InvecchiatIGP:  Orcia DOC 2005, Capitoni4 min read

In questa rubrica non parleremo dei problemi geriatrici di qualcuno di noi (anche se sarebbe utile). Il nostro intento è quello di andare a scovare e raccontare i vini italiani “non giovanissimi”. Abbiamo pensato a questa dizione perché non parleremo quasi mai di quelli che vengono definiti “vini da grande invecchiamento” ma cercheremo sorprese, chicche, specie tra vini che nessuno si aspetterebbe.

Se, per assurdo,  Marco Capitoni incontrasse se stesso ad una presentazione dei suoi (loro) vini potrebbe esserci più di un battibecco perché la sua (loro) disarmante onestà intellettuale porterebbe a situazioni del tipo.

Marco 1: “La 2005 è stata una buona annata.”

Marco 2: “Proprio buona-buona no, poi abbiamo fatto troppi interventi in vigna e in cantina”

Marco 1: “In effetti potresti avere ragione, però il vino è venuto bene”

Marco 2: “E’ venuto bene ma poteva venire meglio perché le vigne erano solo al quarto anno.”

Potrei andare avanti così per parecchio ma credo abbiate capito che, rimettendo assieme i due Marco otteniamo una persona di una sincerità disarmante e con una passione ( lo so che il termine è inflazionato ma qui bisogna usarlo) incredibile per il suo lavoro.

Marco Capitoni

Il suo lavoro si svolge nella DOC Orcia, cioè in quella terra meravigliosa che sta tra due denominazioni famosissime come il Brunello di Montalcino e il Vino Nobile di Montepulciano. La famiglia di Marco ha sempre avuto la terra e la vigna e Marco ha quindi seguito una strada quasi segnata, sviluppandola però dal punto di vista tecnico sia in vigna che in cantina e ampliandola.

Oggi Capitoni è una cantina tradizionale che però propone molte innovazioni: è stata una delle prime ad usare gli orci in terracotta ed è sicuramente la prima ad utilizzare una vasca in vetro di un metro cubo per produrre un rosso assolutamente senza solfiti aggiunti che fermenta e matura in assenza assoluta di ossigeno.

La vasca in vetro che, purtroppo, riflette in maniera quasi macabra, il fotografo.

Quindi è un innovatore ma è anche tradizionalista perché i suoi vini hanno la ruvida e sana tannicità dei vini di questi luoghi, anche quando nel sangiovese si mette un po’ di merlot.

E’ proprio il caso dell’Orcia DOC 2005, sangiovese 80%, merlot 20% che ho assaggiato pochi giorni fa in cantina da lui.

Vino, come detto sopra, nato da viti di quattro anni e per Marco con troppi interventi enologici in cantina, oggi assenti nel suo affinarsi come viticoltore-produttore.

Il vino ha un colore rubino ancora molto vivo e un naso dove il sangiovese si fa sentire in maniera chiara: i profumi terziari partono da leggeri tocchi speziati e arrivano a note di cuoio fresco e di tabacco, con lievi note fruttate e sentori di china. Un naso netto, profondo e giustamente maturo ma assolutamente non in fase discendente. In bocca il vino è equilibrato, con tannini ancora vivi ma dolci e una bella e succosa persistenza.

Un vino che dimostra molte cose: in primo luogo la possibilità di grande invecchiamento dei vini della DOC Orcia, in secondo luogo che i vini di Marco Capitoni vanno attesi, con tranquillità, per anni e infine che il merlot in tante zone della Toscana “chianteggia”, cioè perde alcuni connotati definiti classici e si avvicina molto alle caratteristiche di un buon sangiovese.

In definitiva questo 2005 di Marco Capitoni è un vino che mi ha insegnato molto e di questo ringrazio sia Marco 1 che Marco 2.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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