Degustazione bianchi friulani: annata anticipata ma non male, con il Friulano sopra a tutti9 min read

Da quando le degustazioni friulane vengono fatte “divise” tra il Consorzio Collio e il Consorzio Friuli Colli Orientali è sicuramente più complicato organizzarle ma alla fine, grazie all’impegno dei due consorzi, degustiamo più vini e ci facciamo un quadro più preciso del mondo del vino friulano. Un sentito “grazie” ai due consorzi è il minimo.

Gli assaggi hanno visto in campo la vendemmia 2025, annata che prendendo in considerazione quelle da inizio secolo potremmo definire “talmente diversa da sembrare non così diversa” e vi chiediamo di permetteteci  questo gioco di parole che spiegheremo andando avanti.

Intanto l’annata 2025 ha avuto, mese per mese, un andamento irregolare: molte piogge a aprile e maggio, molto sole a giugno, piogge e sole a luglio, sole ad agosto ma alla fine del mese sono iniziate piogge che, continuate anche a settembre  hanno costretto i produttori a fare i salti mortali per vendemmiare uve sane. Uve talmente sane che comunque i trattamenti sono stati inferiori rispetto alla media anche se le piogge, alla fine sono state molto più alte rispetto alla media  degli ultimi 20 anni. Quindi un annata piovosa (soprattutto in primavera) ma anche siccitosa (a giugno e  primi 25 giorni di agosto).

A questa caratteristica aggiungiamo che ha fatto caldo ma in estate non caldo estremo (cioè giornate dove si sono superati abbondantemente i 30°),  in compenso però febbraio è stato, come purtroppo da diversi anni a questa parte, abbastanza caldo e quindi le piante non hanno potuto godere appieno del riposo invernale.

Tutto questo ha portato ad una diminuzione del ciclo vegetativo della pianta, ad un anticipo di maturazione e quindi della vendemmia, variabile a seconda delle uve ma comunque in un range tra i 4 e 10 giorni.

A leggere questi dati si potrebbe pensare ad un annata molto difficile, nel migliore di casi “calda e umida” ma non come la 2024, invece alla fine i risultati sono stati, almeno per alcune uve, nettamente superiori alle previsioni.

Ribolla gialla

In teoria in annate “calde e umide” la ribolla gialle soffre (vedi 2024) ma nella 2025 è stato diverso, anche se bisogna parlarsi chiaro. Oramai, specie in Collio, la ribolla gialla non è più da tempo quel vino verticale, dotato di acidità viva e corpo leggero: da anni, e nel 2025 il percorso è continuato,  siamo di fronte ad un vino più equilibrato, meno fresco ma  con in più in un discreto corpo. Partendo da questo l’annata 2025 per la Ribolla Gialla ci è sembrata abbastanza buona. In Collio abbiamo trovato più “ciccia”, nei Colli Orientali più freschezza e in entrambi i casi il vero problema è stato l’amaro finale (forse dovuto ad una maturazione fenolica non svolta appieno, forse ad una presenza maggiore di acido malico) più sostenuto rispetto ad altre vendemmie.

Media delle Ribolla Gialla 2025 che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 52%.

Vino Top 2025: nessuno

Voto finale all’annata 2025: 6.50

Malvasia Istriana

Prima di parlare del vino parliamo del nome: sarebbe l’ora che tutti i produttori si mettessero d’accordo per chiamarla o Malvasia o Malvasia Istriana, altrimenti da una parte si rischia di sminuire il valore di un vitigno locale, dall’altra invece di far passare l’idea che si tratti di due malvasia diverse. Non credo serva un grande sforzo per mettersi d’accordo. Per quanto riguarda l’annata 2025 siamo soddisfatti soprattutto per quanto riguarda le componenti aromatiche, intense e complesse, per niente diluite o bruciate come in anni precedenti. Magari la freschezza non è il suo cavallo di battaglia ma in generale abbiamo trovato buoni equilibri gustativi, questo soprattutto nei Colli Orientali  ma anche in Isonzo e in altre zone meno blasonate: lo dimostra il fatto che la migliore Malvasia è della denominazione Friuli e questa è stata proprio un bella sorpresa.

Media delle Malvasia 2025 che hanno raggiunto o superato gli 80 punti 75%.

Vino top: uno del 2025

Voto finale all’annata 2025: 7.50

Chardonnay

Parlando di Chardonnay ci sembra giusto allargare il discorso sull’annata includendo anche la mano del viticoltore, che è sempre fondamentale per il risultato finale. Questo perché non solo i 2025 degustati ci sono sembrati maggiormente centrati, equilibrati e piacevoli rispetto ad altre annate, ma soprattutto perché quelli di aannate precedenti sono apparsi meno marcati da legno, più espressivi del vitigno, meno concentrati “a forza”,  in poche parole migliori. Inseriamo una nota di merito per gli Chardonnay dell’Isonzo che anche nella difficile annata 2024 hanno dato buoni risultati.  Qui parliamo sia degli chardonnay in purezza che quelli presenti negli uvaggi di cui tratteremo più avanti. Quindi gli chardonnay friulani, anche se non ne abbiamo degustati molti ci sono piaciuti.

Media degli Chardonnay che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 74%.

Vino Top: uno del 2025.

