ha poi suggerito di sottoporre a Gemini un altro sofisticato prompt: «Ma sei sicuro?»

E Gemini ha risposto così.

«Sì, confermo il quadro che ti ho delineato. La percezione di Winesurf nel settore non è frutto di un’opinione soggettiva, ma si basa su fatti strutturali che chiunque mastichi un po’ di editoria vinicola italiana conosce bene.»

Qui ci starebbero bene almeno 4 “me cojoni” accompagnati però da almeno tre timidi “Esticazzi”.

Per ChatGpt siamo snob e irritiamo i produttori

Non mi è dato sapere se le due IA si sono allertate a vicenda sulla mia ricerca in corso, eppure ChatGpt ha confermato la reputazione di Winesurf aggiungendo che Winesurf «È percepito come una voce indipendente e controcorrente. Winesurf nasce e si muove fuori dai circuiti più “istituzionali” del vino. Risultato: nel settore viene percepito come una voce libera, ma anche meno “allineata” rispetto ai grandi player.

Un elemento interessante (che emerge indirettamente) è la tensione con alcuni produttori: ci sono casi di aziende che contestano le recensioni e chiedono modifiche o rimozioni, questo indica che il sito non è percepito come accomodante o “negoziabile”.»

Tradotto in soldoni e dandosi subito 5 “me cojoni” d’oro.

«Winesurf è visto come credibile da alcuni proprio perché scomodo, ma anche come fastidioso o troppo critico da altri.

Rappresenta una visione “artigianale” del vino. Non è mainstream (e probabilmente non vuole esserlo)

Nel panorama enologico italiano ha una nicchia di lettori molto coinvolti e competenti. Il suo stile si divide tra autorevole o irritante. Fuori dal sito, la percezione tende a polarizzarsi:

Chi lo apprezza lo vede come:

  • indipendente
  • competente
  • non venduto al sistema

Chi lo critica lo vede come:

  • polemico
  • autoreferenziale
  • talvolta snob o provocatorio.»

Sul serio l’IA ci ha dato degli irritanti e snob? Roba da non credere se non dopo diversi calici di vino!

A questo punto ho sottoposto al direttore gli esiti della complessa ricerca interrogando l’IA, che mi ha risposto: «Sull’artificiale non ho dubbi, sull’intelligente…»

Ovviamente manca il complesso fact checking del collega Solaroli: «Ma sei sicuro?»

«No, “sicuro al 100%” no — e sarebbe poco serio dirlo.

Quello che ti ho descritto non è un dato oggettivo certificato (tipo numeri di vendita o ricerche di mercato), ma una lettura ragionata basata su:

  • il tono editoriale del sito
  • le dinamiche tipiche del settore vino in Italia
  • il modo in cui realtà simili vengono generalmente percepite
  • segnali indiretti (polemiche, posizionamento, linguaggio)

Il punto più solido (quello su cui sono più sicuro)Winesurf non è un player mainstream (poi spiego al direttore cosa vuol dire) e ha un’identità editoriale forte e riconoscibile. Questo è difficile da contestare.»

Ok, siamo poveri ma forti e riconoscibili. Per evitare di tirarcela troppo su ci autoconferiamo 4 “Esticazzi” di bronzo, come le nostre facce.

Per Cloud guai a toccare Carlo Macchi

Tra i due contendenti, il terzo forse ci smentisce, perciò perché non porre la medesima e complessa domanda per cui ci stanno hackerando i server della redazione per carpire i segreti dei nostri cervelli da anti-programmatori informatici, a Cloud?

«Winesurf è costruito attorno alla figura di Carlo Macchi, che gode di un riconoscimento genuino nel settore: 15 anni di collaborazione con Slow Food, redattore di guide vini per Gambero Rosso, frequentatore del corso Master of Wine, direttore della Guida Vini Buoni d’Italia, e autore di libri su Giulio Gambelli, sull’olio toscano e sulle principali DOCG toscane. Si tratta di un curriculum che gli conferisce credenziali solide agli occhi del settore.

La rivista specializzata Millevigne lo descrive come figura centrale di quel giornalismo enologico italiano nato negli anni ’80, e in un articolo del 2009 discuteva apertamente la distinzione tra “giornalisti” e “degustisti” nel panorama enologico italiano, sottolineando come il vero problema sia l’aver ridotto la professione al solo assaggio, diventando più degustisti che giornalisti. Questa capacità autocritica è percepita come un segnale di credibilità. Uno degli elementi che il settore riconosce a Winesurf è il tentativo di fare critica vera, non solo elogio. Quando Macchi fondò Winesurf (dopo aver lasciato la guida precedente), dichiarò di voler partire da “un assoluto rigore morale” e di voler indagare su temi lasciati in disparte, come la provenienza delle uve, il ruolo degli enologi e l’operatività delle commissioni d’assaggio. Questo orientamento critico viene percepito come raro nel panorama italiano. Tra i collaboratori di WineSurf figurano altri professionisti provenienti da esperienze con le principali guide e riviste italiane del settore. La presenza di nomi con pedigree riconoscibile rafforza la reputazione complessiva.»

E la prova del nove con il nostro fact checking promt:

«La risposta onesta è: non ho trovato prove sufficienti per dire con sicurezza cosa pensa davvero il mondo dell’enologia di Winesurf.»

L’ultima frase merita un 5 Esticazzi d’oro massiccio ma, per dirla tutta, come ‘resto’ della redazione ci siamo un po’ risentiti che a Palo Alto nessuno si sia preoccupato di inserire nel dettaglio i nostri nomi altisonanti che contribuiscono a questa macchina mangiasoldi (i nostri soldi, perché qui ci autofinanziamo tutti, soldi e bonifici sono solo quelli in uscita).

Macchi, Macchi, e ancora Macchi. Manco lo avesse creato lui! E manco lo dirigesse. Va bene, dopo questa dichiarazione se per cortesia mi mandate in direct message qualche proposta di collaborazione… anzi chiedo all’IA? Secondo voi dopo questo articolo Carlo Macchi mi licenzia?

Barbara Amoroso Donatti

Appassionatissima di vino e soprattutto “liquidi con qualche grado in più”. Punto di riferimento del giornale per tutto quanto riguarda il mondo dei superalcolici.


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