Una bottiglia pesante come l’anidride carbonica3 min read

Mi rivolgo in primo luogo ai produttori di vino che in questi giorni di Vinitaly non fanno altro che tenere in  mano bottiglie e mescere vino a destra e a manca.

Per un attimo pensate che la bottiglia nella vostra mano non sia di vetro ma di….. anidride carbonica. La prima sensazione (sbagliata) che potreste avere è di leggerezza.

 

Facile pensare che avendo qualcosa di impalpabile al posto del vetro tutto sia più leggero, ma la realtà non ci dice questo.  Infatti per produrre una bordolese (o una renana, la forma non conta) di 360 grammi immettiamo nella nostra atmosfera  320 grammo di COeq (anidirde carbonica equivalente) e se alla manifattura ci aggiungiamo anche il trasporto, si arriva praticamente al pareggio: tanto pesa la bottiglia tanta COeq viene immessa nell’atmosfera.

 

 

I dati per questi calcoli me li ha forniti ( e li ringrazio!) Indaco, azienda spin off dell’Università di Siena che sta sviluppando studi sulla sostenibilità ambientale in campo agricolo e in particolare si è dedicata alle quantificazione delle emissioni di CO in atmosfera, la cosiddetta  Carbon Footprint.

Facendo parlare loro che sicuramente sono più precisi e tecnici di me “La Carbon Footprint di un prodotto contabilizza le emissioni dirette e indirette di anidride carbonica equivalente (CO2eq) lungo tutto il suo ciclo di vita”.

 

Come avevo accennato (vedi articolo ) ho chiesto alle ricercatrici di Indaco alcuni dati  su quanta COeq si emette per produrre una bottiglia di vino da 750 c.l.

Dai loro studi risulta che per produrre una bordolese da 360 grammi disperdiamo nell’atmosfera 320 grammi di CO2eq, mentre per produrne una da 600 gr. le emissioni arrivano a 540 grammi. 

 

Praticamente per ogni grammo di vetro prodotto disperdiamo nell’ambiente  quasi l’equivalente COeq e se a questo aggiungiamo anche il trasporto si arriva praticamente al pareggio.

 

Spero che questo dato, visto che stiamo parlando di grammi, non vi sembri irrilevante. Considerando che si imbottigliano quasi quaranta milioni di bottiglie solo in Italia non sto a dirvi quanti milioni di tonnellate di CO2eq si potrebbe evitare di immettere nel NOSTRO ambiente.

 

Quindi cerchiamo tutti di guardare con occhi diversi la bottiglia che teniamo in mano.

Noi consumatori sforziamoci di chiedere bottiglie sempre più leggere e voi produttori impegnatevi per diminuire sempre più il peso delle vostre bottiglie, perché ogni grammo di vetro prodotto equivale quasi ad un grammo di COeq immessa nell’atmosfera. Se ci vogliamo bene dimostriamolo non solo producendo vini “buoni, puliti e giusti” ma anche usando bottiglie che lo siano altrettanto.

 

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A corollario di questo articolo mi fa piacere notare e dare notizia che qualcosa si sta effettivamente muovendo.

 il Consorzio della Denominazione San Gimignano ha stipulato un accordo semestrale con la società Indaco₂ per l’analisi del ciclo di vita di una bottiglia di Vernaccia di San Gimignano. La metodologia utilizzate , che verrà applicata in cinque aziende della denominazione, è quella  che serve per il calcolo della carbon footprint e consiste in un metodo analitico di valutazione di diverse categorie di impatti ambientali di un sistema produttivo che oltre alle emissioni di CO2 in atmosfera calcola anche altri indicatori, come i potenziali di acidificazione, eutrofizzazione, eco- tossicità acquatica e terreste.

Dal mio punto di vista spero che da questo studio si capisca ancora meglio quanto sia importante diminuire il peso delle bottiglie di vino.


Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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