Degustazione Verdicchio dei Castelli di Jesi e Matelica: ottimi vini, ma una parte in “rivoluzione aromatica”6 min read

Tra i vini che bevo, conosco e apprezzo da più tempo il Verdicchio dei Castelli di Jesi riveste un ruolo principale. Mi vanto di riconoscerlo da lontano, tanto le sue caratteristiche note aromatiche  sono ben radicate nei miei ricordi olfattivi. Ho in mente meravigliosi Verdicchio di più di 30 anni fa con nasi che andavano da note floreale che ricordavano la ginestra  a sentori fruttati più sulla pesca che sull’albicocca, intervallati da profumi finissimi di anice, mandorla, nocciola.

Nel tempo le gamme aromatiche si sono mantenute, magari con variazioni  logiche  dovute all’andamento dell’annata, ma un bello e ampio  “zoccolo duro aromatico” si ritrovava sempre.

Per questo, pur trovando vini dal solito bel corpo, spesso grassoccio (il solito rosso travestito da bianco) gli assaggi di quest’anno mi/ci hanno sorpreso e spaesato in più di un caso per le gamme aromatiche che spesso puntavano nettamente su note agrumate verdi, che non ricordavano molto i vini delle annate precedenti e i Verdicchio che conosciamo.

Zona del Verdicchio dei Castelli Jesi, panorama

Attenzione, i vini, come vedrete dai risultati degli assaggi sono indubbiamente buoni , anzi ottimi, ma la vendemmia 2021 ha sparigliato un po’ le carte dal punto di vista aromatico, consegnandoci un discreto numero di vini che mostrano caratteristiche abbastanza particolari e mai trovate in passato, almeno con queste percentuali. Queste  potrebbero  anche essere figlie non solo dell’andamento vendemmiale  2021 ma anche di un lavoro in cantina a temperature più basse e che magari cambiano in pochi mesi, ma ci sembrava comunque giusto segnalarlo.

Vediamo adesso i nostri assaggi divisi per tipologie

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico (e non)

Questa tipologia ci sorprende ogni anno, non solo perché al suo interno si trovano delle chicche incredibili a prezzi irrisori, ma perché  ha sempre un notevole, unico in Italia, rapporto “qualità/ prezzo. Forse ad alcuni manca un minimo di corpo rispetto ad annate passate ma questo viene compensato da una freschezza dovuta a netta sapidità. Al suo interno convivono diverse  “scuole di pensiero”, nessuna delle quali però delude il bevitore, specie se il vino non viene bevuto a 8-10 gradi ma almeno a 13°-14° in modo che possa mettere in mostra i suoi aromi. Aromi che in diversi vini  partono dall’agrumato suddetto, con una maggioranza che punta però più su pesca e note floreali. La qualità alta, per vini che vanno mediamente dai 6 a 10 euro in enoteca, è certificata anche dal fatto che (vista la nostra proverbiale tirchieria)  più del 60% ha ottenuto un punteggio uguale o superiore agli 80 punti, in più con un vino che ha toccato quota 90. Se dovessimo dare un voto alla tipologia/annata saremmo attorno a 8

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore

Sicuramente è in questa tipologia che ci siamo più trovati spaesati dal punto di vista aromatico, proprio perché una fetta di vini sono da sempre nel nostro cuore e sulle nostre tavole. Eppure se andiamo a riguardare le degustazioni ci troviamo di fronte addirittura al 72% dei vini che hanno avuto più di 80 punti, segno di una qualità comunque altissima. Eppure sia dal punto di vista aromatico che della potenza ci sembra di essere di fronte ad un’annata buona ma non ottima, gestita con grande attenzione ma abbastanza in difesa. Quindi tanti buoni vini, alcuni ottimi, ma senza quel calore e pienezza a cui eravamo abituati.

Siamo comunque convinti che, non solo  dal punto di vista aromatico, sei-otto mesi in bottiglia possano far crescere molto questi vini, come hanno dimostrato i 2020 e 2019 degustati quest’anno. Per questo crediamo serva sempre più un passaggio epocale e cioè ritardare  l’uscita del Superiore. Se il Verdicchio dei Castelli di Jesi vuole essere riconosciuto, anche dal punto di vista del mercato e dei relativi prezzi, come un grande vino, deve portare questa tipologia ad uscire almeno dopo  un anno di maturazione, proprio perché i grandi miglioramenti di vigna e di cantina hanno bisogno almeno di 12 mesi per essere abbastanza “metabolizzati”. Inoltre  non si può lasciare il compito di andare “ufficialmente”  incontro al tempo solo alla Riserva, tipologia in crescita ma non certo di facile comprensione per il consumatore medio. Il nostro voto alla tipologia, per quanto riguarda la vendemmia 2021, è comunque sul 7 abbondante.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Da sempre vista da noi con sospetto ma quest’anno, soprattutto grazie alle Riserva del 2019, abbiamo trovato vini molto più equilibrati, meno muscolari e surdimensionati, con un uso del legno finalmente misurato, una territorialità marcata e pochissima voglia di “miracol mostrare”. Speriamo che questa umanizzazione continui nei prossimi anni ma intanto dobbiamo riconoscere che mai come quest’anno abbiamo trovato nelle Riserva bella potenza sposata a bevibilità e armonia, con nasi quasi mai distanti dagli aromi, anche terziari, del vitigno. Quasi l’80% dei vini ha preso più di 80 punti, con ben il 25% che è entrato tra i vini top. Tutti questi dati ci portano a dare alla tipologia un bel 9!

Verdicchio di Matelica

Purtroppo ne abbiamo degustati troppo pochi per poter fare un quadro generale, ma tra i pochi abbiamo trovato, come sempre, vini di altissimo profilo. Torniamo un attimo sul numero sempre più esiguo di vini che ci arrivano da Matelica. Come diceva Andreotti a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca e così ci pare che questa moria sia cominciata quando scrivemmo un articolo in controtendenza che criticava la scelta di togliere il nome Verdicchio dalla denominazione.

Spumanti a base Verdicchio

Li inseriremo più avanti all’interno di una degustazione che vedrà confrontarsi bollicine varie da tutta Italia.

In chiusura

Tanti buoni vini, qualità media molto alta, Le Riserva verso un più ragionato profilo ma nello stesso tempo cambiamenti aromatici(dovuti all’annata o al mercato?) parlano di un territorio che sta cercando la definitiva consacrazione, non tanto tra gli addetti ai lavori, dove questa c’è da tempo.  Crediamo comunque che questa potrà arrivare  non certo andando incontro al mercato con vini più moderni, ma più tipici e riconoscibili.

Abbiamo degustato i vini delle seguenti cantine, riportate in ordine alfabetico

Andrea Felici, Benforte, Bolognini, Borgo Paglianetto, Broccanera, Brunori, Bucci, Ceci Enrico, Cimarelli, Col di Corte, Colleminò, Colognola, Colonnara, Conti di Buscareto, Fattoria Nanni, Filodivino, Garofoli, Laila Libenzi, Landi Luciano, Le Stroppigliose, Lucchetti Mario, Ma.Ri.Ca, Mancini, Marchetti, Marconi, Marotti Campi, Montecappone, Monteschiavo, Piersanti, Pievalta, Provima, Sabbionare, Santa Barbara, Serenelli Alberto, Simonetti, Tenuta dell’Ugolino, Tenuta di Frà, Tenuta Mattei, Tenuta San Marcello, Tenuta di Tavignano, Terralibera, Terre Cortesi Moncaro, Tombolini, Tre Castelli, Vallerosa Bonci, Vicari, Vigna degli Estensi.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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