Puglia
L’annata 2025 ha avuto un inverno mite e una primavera piovosa che ha consentito di accumulare le riserve idriche necessarie per affrontare un’estate ormai sempre più calda, torrida e siccitosa. Nonostante le condizioni climatiche le uve bianche giunte in cantina si sono distinte per ottima sanità e generosità quantitativa, spingendo la produzione regionale oltre gli otto milioni di ettolitri. In questo scenario, la scelta del momento della raccolta si è rivelata cruciale e nello stesso tempo complessa: anticipare troppo rischiava di introdurre note verdi e penalizzare la struttura, mentre un eccessivo ritardo avrebbe compromesso l’acidità e appiattito il profilo aromatico. Per i vitigni tradizionalmente considerati a profilo neutro — come Bombino Bianco, Verdeca, Pampanuto e Bianco d’Alessano — individuare la finestra vendemmiale perfetta è stato l’unico modo per garantire equilibrio ai vini.

Caratterizzata da una morfologia prevalentemente pianeggiante e allungata, fatta eccezione per i rilievi delle Murge e della Valle d’Itria, la Puglia presenta contesti pedoclimatici estremamente vari che impediscono qualsiasi generalizzazione. La gestione idrica del vigneto ha assunto così un valore determinante, rendendo eterogeneo il panorama produttivo e complicando un’analisi rigorosa per singola varietà, al netto delle diverse filosofie aziendali.
Ciononostante, emergono alcune costanti nei calici: i vini si presentano generalmente freschi e talvolta vagamente sapidi, sebbene il profilo del frutto resti piuttosto sfuggente, sfiorando sfumature vegetali. Le strutture si mantengono leggere, con gradazioni alcoliche che difficilmente oltrepassano i tredici gradi, confermando una perfetta sintonia con le attuali tendenze di consumo. In definitiva vini piacevoli, ma nulla di più e forse non si può chiedere di più, in tempi in cui anche in regioni tradizionalmente bianchiste si fa grande fatica a raggiungere risultati di livello.

Abruzzo
Per quanto riguarda l’Abruzzo nonostante molta stampa dichiari che l’annata 2025 dei bianchi sia una buona annata, non si può ovviamente nascondere che questa, come d’altronde quella in corso, deve misurarsi con eventi climatici a cui risulta difficile trovar efficaci rimedi.
Sebbene la fase finale abbia salvato il quadro aromatico, l’annata è stata segnata da un’estate fortemente altalenante, con ondate di calore improvvise e picchi di siccità che hanno richiesto interventi agronomici millimetrici.
Dal punto di vista sensoriale questo si è tradotto in una banalizzazione stilistica a discapito di una coerenza territoriale che stenta ad esprimersi.
La ricerca della freschezza immediata a tutti i costi porta a risultati che vedono vini ineccepibili dal punto vista tecnico, ma ben lontani da una espressione varietale e territoriale che li identifichi come tali.
Sarà questo il futuro per molti vini bianchi ?