Giornate del Pinot Nero, un’ identità in evoluzione6 min read

E con quest’anno siamo giunti alla 24° edizione delle Giornate del Pinot Nero a Montagna. Oltre che un concorso nazionale è un format di degustazione ormai ben collaudato, che coinvolge molte delle regioni italiane produttrici di questo importante vitigno.

Per l’esattezza i partecipanti erano così distribuiti: 41 dall’Alto Adige, 20 dal Trentino, 4 dalla Valle d’Aosta, 4 dal Piemonte,  2 dal Veneto, 1 dal Friuli,  12 dalla Lombardia, 2 dalla Toscana e 1 dall’Abruzzo.

Andrè Senorer, 1° italiano vincitore del Master del Pinot Nero nel 2021, ha introdotto la manifestazione.

Le regole restrittive del Covid hanno regalato un valore aggiunto alla qualità della degustazione, infatti gli organizzatori hanno deciso di mantenere il modus operandi adottato nel periodo di emergenza, anche nelle edizioni successive: sala di degustazione che contiene massimo 60 persone per ogni slot di 2 ore, circa 4 possibilità giornaliere per poter partecipare alle degustazioni o alle Experiences e, naturalmente, posti a sedere. Nota di merito al personale specializzato dedicato al servizio, che celermente ha accontentato le preferenze dei degustatori. Il tutto molto ben organizzato, rapido e puntuale.

Le giornate sono state impreziosite da verticali di alcuni produttori, visite in cantina e passeggiate lungo il sentiero del Pinot nero: un percorso enodidattico di 14 km diviso in 3 alternative di diversa lunghezza, che possono essere percorse in qualsiasi periodo dell’anno anche dalle famiglie. Il sentiero si snoda tra i paesi della Bassa Atesina: da  Egna si possono percorrere a piedi le migliori zone del Pinot Nero: Mazzon, Gleno, Montagna, Pinzano e Ora. Percorrendo il sentiero è possibile visitare la chiesa di S. Michele a Mazzon,  la Chiesa di S. Stefano di Pinzano, Castel Kaldiff con le sue rovine o il sito archeologico di Castelfeder.

In Alto Adige negli ultimi anni sono aumentati gli ettari adibiti alla coltivazione del Pinot Nero e ormai sono circa 500. Sulla scia della buona performance dell’areale di Montagna sono stati piantati ettari  nella parte della Bassa Atesina, da Salorno arrivando fino ai Pochi, in Oltradige, ad Appiano a Monte, nella Valle Isarco, nella val D’Adige, ad Aldino, a Terlano e alla Val Venosta.

I terreni di Mazzon sono particolarmente adatti allo sviluppo del Pinot Nero, grazie alle loro caratteristiche e all’esposizione, anche se il cambiamento climatico sta rendendo la loro altitudine (300- 400 mt) non proprio l’ideale . Per gli stessi motivi stanno crescendo d’importanza le zone fresche e ventilate di Gleno e Pinzano (450-750mt ): l’altitudine e l’insolazione – specialmente al pomeriggio –  sono in questo momento praticamente perfette. Queste caratteristiche conferiscono ai vini ricchezza aromatica, profumi, acidità, e finezza, che rimangono il cardine della sua storicità e in buona parte della sua qualità.

Per cercare di caratterizzare territorialmente i vini il Consorzio dei Vini Alto Adige sta andando verso  l’introduzione delle cosiddette Menzioni Geografiche Aggiuntive che permetteranno l’identificazione territoriale in etichetta dei diversi terroir.

Un cenno è doveroso sull’annata del 2019, partita non sotto i migliori auspici: dagli eventi atmosferici estremi, come le grandinate già nel mese di aprile e i periodi piuttosto freddi a seguire che hanno causato una fioritura tardiva, si è poi arrivati ad un miglioramento estivo, periodo in cui si ritrova un certo equilibrio che ha portato ad una vendemmia leggermente tardiva ma nei canoni.

I vini ne rispecchiano le caratteristiche: freschi e vivaci, di bella verticalità, piacevoli e piuttosto saporosi, dalla buona prospettiva d’invecchiamento ma che ti regalano già piacevolezza.

