Oggi il giornalismo enoico esiste? Forse no, ma se esiste deve strafregarsi della comunicazione, specie la “nuova”7 min read

Dopo l’interessante articolo sulla cattiva comunicazione di Roberto Giuliani su Lavinium mi è tornato a galla un dubbio che ho da molti anni, cioè da quando ho la tessera di giornalista, e che potrebbe essere sintetizzato dalla frase “Ma sono un giornalista, un comunicatore o cosa?”

 Per provare a rispondere o quantomeno a capirci qualcosa ho preso in prestito dal commissario Charitos, personaggio letterario creato dallo scrittore greco Petros Markarīs, il suo modus operandi che prevede spesso l’utilizzo del vocabolario per provare a mettere dei punti fermi quando ti mancano delle certezze e sei un po’ in  confusione. Così ho preso il mio vecchio Devoto-Oli e ho consultato la Treccani Online su quattro termini: giornalismo, giornalista, comunicazione, comunicatore.

Ecco quanto è venuto fuori

Giornalismo, Giornalista

Giornalismo ( Devoto-Oli) : il complesso delle attività dirette a fornire e commentare notizie, cronache, informazioni, attraverso la stampa quotidiana e periodica.

Giornalismo. (Treccani Online) L’insieme delle attività e delle tecniche relative alla compilazione, redazione, pubblicazione e diffusione di notizie tramite giornali quotidiani o periodici.

Giornalista: (Devoto-Oli) : chi presta la propria opera, a livello professionale, nella redazione di un giornale

Giornalista:  (Treccani Online) : Chi, per professione, scrive per i giornali, e chi collabora, come redattore, alla compilazione di un giornale.

Comunicazione, Comunicatore

Qui la cosa si fa molto più complessa e il Devoto –Oli, anche se è una edizione del 2002, non prevede ancora un significato preciso per la comunicazione attuale, specie tramite social. Passo quindi alla Treccani Online. Anche lei proporne molte possibilità interpretative e quella qua sotto ritengo sia la più calzante:

Comunicazione: designa l’insieme dei mezzi (stampa, cinema, radio, televisione, registrazione dei suoni, ecc.), spesso integrati in sistema, impiegati per diffondere e divulgare, velocemente e con efficacia, messaggi semplici e significativi, persuasivi e talvolta iterati, atti a stimolare opinioni, gusti e soprattutto emozioni in un pubblico indifferenziato e diffuso.

Comunicatore (Devoto-Oli): chi opera nel settore delle comunicazioni di massa o se ne sa servire per diffondere le proprie opinioni

Comunicatore(Treccani Online): viene così denominato talora chi grazie alla posizione di potere che occupa o dell’attività che svolge, ha la possibilità di accedere ai grandi mezzi di comunicazione che utilizza per trasmettere ripetuti messaggi e per esprimere giudizî e convinzioni personali, guidando l’opinione pubblica verso determinate direzioni.

Scusate la lunghissima introduzione ma da questa, parlando di giornalismo, giornalisti, si capiscono soprattutto due cose.

  1. Il giornalismo si occupa di notizie, cronache, informazioni, cioè di qualcosa che accade e di cui bisogna dare notizia ed eventualmente commentare.
  2.  una cosa inequivocabile: di giornalisti del vino, cioè di persone che lavorano professionalmente  (cioè retribuite con salari adeguati al ruolo) per far nascere un giornale o un periodico in Italia ce ne saranno forse 8-9 e io non sono tra questi. Mi sembra giusto precisare che, a parte eccezioni da raccogliere facilmente in una mano, manca anche la materia prima, cioè il giornale per cui scrivere. Comunque una categoria che ha solo una decina di rappresentanti in realtà non esiste.

