La trippa da sogno della Cantina di Via Firenze3 min read

“Non v’è lavoro, non v’è capitale, che non cominci con un atto di intelligenza. Prima di ogni lavoro, prima d’ogni capitale, quando le cose giacciono ancora non curate e ignote in seno alla natura, è l’intelligenza che comincia l’opera, e imprime in esse per la prima volta il carattere di ricchezza”.  Lo diceva Carlo Cattaneo, intellettuale milanese, patriota, filosofo, politologo, linguista e scrittore, nonché esponente del pensiero repubblicano federalista.

Francesco Dispoto, siciliano di stanza a Forlì, era un uomo molto intelligente. E così vent’anni fa prese un vecchio circolo dei repubblicani e ci fece un’osteria. Di quelle vere, autentiche, senza alcuna tentazione ulteriore: un’osteria e basta, curata tuttavia con una rara sensibilità per la nostra storia, con un ossequioso rispetto per l’umanità dei luoghi, con una dedizione totale alla felicità altrui.

Oggi i suoi figli, Filippo e Giammarco, continuano a gestirla con lo stesso bernoccolo per l’ospitalità più genuina, con la stessa tenera sincerità familiare, con una spontaneità che entra nel cuore dalla porta principale, quella dell’amore per le cose che ci appartengono e basta, che ci fanno felici senza una ragione specifica.

La Cantina di Via Firenze si trova a due chilometri dal centro di Forlì, cinque minuti d’auto da Porta Schiavonia, lungo la strada che conduce a Castrocaro, in direzione dell’Appennino. Ma in verità è un posto molto più lontano, forse irreale. Magari è solo un sogno dal nome gucciniano, oppure una vecchia foto in 3D scattata un secolo fa, più o meno.

Fatto sta che entrando, ti senti subito a casa. La casa di tuo nonno, del nonno di tuo nonno e di quell’altro nonno ancora; un luogo atavico, monumento alla nostalgia canaglia, al passato malinconico che ha l’odore del rosso contadino e del braciere spento. Un diario di scritture saporite e di cibi scritti attraverso l’ispirazione di un custode del tempo. In cui tutto è credibile, dove tutto appare connesso e intrecciato, sorrisi, abbracci e maraffone inclusi.

La Cantina di Via Firenze è una tavola ipnotica alimentata da aria antica, senza gas tossici, piena di ossigeno vitale che funge da baluardo contro la civiltà dell’impazienza, che è elogio all’estetica della povertà: del resto senza pena la bellezza non esiste. Un indirizzo ghiotto, monelliano; un piccolo tesoro sottratto alle pagine ingiallite di un vecchio libro di sociologia, un contenitore di rughe e pieghe, con i segni di ieri e le memorie di oggi.

Se siete affamati di amore per la vita vissuta a gomiti chiusi, cercando minuscoli angoli di originalità, allora non vi resta che farci un salto, da quelle parti. A mangiare le polpette al sugo di pomodoro, la frittatina di cipolle e patate, la gota all’aceto e salvia, il peposo stracotto per ore e ore e ore. Ma soprattutto, la trippa in umido, da un’antica, secolare ricetta della famiglia Dispoto.

La migliore trippa in umido di una vita intera, ipotesi celeste del più rustico sapore terreno.

Pancia che si fa poesia, o giù di lì.

 

IndirizzoVia Firenze, 183, 47121 Forlì FC
 Telefono0543 479477
Francesco Falcone

Pugliese di Gioia del Colle, Francesco Falcone è un degustatore indipendente, divulgatore e scrittore. Dopo un biennio di formazione nella ciurma di Porthos, una lunga esperienza piemontese per i tipi di Go Wine (culminata con il libro “Autoctono Si Nasce”) e due anni di stretta collaborazione con Paolo Marchi (Il GiornaleIdentità Golose), ha concentrato per un decennio il suo lavoro di cronista del vino per Enogea (2005-2015). Per otto edizioni è stato tra gli autori della Guida ai Vini d’Italia de l’Espresso (2009-2016). Dal 2016 è firma di Winesurf, il Giornale di Carlo Macchi. Nel 2017 ha scritto il libro “Centesimino, il territorio, i vini, i vignaioli” (Quinto Quarto Editore). Nell’estate del 2018 ha collaborato alla seconda edizione di Barolo MGA, l’enciclopedia delle grandi vigne del Barolo (Alessandro Masnaghetti Editore). A dicembre del 2018, per la faentina Quinto Quarto uscirà il suo libro “Intorno al Vino, diario di un degustatore sentimentale”. Deve a Federico Graziani il battesimo vinoso, a Sandro Sangiorgi la passione per la degustazione, a Alessandro Masnaghetti l’amore per il giornalismo, a Giampaolo Gravina il bernoccolo per la scrittura, a Vania Valentini la svolta in direzione dell’insegnamento. Da cinque anni cura numerosi laboratori indipendenti di approfondimento da Nord a Sud d’Italia.


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