A questo punto mi sembra giusto menzionare  i migliori  del concorso di quest’anno

  1. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Anrar” Doc 2019, Kellerei Andrian
  2. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Baltasius” Doc 2019, Schloss Englar
  3. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Sanct Valentin” Doc 2019, Kellerei St. Michael Eppan
  4. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Trattmann” Doc 2019, Kellerei Girlan
  5. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Thalman” Doc 2019, Kellerei Bozen
  6. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Aegis” Doc 2019, Kollerhof Mazon
  7. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Monticol” Doc 2019, Kellerei Terlan
  8. Alto Adige Pinot Nero Riserva Doc 2019, Malojer-Gumerhof
  9. Trentino Pinot Nero Riserva “Faedi” Doc 2019, Bellaveder
  10. Oltrepò Pavese Pinot Nero “Pernice” Doc 2019, Conte Vistarino
  11. Alto Adige Pinot Nero Riserva “Abtei Muri” Doc 2019, Muri Gries Weingut

Tra tanto Alto Adige spunta un outsider Trentino e, per la prima volta, l’Oltrepo’ Pavese entra nell’Olimpo dei Pinot Nero più blasonati.

Ecco alcune note sui vini “dell’Olimpo” e qualche altro che per me avrebbe meritato miglior sorte.

Pienamente meritato il podio  per “Anrar” Doc 2019, Kellerei Andrian Riserva: davvero ampio ed elegante, dai profumi balsamici e dolcemente tostati, fruttato, persistente e ben teso.

“Baltasius” Doc 2019, Schloss Englar Riserva: grande eleganza di naso dove domina il frutto nella sua pienezza, corrispondenza al sorso. Di grande persistenza ed equilibrio, chiude con delicate note di liquirizia.

“Sanct Valentin” Doc 2019, Kellerei St. Michael Eppan Riserva: grande avvolgenza, sentori di spezie che ben si fondono con il fruttato e il floreale, sentori balsamici, elegante e persistente.

“Thalman” Doc 2019 Riserva,  Kellerei Bozen. Bel balzo in avanti rispetto all’assaggio dell’anno scorso: podio più che meritato, anche qualcosina in più. Un profumo netto e preciso, frutti e fiori ben distinguibili, legno usato in modo elegante e armonico. Verticalità e sapidità.

“Lafòa” Doc 2019 Kellerei Schreckbichl Riserva: l’anno scorso mi aveva sorpreso, quest’anno è pure migliorato: sorso sottile, fresco e fruttato, uso del legno più che giudizioso, prodotto armonico, dalla piacevole bevibilità.

“Faedi” Doc 2019, Bellaveder Riserva: bravi i cugini Trentini, meritata vetrina ad un prodotto che è giusto che venga premiato. Fruttato con piacevoli note balsamiche che puntano anche verso punte alcoliche.

“Pernice” Doc 2019, Conte Vistarino: Oltrepo’ Pavese. Profumi abbastanza intensi, fruttato e floreale, una nota troppo vanigliata e manca di una giusta freschezza. Buona persistenza ma  tornano note tostate nel finale.

“Affinato” Doc 2019 Cantina Sociale di Avio avrebbe meritato per me di entrare nella decina. Complesso ed elegante, bouquet molto ben omogeneo. Verticale, dal tannino che fa presagire la possibilità di un bell’affinamento, piacevole nel sorso.

Da sottolineare che la verticale di Ignaz Niedrist è stata una bella esperienza: in comparazione Riserva Cornaiano e Vom Kalk.

Mentre nella Riserva il vino viene prodotto da un blend di 7 vigneti dislocati in areali diversi e di una trentina di anni d’età, al Vom Kalk ne concorrono solamente 2 e sono molto giovani.

Questi ultimi due hanno avuto qualche problema nell’impianto che si riflettono adesso in una giovinezza scalpitante del vino, ancora in evoluzione nel trovare il suo giusto equilibrio,

Mentre il blend della Riserva Cornaiano va per conto suo:  ha un ‘equilibrio che si perpetua nel tempo, dato sia dal terreno, che dal numero di vigneti che si completano a vicenda.

Comunque il  Vom Kalk sembra un po’ la parabola del figliol prodigo, dove si versano le maggiori attenzioni perchè le potenzialità saranno espresse attraverso l’attesa e il tempo le saprà far maturare.

Due considerazioni conclusive: dalle diverse interpretazione del Pinot Nero delle varie cantine, emergono molte differenze nei vini, nella vinificazione, nell’ affinamento, nell’uso della botte grande, delle barrique  o dei tonneau, ma dove il legno viene ben calibrato, le espressioni sono state  premiate.

Molte nuove zone di coltivazione del Pinot Nero si sono fatte strada nella Palmarès dei vincitori, quindi un fattore determinante da tenere in grande considerazione per il futuro  è il cambiamento climatico.

Letizia

Il mio motto convinto è: beata la consapevole ignoranza enologica perché finché c’è ti dà la possibilità di approcciarsi alla conoscenza.


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