Anteprima Trasimeno a sei mani6 min read

L’Anteprima Trasimeno svoltasi qualche giorno fa aveva talmente tanti redattori di Winesurf presenti che abbiamo pensato di raccogliere i loro commenti e le loro idee in un unico articolo. L’inizio è di Barbara Amoroso, la parte centrale di Maddalena Mazzeschi e quella finale con le degustazioni di Fosca Tortorelli.

Una prima edizione quella dell’Anteprima dei vini del Trasimeno che si è tenuta a Castiglion del Lago il 29 e 30 maggio 2022 e che aggiunge una tessera al mosaico dell’enoturismo italiano grazie a un rosso DOC che si propone di sedurre il wine lover curioso. Si perché qui i 100 ettari dedicati alla coltivazione del vitigno al centro dell’anteprima non possono affacciarsi in modo incisivo oltre i confini nazionali (anche se le aziende che esportano, soprattutto in nord Europa, ci sono). Un rosso DOC che solo dieci anni fa non avrebbe potuto tenere i banchi d’assaggio di questa anteprima e che oggi è invece spunto di riflessioni intorno a un calice. Stiamo parlando del gamay, parente stretto della grenache, settimo vitigno coltivato al mondo (Nord Africa, Tunisia, Marocco, Spagna…) che si adatta e declina la sua natura ai territori in cui si radica.

Diversi nomi per questa varietà versatile conosciuto come cannonau in Sardegna, bordò nelle Marche, tai in Veneto. Nel 1936 Giorgio Lungarotti lo cita nella sua tesi di laurea per documentare il potenziale del territorio e la necessità di rendere professionale la produzione di vino, ha spiegato Jacopo Cossater durante la Masterclass dedicata al vitigno.

Un viaggio a ritroso che Cossater ha proseguito cronologicamente, citando la presenza della varietà nella zona già nel 1925 alla mostra mercato a Montefalco, usata per dare profumi e struttura ai vini, e ancora nel 1889 alla mostra campionaria sui vini da tavola e gli oli commestibili. Un vitigno arrivato qui pare a seguito della pace tra Spagna e Francia nel 1589, tra parentele papali (Ascanio della Corgna primo marchese di Castiglion del Lago, era nipote di Papa Giulio III) e legami politici.

L’area del Trasimeno, pur essendo patria degli Etruschi e quindi avendo goduto della loro consuetudine di coltivare la vite, per secoli non ha preservato e fatto crescere la viticoltura se non ai fini dell’uso familiare. È forse anche per questo che sono pochi i produttori che imbottigliano ed hanno una tradizione per lo più molto breve. Ancora più breve è l’idea di vinificare il vitigno gamay in purezza, fino a non più di 10-15 anni fa (salvo rarissime eccezioni) utilizzato come vino da taglio per aumentare gradazione e struttura. Oggi che queste caratteristiche, a causa particolarmente dei cambiamenti climatici, sono raggiunte normalmente da tutti i vitigni più diffusi in zona, il gamay sta trovando una propria dignità anche perché le caratteristiche assunte da questo versatile vitigno intorno al Lago Trasimeno sono molto peculiari tanto da essere l’unica zona in Italia dove il nome è inserito nella DOC che si chiama infatti “Colli del Trasimeno Gamay” o “Trasimeno Gamay”. Se è vero, come ha detto Cossater, che dieci anni fa questa degustazione non sarebbe stata possibile, a mio parere non lo sarebbe stata nemmeno cinque anni fa, non solo e non tanto perché c’era un numero di vini 100% gamay inferiore a cinque, ma soprattutto perché i produttori non mi sembravano ancora convinti del suo valore. Non per niente nel 2017 organizzarono un convegno dedicato a questo vitigno (al quale partecipai) ed era la prima volta che se ne parlava in modo formale e con un po’ di sistematicità.

I vini a base gamay presentati quest’anno, pur essendo pochi, erano tutti tecnicamente ben fatti: magari necessitano di una maggiore chiarezza stilistica che li faccia riconoscere in quanto gamay del Trasimeno e di una maggiore rispondenza ai canoni attuali evitando prodotti marmellatosi o troppo legnosi che il mercato non gradisce più già da qualche anno. Però va detto che abbiamo assistito ad un bel passo avanti e io, che sono nata e cresciuta in questa zona, non posso che esserne soddisfatta

Gamay

Un consorzio giovane quello del Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno, che nasce nel 1997 dalla volontà dei produttori storici della DOC ‘Colli del Trasimeno’, e che nel 2017, si rinnova e diventa Trasimeno Consorzio Tutela Vini, modificando anche la propria immagine e il proprio logo. Un’ associazione costituita ad oggi da 15 cantine, che attesta circa 990.000 bottiglie certificate dal Consorzio negli ultimi tre anni e una superficie coltivata a Trasimeno gamay di 30 ettari.

