Podere Sanlorenzo e quel Brunello 2014 che (non) stupisce4 min read

Erano tre anni che non andavo a trovare Luciano Ciolfi a Montalcino. Niente di grave, l’amicizia che ci lega da 15 anni è salda e ci comprendiamo e rispettiamo a vicenda. Ho colto l’occasione quando mi ha riferito che stava facendo fare i lavori di ristrutturazione per una nuova cantina di vinificazione, progetto che doveva realizzarsi a giugno ma che pare protrarsi a ben oltre agosto.

Poco male, anche se sono sempre grosse scocciature che, con questo caldo, si vanno ad aggiungere alle preoccupazioni per la siccità e la possibile sofferenza della vite. Ma Luciano, quando si accorge che la tensione non è più tollerabile, prende la sua amata bici e si fa un bel giro, del resto è una passione che lo ha preso moltissimo.

Comunque, a proposito di siccità, al momento della mia visita del 7 luglio, la terra appariva certamente secca ma le piante non destavano ancora particolare preoccupazione, pochissime foglie ingiallite, il resto in perfetta salute, produzione di grappoli in giusta quantità e tutti in ottima condizione, speriamo continuino così.

Dopo avere assaggiato, come di consueto, i vini dalle botti (a proposito, la 2019 è fantastica, ma le 2020 e 2021 promettono faville…) più 4 Brunello dalla 2017 alla 2014, i Brunello Riserva 2017 e 2016, il Rosso 2020 e il Rosato 2021 (non ce n’è quasi più), ciò che mi ha maggiormente colpito, forse perché meno prevedibile, è stato il Brunello di Montalcino 2014.

Perché? Mettiamola così, anche a Montalcino hanno finalmente capito che assegnare le stelle alle annate è più dannoso che utile, ma soprattutto quasi mai veritiero. In che senso? Nel senso che il territorio produttivo del Brunello ha una superficie di quasi 250 km quadrati, con altitudini, esposizioni, composizioni dei terreni, microclimi estremamente eterogenei. Qualunque valore venga dato a un’annata, in un contesto del genere, non può andare bene per tutti, o almeno non sempre. Nel caso della 2014, l’immagine che le è stata data a livello nazionale è decisamente negativa, con tutto ciò che ne consegue sulla vendita dei vini di quell’annata.

Bene, anzi male, io credo che sia il caso di farla finita con questa storia, il nostro Paese è troppo diversificato perché si possa appiccicare un valore univoco a un’annata, e chi ne viene penalizzato poi sono soprattutto i piccoli, che non hanno certo la fila dei distributori davanti alla cantina, pronti a prendersi tutto alla cieca.

Infatti la 2014 a Luciano è venuta non bene, di più, tanto da avermi detto lui stesso “se c’è un’annata di cui vado davvero orgoglioso è questa. Non la rifarei, perché è stata davvero dura, ma quello che sono riuscito a ottenere è un signor vino! Peccato che farlo capire al mercato è un’impresa”.

Ha ragione da vendere, purtroppo è il vino che fa più fatica a mandare via, anche perché giustamente non vuole svenderlo, a dirla tutta, proprio per l’impegno che ci ha messo e il risultato ottenuto, dovrebbe costare di più. Ma non siamo qui per discutere di prezzi, piuttosto per dare un segnale a tutti gli appassionati che ogni annata è unica, bisogna girare tanto e assaggiare tanto, non tutto in un giorno ovviamente, ma fregarsene dei giudizi precostituiti e verificare di persona.

Insomma questo 2014 io me lo sono portato a casa, colpito dall’assaggio in loco, soprattutto pensando che ha 8 anni e non gliene può fregare di meno. Sì, perché la prima cosa che ho notato è la freschezza, il tono vivace, non solo ma la struttura è solida, un Brunello a tutti gli effetti, di carattere, con un bel frutto maturo e una liquirizia invitante, ma anche richiami all’arancia sanguinella, in un contesto che manda segnali di un percorso non ancora giunto all’apice. Il sorso è intenso, succoso, il tannino privo di tensioni irrisolvibili, c’è movimento e un succedersi di spezie fini, persino tabacco e cuoio, menta, ma sempre in un fraseggio vitale, non decadente.

Fossi in voi, se non lo trovate al ristorante, ne ordinerei qualche bottiglia, gli altri, quelli più giovani possono aspettare, tanto i vini di Luciano invecchiano molto più lentamente di lui, credetemi…

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani è il direttore di Lavinium. È anche un appassionato e bravissimo fotografo.


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