Le novità bianche di Mastroberardino4 min read

Si possono avere tutti i gusti e tutte le opinioni sul vino ma è lapalissiano occuparsi delle aziende leader dei territori per capire lo stato delle cose e l’aria che tira. In Campania il riferimento è, senza ombra di dubbio, Piero Mastroberardino che ha festeggiato un ciclo di massimi riconoscimenti sia per i suoi Taurasi che anche personali grazie alla nomina a Cavaliere del Lavoro oltre che alla conferma alla guida di Grandi Marchi e, last but not least,  responsabile del gruppo di lavoro istituito dal governo per cercare di dare risposta ai problemi che attraversa il mondo del vino italiano.
Nel corso della degustazione annuale fatta nella sua cantina ho deciso di presentarvi i suoi nuovi vini bianchi in uscita tra marzo e aprile.

Irpinia bianco doc 2024 Vibra
Questa è una assoluta novità nella proposta dell’azienda di Atripalda. Si tratta infatti di un bianco ottenuto da uve fiano, greco e falanghina a bassa gradazione alcolica: siamo a quota dieci gradi. Per noi abituati a qualche gradino superiore fa uno strano effetto ma dobbiamo ammettere che si tratta di un bicchiere al passo con i tempi: profumi dolci, esuberanti, di frutta bianca e fiori precedono il sorso leggero, scorrevole, quasi dissetante, decisamente morbido e freschissimo al palato con una chiusura netta e decisa. Si tratta di un vino dall’etichetta vivace che ammicca al mondo giovanile: un aperitivo, qualcosa di non impegnativo che accompagni il piacere di fare due chiacchiere. Una operazione coraggiosa e spiazzante e sono davvero curioso di vedere come sarà recepito dal mercato. Sicuramente è una immagine di svecchiamento aziendale, così come lo sono i due nuovi metodo classico (Ripe d’Altura e Ell’e noir) usciti prima di Natale.
Il prezzo al pubblico è sui 10 euro circa

Irpinia bianco doc 2022  Neroametà
Si tratta di un aglianico vinificato in bianco che ha visto la luce per la prima volta nel 2013, quando Piero decise di riprendere un vecchio progetto aziendale del papà Antonio degli anni ’80 che aveva lanciato il Plinius. Da allora è uscito ogni anno creandosi un proprio pubblico perché particolarmente adatto alla cucina di mare come a piatti di carne. Lavorato solo in acciaio, da uve aglianico coltivate a Mirabella Eclano a 400 metri di altezza. Si tratta della versione secca del metodo classico blanc de noir Ell’e’noir cui facevamo cenno prima. Il naso ha sentori fumé e di note balsamiche, al palato è ancora fresco, pieno di carattere, con un finale lunghissimo. Saltata la 2021, l’annata 2022 è messa in commercio proprio in questi giorni.
Il prezzo che si aggira poco sopra i 17 euro.

Greco di Tufo docg 2020 Riserva  Stilema

Stilema torna al vecchio concetto di vinificazione da cui si era partiti, ossia mettere insieme le migliori uve dei diversi areali con metodi che puntano alla essenzialità del gusto senza concentrazioni e surmaturazioni, ossia senza effetti speciali. Il riferimento è allo stile dei vini prodotti dal padre Antonio che puntavano alla esaltazione del varietale. Il primo Stilema è una Fiano del 2015 che subito convinse tutti. Ottenuto dai vigneti di Montefusco, Petruro Irpino e Tufo, questo bianco è sicuramente uno dei migliori Greco in circolazione, lavorato in acciaio e in barrique di secondo passaggio, presenta le classiche note sulfuree del vitigno ingentilite da note floreali e fruttate. Al palato c’è tutto il carattere del Greco di Tufo, una beva ben caratterizzata, senza concessioni piacione e dolci, impeccabile su tutti gli abbinamenti possibili ad eccezione dei piatti troppo pomodorosi. Finale amaro e lunghissimo. Facile prevedere almeno dieci anni di grande bevute con questa annata.
Sui 40 euro

Irpinia Bianco doc 2019 More Maiorum

Chiudiamo questa rassegna con il quarto vino di prossima uscita per il Vinitaly. Parlo del More Maiorum, una etichetta che vide la luce per la prima volta nel 1995. Si tratta di un blend di Greco e Fiano che fermenta e sosta in barrique per un anno e mezzo prima di affinarsi in bottiglia. Un vino che ho sempre adorato perché rientra nei miei gusti. Al naso parla il Fiano, al palato lavora il Greco. Il risultato è un vino complesso, con legno e frutto ben integrato, la freschezza è ben preservata, il sorso corpo e avvolgente. Nel corso degli anni il protocollo ha accentuato la freschezza di questi due vitigni e il legno è sempre dosato in maniera più sapiente a accorta.
Costa sui 35 euro circa.

Luciano Pignataro

Luciano Pignataro è caporedattore al Mattino di Napoli, il suo giornale online è Luciano Pignataro Wineblog.


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