Quindici lunghe e continue primavere.2 min read

La primavera è un periodo di tempo particolare: non è tanto un fatto di stagioni, ma è uno stato d’animo, un risveglio che mette in moto spesso eventi assolutamente imprevedibili. La storia è costellata di primavere celebri, sicuramente più importanti, che hanno segnato la vita sociale e politica del secolo scorso.

Mi è difficile individuare in questi 15 anni “le primavere” più belle, cioè i momenti più intensamente vissuti, quelli che lasciano il segno e di cui ricordarsi a distanza di anni. Sono talmente tanti che faccio fatica ad ordinarli.

Winesurf è forse la più geniale invenzione di quel toscanaccio del Macchi: per alcuni di noi arrivava al momento giusto, dopo essere restati orfani dell’associazione che ci aveva visto crescere ed una puntata di tre anni nella prima guida ai vitigni autoctoni, poi passata ad altri.

Con l’invenzione di Winesurf si apre un periodo costellato non solo di tantissime degustazioni, ma anche e soprattutto di grande condivisione di una idea in cui il vino diventa strumento e fine allo stesso tempo. Si cementa così un gruppo con una visione del vino “dissacrante”, quasi iconoclasta, senza timori e riverenze alcune, ma con la piena consapevolezza di rendere la conoscenza del vino più accessibile e senza vincoli.

Un modo gioioso e giocoso di degustare i vini, tuttavia attento alle sfumature territoriali e alla loro bevibilità, concetti oggi quasi scontati. Non siamo stati certo gli unici in quegli anni ad aver anticipato i tempi formulando una guida ai vini ed un giornale online, fruibili da tutti, ma tra i pochi a resistere e rinnovarci sempre con lo stesso spirito.

Tanto per citare una frase di Marx, non Karl ma Groucho, che piace al direttore:” Persone che non vorrebbero far parte di un club che accetti tipi come loro”. Certo di tipi ne sono passati tanti, alcuni di passaggio, altri si sono fermati, altri non ci sono più. Di cosa dette e fatte ce ne sono state tante, ma tra le iniziative che hanno e continuano a caratterizzare il giornale ce ne sono alcune, come quella contro le bottiglie pesanti, che sono poi entrate a far parte del nostro DNA e condivise anche da altri.

Ricordo anche con molto piacere, l’esperienza legata al gruppo IGP (I Giovani Promettenti) dove già la sigla dice tutto, frutto collettivo di diverse anime del giornalismo del vino. Personalmente vi partecipavo come “imbucato”, ma è stato, nel mondo del vino, spesso dominato da egocentrismo ed autoreferenzialità, un grande segno di collaborazione ed apertura. Indimenticabili le sessioni di degustazioni di Barolo e Barbaresco presso il Consorzio con Colombo, Giuliani, Pignataro, Macchi, Tesi, Kyle. Uno dei pochi esempi se non unico di degustazioni collettive con valutazioni che mettevano d’accordo un po’tutti. Sono stati momenti faticosi, laboriosi, ma il risultato fors’anche solo in termini di conoscenza ed amicizia hanno sempre ripagato me e credo anche gli altri.

Pasquale Porcelli

Non ho mai frequentato nessun corso che non fosse Corso Umberto all’ora del passeggio. Non me ne pento, la strada insegna tanto. Mia madre diceva che ero uno zingaro, sempre pronto a partire. Sono un girovago curioso a cui piace vivere con piacere, e tra i piaceri poteva mancare il vino? Degustatore seriale, come si dice adesso, ho prestato il mio palato a quasi tutte le guide in circolazione, per divertimento e per vanità. Come sono finito in Winesurf? Un errore, non mio ma di Macchi che mi ha voluto con sé dall’inizio di questa bellissima avventura che mi permette di partire ancora.


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