Castellinaldo: L’anima elegante della Barbera d’Alba4 min read

Tra la novantina di sottozone vinicole del nostro paese non sono molte quelle che possono davvero meritarsi tale titolo dal punto di vista identitario, con una netta differenziazione dal territorio che le circondano.

A Castellinaldo i produttori sono convinti che il loro barbera abbia doti peculiari tali da distinguersi rispetto alla generica Barbera d’Alba; e questa è una storia che parte da lontano: nel 1992 nasce l’associazione Vinaioli del Castellinaldo (che oggi conta 19 cantine) con l’intento di fare squadra, autoregolandosi con parametri più severi rispetto al disciplinare della Barbera d’Alba D.O.C.

Questo sforzo, tra alti e bassi, tra rallentamenti ed accelerazioni, ha portato ad un traguardo importante,concretizzatosi nel 2021 con il riconoscimento ufficiale della sottozona all’interno del disciplinare.

Giancarlo Montaldo

Vale la pena citare meritevolmente che tale processo evolutivo, sin dal 1992, è stato accompagnato e supervisionato da una persona innamorata della sua terra: Giancarlo Montaldo, giornalista e scrittore in quel di Castagnito che fin dall’inizio ha sposato e promosso la causa dei produttori di Castellinaldo.

Giusto per capire di quali numeri stiamo parlando: la Barbera d’Alba D.O.C. si estende per 1.650 ettari circa con una produzione annua che oscilla tra gli 11 e i 12 milioni di bottiglie, la sottozona conta solo una ventina di ettari con una produzione tra le 120 e le 150 mila bottiglie.

Vigneti di Castellinaldo

Il disciplinare della sottozona si differenzia principalmente in questi punti:

Vitigno: Barbera 100%

Resa massima: 95 quintali per ettaro

Alcool: minimo 12.5%

Affinamento: almeno 6 mesi in botte di legno

Immissione al consumo: dal 1° settembre dell’anno successivo la vendemmia

L’area di coltivazione comprende sette comuni in parte o per l’intero, oltre al capofila ci sono: Castagnito, Guarene, Vezza d’Alba, Canale, Priocca e Magliano.

Ma il motivo per il quale questa Barbera si differenzia dalla sua cugina d’Alba è probabilmente tutto nella sua posizione geografica: le colline del Roero Orientale che ospitano la sottozona godono di un’assonanza geologica unica, simile a quella del vicino Barbaresco. I terreni sono prevalentemente argillosi, calcarei e silicei, disposti su versanti collinari soleggiati tra i 250 e i 350 metri di altitudine. Inoltre vale la pena sottolineare che la maggior parte delle vigne è vecchia (tra i 20 e i 40 anni e più) e che non è economicamente possibile utilizzare irrigazione di soccorso.

Questa situazione pedoclimatica consente di ottenere un vino con un’ottima acidità, una buona struttura e notevole complessità aromatica.

I produttori di Castellinaldo

L’assaggio

All’evento “La Primavera del Castellinaldo” organizzato dai produttori ho avuto la possibilità di assaggiare la totalità dei vini in uscita al momento: 18 vini di cui 8 del millesimo 23, 8 del 2022 e 2 del 2021.

Le annate 2022 e 2023 appaiono come molto difficili dal punto di vista climatico: caldo estremo e siccità precoce la prima, caldo secco e grandine la seconda. Due annate che mi hanno lasciato perplesso perché nel bicchiere la 2022 ha fornito vini in linea con quanto ci si aspetterebbe dall’annata: opulenti, muscolari e di difficile beva; ma l’annata 2023 invece ha reso nel bicchiere quello che non mi aspettavo e forse quello che è il vero potenziale da sfruttare in questa sottozona: vini eleganti, nasi puliti, palati freschi con tanta beva  e ottima complessità.

Adesso, da due annate simili, come possono uscire due identità tanto diverse? Ho provato a darmi una risposta: i 2023 hanno fatto molto meno affinamento dei 2022, come se l’affinamento prolungato abbia tolto bellezza anzichè donarla e pertanto mi sbilancio in un accorato appello ai produttori: avete una materia prima eccellente, dotata di un potenziale qualitativo importante e che vi può dare un vino adatto ai canoni attuali, cioè fine, elegante e di grande beva: non lasciate che perda quelle doti attraverso un affinamento prolungato che solo eccezionalmente può donarvi un grande vino.

Lascio Castellinaldo pensando a quei 2023 che mi hanno colpito per la loro eleganza: se quella fosse davvero la strada e i produttori volessero intraprenderla con convinzione allora questa sottozona avrebbe davvero un senso compiuto.

Gianpaolo Giacomelli

È nato a Lerici, vive a Castelnuovo Magra ed è quindi uomo di confine tra Toscana e Liguria. Al momento della “scelta” ha deciso di seguire la passione per le cose buone invece del comodo lavoro dietro una scrivania. Così la “scelta” lo ha portato a Londra a frequentare i corsi per Master of Wine, finendo tempo e soldi prima di arrivare agli esami. A suo tempo ha aperto un winebar, poi un’enoteca e alla fine ha un’associazione culturale, un wineclub, dove, nella figura di wine educator, propone serate di degustazione e corsi. Fa scorribande enoiche assaggiando tutto quello che può, sempre alla ricerca di nuovi vini. Ha collaborato con varie testate del settore, contribuito alla nascita delle guide vini Espresso e Vini Buoni d’Italia prima di dedicarsi anima e corpo a Winesurf.


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