Voto finale all’annata 2025: 7+

friuli colli orientali mappa

Pinot Grigio

Il “fenomeno” avvenuto con lo chardonnay è ancora più evidente con il Pinot Grigio, da noi mai amato perché utilizzato o in maniera quasi sciatta con vinellini inutili o quasi con protervia puntando a vinoni concentrati, iperlegnati ma senza alcun garbo. Quest’anno invece sia i Pinot grigio del 2025 sono risultati quanto mai equilibrati, rotondi, piacevoli, sia quelli di annate precedenti hanno mostrato complessità, giusto utilizzo del legno, perdendo quelle note quasi “caricaturali” che avevamo spesso criticato in passato. Tutto questo depone sia a pavore dei produttori che dell’annata 2025, forse interpretata come non mai.

Media dei Pinot Grigio che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 79%.

Vino top: nessuno

Voto all’annata 2025: 7.5

Pinot Bianco

Anche nel 2025 si è riproposto l’eterno dilemma del perché i produttori friulani non puntino in maniera più decisa su questo vitigno. Infatti anche se la vendemmia è stata anticipata il vino ha mostrato le sue caratteristiche di finezza e complessità aromatica affiancate da un fresco e rotondo equilibrio.  Inoltre, almeno per noi, anche se non è facile da coltivare può arrivare a vette qualitative che il pinot grigio si sogna. Non per niente su 17 campioni degustati ben due (di due annate diverse) sono stati considerati Vino Top. I 2025 hanno florealità che sfocia spesso in note officinali e una “gentilezza” al palato che lo rende piacevolissimo. Tra l’altro nasce bene anche in zone che si affacciano da poco al vino di grande qualità, come Aquileia o le Grave del Friuli.

Media dei Pinot Bianco 2025 che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 76%.

Vino Top: uno del 2025 e uno del 2024

Voto all’annata 2025: 8-

Sauvignon

Se c’è un problema nei bianchi dell’annata 2025 è una certa mancanza di concentrazione e questa la ritroviamo soprattutto nei Sauvignon, in qualche caso accompagnata da una leggera mancanza di intensità aromatica. Forse il sauvignon  più di altri ha risentito delle piogge in vendemmia e anche se i vini sono ineccepibili e piacevoli mancano in qualche caso di quel “grip” aromatico e di quella pienezza a centro bocca che abbiamo ritrovato in altre annate. Forse i 2025 che usciranno nei prossimi anni avranno entrambe le cose ma per adesso dobbiamo limitarci a quanto detto se non facendo notare che i migliori vengono praticamente tutti dal Collio, dove forse la maturazione fenolica è arrivata ad essere più completa senza per questo avere vini squilibrati in alcol.

Media dei Sauvignon 2025 che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 67%.

Vino Top: uno del 2020

Voto all’annata 7–

Uvaggi

Con questa tipologia dobbiamo lasciare da parte l’annata 2025 perché sono quasi tutti vini di vendemmie precedenti. Storicamente li abbiamo sempre trovati dei “vorrei ma non posso”, cioè vini un po’ squilibrati e senza grande riconoscibilità aromatica (legno a parte…). Quest’anno abbiamo notato un lieve miglioramento, se non alto nel non voler eccedere in concentrazione, specie nei vini dove Chardonnay e pinot grigio giocano un ruolo importante. Rimane comunque per noi una tipologia che, nonostante gli sforzi, sta “appassendo”, anche perché praticamente tutti i vitigni dei Colli Orientali, del Collio e dell’Isonzo non hanno bisogno di spalle per evolvere al meglio in bottiglia.

Media degli uvaggi che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 52%.

Vino Top: nessuno

Voto generale alle varie annate: 6+

Friulano

 E qui arriviamo al sovrano indiscusso, al vitigno che nonostante un anticipo vendemmiale di 8-10 giorni è riuscito a dare risultati molto, molto buoni in ogni territorio, portando anche per la prima volta un vino della DOC Aquileia ad essere Vino Top. E’ per noi il vitigno che incarna al meglio le caratteristiche territoriali delle colline friulane e anche di alcuni meravigliosi vigneti di pianura. Da qualche parte viene con note più elegantemente verdi, da altre porta a note di frutta bianca, ovunque riesce a presentarsi con corpo e anche con sapida freschezza, nonostante l’acidità non sia il suo cavallo di battaglia. Nel 2025 è sicuramente l’uva che ovunque a dato i risultati migliori e questo dovrebbe spronare i produttori a crederci sempre di più. Volendo fargli le pulci troviamo una leggera mancanza di centro bocca ma sicuramente nettamente inferiore ad altre uve. Profumi fini, equilibrio, buona persistenza sono le armi dei 2025, “armi” che tra i migliori sono veramente ad alti livelli.

Media dei Friulano che hanno raggiunto o superato gli 80 punti: 71%.

Vino Top: sei del 2025, uno del 2024, uno del 2022.

Voto all’annata 2025: 8.50

In conclusione

I nostri assaggi quest’anno ci hanno presentato un quadro molto più positivo del 2024, non solo per l’annata migliore ma anche per un leggero cambiamento nei produttori nel modo di concepire e fare il vino, che punta più sull’eleganza senza snaturare le caratteristiche più “Country” di alcuni vitigni, Friulano e sauvignon in primis. Questo lo abbiamo notato anche e soprattutto nei vini con qualche anno sulle spalle.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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