InvecchiatIGP: Chianti Classico Riserva Il Poggio 1982, Castello di Monsanto3 min read

In questa rubrica non parleremo dei problemi geriatrici di qualcuno di noi (anche se sarebbe utile). Il nostro intento è quello di andare a scovare e raccontare i vini italiani “non giovanissimi”. Abbiamo pensato a questa dizione perché non parleremo quasi mai di quelli che vengono definiti “vini da grande invecchiamento” ma cercheremo sorprese, chicche, specie tra vini che nessuno si aspetterebbe.

Reduce da Terre di Toscana – la splendida kermesse ideata da L’Acquabuona e curata nei minimi dettagli dall’instancabile Fernando Pardini – che da 15 edizioni tiene banco in Versilia e precisamente a Lido di Camaiore, ho approfittato di una delle due giornate in cui da alcuni anni un folto numero dei produttori partecipanti propone una o due vecchie annate dei loro vini.

Un’occasione ghiotta in cui ho potuto saggiare alcune meraviglie come il sorprendente Rosso di Montalcino 2006 di Sesti, un vino che ti fa sciogliere in un brodo di giuggiole al primo sorso, o come il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1981 di Selvapiana per il quale sto ancora versando lacrime di gratitudine per avermi aperto le porte a una “condizione di felicità piena, perfetta e costante, caratterizzata da un senso di appagamento supremo, serenità interiore e assenza di sofferenza”, in poche parole “beatitudine”.

E ce n’erano molti altri, ma il nostro Invecchiato IGP concede spazio a un solo vino per volta, pertanto ho dovuto sceglierne uno, devo dire senza penare tanto, visto che si trattava del monumentale Chianti Classico Riserva Il Poggio 1982 di Castello di Monsanto.

La storia di questa straordinaria azienda prende il via nel 1961, quando Aldo Bianchi si innamora perdutamente di Castello di Monsanto e decide di acquistarlo. Il figlio Fabrizio ne comprende subito il valore e le potenzialità, grazie anche ai ripetuti assaggi di alcune bottiglie che si trovavano nella cantina. Erano tempi lontani, non si parlava di ecosistema o ecosostenibilità, eppure quella vista spettacolare su San Gimignano, l’Amiata e le Alpi Apuane, ebbe un impatto forte su Fabrizio, che con la moglie Giuliana credette da subito in un progetto imprenditoriale che potesse raccontare la meraviglia di quei luoghi attraverso una grande espressione di Chianti Classico. Oggi è la figlia Laura a portare avanti gli stessi principi con altrettanta determinazione.

Ogni volta che assaggio Il Poggio, oggi Chianti Classico Gran Selezione, sento uno stacco netto da tutti gli altri vini della stessa denominazione, e ogni volta ne rimango incantato.

Così è stato lunedì 23 marzo a Terre di Toscana, con questo 1982, quando i profumi iniziali di arancia candita, fumo, polvere da sparo, grafite, hanno progressivamente lasciato spazio a un nuovo respiro dove emergeva incredibilmente un impianto floreale di rara bellezza. A noi purtroppo non succede di ringiovanire, a lui sì, solo con l’aiuto di un po’ di ossigeno, spazzando via qualunque cenno ossidativo o terziario, in nome di una vitale bellezza che si traduce in estasi per chi ha avuto la fortuna di bere quel sorso d’arte vinicola con 44 anni portati da Dio! Amen

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani è il direttore di Lavinium. È anche un appassionato e bravissimo fotografo.


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