Erano anni che non ci avventuravamo nel mare magnum degli IGT toscani, soprattutto per la paura, fondata, di ritrovarsi tanti “second vin” (e pure terzi e quarti) ma pochissimi di quei vini che in passato venivano chiamati Supertuscan.
Quest’anno, grazie al neonato Consorzio Vino Toscana e all’associazione Grandi Cru della Costa Toscana (che ringraziamo), abbiamo potuto focalizzarci sia su alcune annate che sulle tipologie che a noi interessavano.

L’assaggio fatto al Consorzio Vino Toscana forse è andato aldilà delle previsioni, non tanto e non solo per la qualità dei vini ma perché è stato come guardare dall’alto la Toscana assaggiando vini dai quattro angoli della regione, da aziende famose e da piccole realtà e in diversi casi anche da vitigni poco conosciuti.
Quindi oltre al sangiovese, in questa degustazione non certo nel ruolo di guest star, e ai classici vitigni francofoni ci sono arrivati nel bicchiere vini da vermentino nero, massaretta, barsaglina, pollera, canaiolo nero, alicante e sicuramente mi scordo qualcosa.

Considerando anche cabernet sauvignon, cabernet franc, petit verot, syrah e pinot nero abbiamo assaggiato vini da più di 10 vitigni e, per farvi capire la particolarità dell’assaggio, il primo vino proposto era un bag in box (anche se non aveva il prezzo dei vini normalmente messi in commercio in quel contenitore).
Insomma un quadro stimolante ma un assaggio complesso, che ci ha messo di fronte a realtà che non conoscevamo o conoscevamo solo in parte e alla fine è venuto fuori un quadro su cui riflettere con attenzione.
La prima annotazione che mi viene da fare è ormai risaputa e riguarda la difficoltà del pinot nero di essere prodotto in quella che ormai è una regione calda e siccitosa. Il rischio è trovarsi con vini molto tannici, che ben poco hanno a che vedere con la finezza del vitigno.
Segue a ruota l’utilizzo di alcune uve autoctone sconosciute ai più e qui forse bisogna capire che usare un’ uva diversa dagli altri non è sempre sinonimo di successo, specie se non è supportata da una tecnologia (in vigna e in cantina) adeguata. Crediamo che alcuni vitigni autoctoni possano dare molto di più e con più anni di esperienza (stavo per scrivere sperimentazione…) i risultati saranno certamente migliori. Ne è la prova provata il vermentino nero, che anni fa era per noi sinonimo di vino problematico e oggi invece mostra buona qualità.

Sul fronte opposto ci sembra che ormai sia acclarato che il vitigno con miglior qualità attuale e migliori prospettive future sia il cabernet franc. La sua freschezza, al naso non è più figlia di note estremamente vegetali e la sua presenza in bocca non è più macchiata da tannicità verdi e amarognole. Alcuni dei migliori vini dell’assaggio provengono da questo vitigno e anche il suo “fratello maggiore” cabernet sauvignon è una bella garanzia di qualità.
Sul fronte sangiovese mi sono tornati in mente discorsi che faccio da tempo, riguardanti alcune difficoltà intrinseche del vitigno: si fa presto a dire che è il vitigno toscano per antonomasia ma poi ci scontriamo con delle lavorazioni che lo rendono duro e spigoloso, gli schiacciano i profumi con il legno e non ti comunicano assolutamente le sue belle caratteristiche. Qui subentra un discorso sui legni, che piccoli o grandi che siano, sono molto più marcanti con il sangiovese che con altri vitigni, bordolesi in primis. Il sangiovese è un’uva che va trattata con i guanti e quasi sempre non paga la concentrazione in vinificazione e l’uso importante di legno in affinamento. Questa è una cosa che abbiamo trovato sia in grandi cantine che in realtà poco conosciute, quindi non è un discorso di maestria tecnica ma solo di metodo di approccio al vitigno.

Alla fine la degustazione, pur con alcuni “spigoli” dovuti a legni invadenti (specie al naso) ci ha mostrato un panorama positivo: vini in forma, con possibilità di invecchiamento importanti e in diversi casi con prezzi non stratosferici. Non per niente la qualità media ha portato quasi il 70% (68.4%) dei vini a raggiungere e/o superare i nostri fatidici 80 punti e sul fronte dei Vini Top ne abbiamo avuti 3 ma con diversi vini che hanno sfiorato il nostro massimo riconoscimento.
Quindi una degustazione molto interessante che ci ha fatto vedere dove stanno andando i nipoti dei Supertuscan e diverse strade ci sono sembrate degne di nota.