Passiamo al settore della comunicazione e dei comunicatori. Qui le cose cambiano e non di poco ed entrambi i vocabolari sono chiarissimi:

  1. La Comunicazione serve per diffondere messaggi che puntano a persuadere,  a stimolare emozioni nel pubblico, soprattutto non specialistico, che li riceve. Vista così la comunicazione è lontana anni luce dal giornalismo e assomiglia mooooolto da vicino alla pubblicità, inoltre non si parla di notizie, ma di messaggi, al limite di opinioni.
  2. Il comunicatore è quello che nel campo delle opinioni e dei messaggi, esprime dei giudizi e convinzioni personali che (udite, udite)  possono guidare o indirizzare in una determinata direzione. Anche qui il confine con la pubblicità è veramente labile.

Notizia o opinione: ovvero gli oggetti del contendere

Approfitto della vostra pazienza per propinarvi l’ultima definizione, quella di “notizia”. Per brevità utilizzo solo quella del Devoto- Oli

Notizia: “Oggetto di comunicazione e diffusione, ritenuto di particolare importanza ai fini dell’interpretazione di fatti contingenti o a proposito di reazioni che può provocare nei singoli o nella collettività”

Ricapitoliamo: un giornalista è quello che, per professione, diffonde notizie, anche di particolare  importanza, il comunicatore invece esprime giudizi o opinioni che possono indirizzare verso un qualcosa (un prodotto?).

Ora mi faccio e vi faccio una domanda: può essere una notizia, anche di particolare importanza, il fatto che l’azienda X metta in commercio il vino Y?

Con tutta la buona volontà possibile può al massimo essere una notizia che il produttore vuole dare ma che spesso agli altri interessa molto poco, in realtà è una comunicazione che però quasi sempre dovrebbe far venire voglia di acquistare quel vino.

Quindi se io sono un giornalista e ho imparato il mio lavoro dando notizie dovrei usare, per parlare del vino X, uno stile giornalistico (che potrei definire asettico) , mentre il comunicatore potrebbe e dovrebbe usare termini che stimolino la voglia di berlo, presentandolo in maniera molto positiva.

Quale nuovo linguaggio per i giovani? La comunicazione può e deve cercarlo ma il giornalismo può anche fregarsene.

E qui arriviamo a parlare di nuovo linguaggio, che serve per avvicinarsi ai fatidici “giovani” quelli che pare preferiscano altre bevande più o meno alcoliche.

Ma come può un giornalista, che per deontologia professionale deve (non dovrebbe) controllare la veridicità della notizia stessa, parlare bene del vino X se a lui non è piaciuto e soprattutto trovare un nuovo linguaggio? Una notizia è una notizia, stop!

Il comunicatore  invece, che può anche guidare l’opinione pubblica, ha il compito di persuadere e per fare quello deve usare altri modi: qui entra in campo la ricerca di nuovi modi per comunicare, che riguarda quindi solo il comunicatore che si vuole rivolgere ai fatidici “giovani che non bevono più vino”.

Le forme di comunicazione più o meno moderne riguardano quindi il comunicatore, non il giornalista: quest’ultimo (fermo che esista e/o che voglia fare il suo lavoro praticamente gratis) deve fare informazione e quindi usare un linguaggio, magari di alto valore letterario, ma senza travisare o ammorbidire la realtà.

Da tutto questo sproloquio si deduce che.

Se un giornalista parla del vino X deve essere fedele alla realtà dell’assaggio. Quando un giornalista parla del vino X o della manifestazione sul vino Z proprio perché deve usare un linguaggio giornalistico e non imbonitorio,  se ne può tranquillamente strafregare di andare a cercare forme di comunicazione alternative e proseguire sulla sua strada.

Il comunicatore invece ha il compito di cercare, provare e trovare nuovi ed efficienti mezzi di comunicazione, che riescano ad invogliare il signor X (magari giovane) ad interessarsi al vino dell’azienda Y. Come vedete si tratta di due mestieri diversi, entrambi importanti e anche se oggi spesso si confondono in realtà  puntano ( o dovrebbero farlo) in direzioni diverse.

Talmente diverse che mentre il giornalismo sta morendo (per i giornalisti tocco ferro!) la comunicazione e i comunicatori non hanno mai avuto momenti migliori, molto stimolanti perché la comunicazione deve stare al passo con i tempi e se possibile anticiparli.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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