Come ha dichiarato Emanuele Bizzi, presidente del Consorzio Tutela Vini DOC Colli del Trasimeno: “Siamo particolarmente felici di poter organizzare quest’anno la prima edizione della nostra Anteprima, che sarà l’occasione per far conoscere a giornalisti, operatori e appassionati la regione Umbria, cuore verde d’Italia, e i vini che vengono prodotti nell’area intorno al lago Trasimeno. Vini da vivere, che custodiscono l’essenza del territorio da cui nascono. Le cantine hanno lavorato negli ultimi anni con grande attenzione e con ottimi risultati, ottenendo compiute espressioni di Trasimeno”.

L’obbiettivo comune è sicuramente la crescita qualitativa del Trasimeno Gamay, che pur essendo a oggi una produzione piuttosto limitata può dare dei buoni risultati, aspetto che è emerso durante gli assaggi tecnici e la Masterclass dedicata al Trasimeno Gamay, che ha visto protagoniste le sette etichette prodotte con il vitigno in purezza.

Clima mediterraneo e temperato proprio dalla presenza del Lago, con suoli prevalentemente di matrice argillosa, questi gli aspetti predominati di questa DOC, che potremmo idealmente dividere in due, con la zona di Castiglione come propaggine più meridionale della Valdichiana e la parte collinare verso Perugia, dove si ritrova un clima più fresco.

In merito ai vini assaggiati, il vero fuoriclasse è il Trasimeno gamay Riserva DOC C’osa 2019 di Madrevite, un vino intrigante e coinvolgente, che richiama le note di macchia mediterranea, nuances floreali, aromi di fragole, ciliegie e sentori speziati. Al palato è elegante, dotato di grande ampiezza e persistenza: un vino decisamente dinamico e gastronomico. Lo segue a ruota il Trasimeno Gamay DOC 2020 di Pucciarella, un vino espressivo e piacevole, profuma di mirto, lamponi e ciliegia. Di gradevole bella freschezza e di media struttura, con una buona dinamica al palato.

Il Trasimeno Gamay DOC Rosso Principe 2020 di Cantina Nofrini, gioca su note più selvatiche e amaricanti di radice e di china, a cui succedono note fruttate di prugna. Il tannino è presente al sorso e incalza con decisione asciugando il palato.

Nel Trasimeno Gamay Riserva “Camporso” 2019 di La Querciolana, di cui se ne producono appena 2500 bottiglie, si incontra all’olfatto una predominanza di note speziate e boisé che tendono a coprire il frutto: le stesse si ritrovano anche al palato.

Gioca su un profilo balsamico, speziato e di frutto più maturo, il Trasimeno Gamay DOC Legamè 2019 di Il Poggio, avvolgente nel calore e non piuttosto statico al palato.

Siamo a Nord di Perugia, alle falde del parco naturale di monte Tezio, con il Trasimeno Gamay DOC “E-trusco” 2018 di Coldibetto, un vino gradevole, caratterizzato da note di mora, frutti a bacca rossa e nera e di mirto, a cui si aggiungono piacevoli nuances speziate. Al palato è morbido all’attacco, ma allo stesso tempo pieno e di buona persistenza. Chiude il Trasimeno gamay Riserva DOC  Poggio Petroso 2018 di Duca della Corgna, un cru prodotto per la prima volta dalla cantina sociale: si tratta di un vino davvero convincente e di personalità; piacevole, elegante, fresco e dinamico, con richiami olfattivi di macchia mediterranea e frutta leggermente disidratata, discreto e convincente nella beva.

In merito alla versione in rosa, di cui solo tre campioni sono 100% gamay, c’è ancora da ragionare sulla qualità espressiva dei vini.

Si distingue l’Umbria Rosato IGT La Bisbetica Rosè 2021 di Madrevite, caratterizzato da un piacevole fruttato di nespola e arancia bionda. Salino e agrumato di pompelmo rosa al sorso, un vino di snellezza e bella personalità.

 

Autori: Barbara Amoroso, Maddalena Mazzeschi, Fosca Tortorelli

Redazione

La squadra direbbe Groucho Marx che è composta da “Persone che non vorrebbero far parte di un club che accetti tipi come loro”. In altre parole: giornalisti, esperti ed appassionati perfetti per fare un lavoro serio ma non serioso. Altri si aggiungeranno a breve, specialmente dall’estero, con l’obbiettivo di creare un gruppo su cui “Non tramonti mai il sole”.


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