Quando nel 2013 iniziammo ad assaggiare Custoza si chiamava Bianco di Custoza ed era un vaso di coccio tra vasi di ferro, una denominazione schiacciata tra denominazioni in bianco importanti, per numeri e per storia, come Lugana e Soave. Allora ben pochi pensavano che in una zona dove il monovitigno imperava (turbiana a Lugana e Garganega con un po’ di trebbiano di Soave a Soave) una DOC con almeno quattro uve diverse (garganega, trebbianello – un biotipo locale del tocai friulano- trebbiano e bianca Fernanda -un clone locale del cortese-) potesse trovare un suo spazio e invece il Custoza è cresciuto in quantità e in qualità e oggi propone bianchi di buona freschezza ma anche di corpo e pienezza interessante, con i Superiore che mettono in carniere anche belle complessità aromatiche.

Qualcuno potrebbe dire che il Custoza è un vino da bere giovanissimo e per alcune etichette è pure vero ma fatemi il favore di leggere almeno le prossime due-tre righe. Non solo il Superiore è un vino che può invecchiare tranquillamente almeno 10 anni ma lo stesso Custoza con diversi anni sulle spalle può sorprendere e infatti un 2015 degustato assieme ai 2025 ci ha lasciati letteralmente allibiti per freschezza, complessità e possibilità di evolvere ancora. Anche un Superiore 2018 era giovanissimo e siamo convinti che almeno il 60% delle cantine del territorio potrebbero farvi assaggiare Custoza di 6-8 anni ancora perfettamente integri.
Ma veniamo agli assaggi di quest’anno, con in campo un’annata difficile come la 2025, venuta dopo un’annata altrettanto difficile come la 2024. Assaggiando i Custoza d’annata non abbiamo fatto salti di gioia ma pulizia ed equilibrio sono sempre ben presenti: le cose sono migliorate non poco con i Superiore, sia 2024 che 2023 e alla fine, facendo il solito calcolo dei vini che hanno superato gli 80 punti (per noi, lo diciamo sempre, non è un punteggio basso!) siamo rimasti a bocca aperta perché quasi l’85% dei vini degustati ha raggiunto e superato questa soglia.

Questo vuol dire che il Custoza è praticamente una garanzia di buona qualità a prezzi molto concorrenziali.
L’unica pecca l’abbiamo trovata nella nuova tipologia Riserva, che ancora deve trovare una quadra tra voglia di stupire, potenza e bevibilità. Ancora sono pochi i produttori che la fanno ma speriamo che in futuro si punti più su dinamicità e complessità aromatica (senza eccedere col legno) rispetto e potenza e concentrazione.