La passione per il vino vista al femminile12 min read

Questo nostro “racconto” ferragostano ci porta dritti dritti nelle varie passioni che il vino può scatenare. Una visione dal punto di vista femminile fatta da chi, con grande gioia e consapevolezza, c’è caduta.

Durante il mio progressivo coinvolgimento nel mondo del vino, che mi sta s-travolgendo e trasformando da astemia a winelover assatanata e poi ancora da sommelier AIS a scribacchina occasionale, mi è stata spesso posta  la  domanda: “Cosa ti ha spinto in questo percorso, che poi si è anche trasformato in una vera passione?”. La risposta è invariabile: un colpo di fulmine, che cercherò di analizzare.

E’ cosa conclamata: le donne si sono avvicinate da anni al mondo del vino di qualità e in numeri davvero importanti. Lo hanno fatto e lo stanno facendo con la sana curiosità che le caratterizza, con passione e voglia di apprendimento, con la consapevolezza che qualcosa di positivo era stato loro celato nel tempo, che si tratta di un mondo  ancora non adeguatamente esplorato.

Nelle aziende le troviamo impegnate in prima linea e in vari ruoli: sempre di più sono produttrici a capo di cantine, molte a fianco del compagno o del padre, con grande piglio, determinazione e in alcuni casi lungimiranza. Nei numerosi eventi  le trovi spesso in pole position e sempre di più muovono i numeri delle vendite, tanto da essere diventate trend setter e influire largamente su scelte e vendite nel settore, partendo dalla GDO, passando dalle enoteche fino agli acquisti online. Al ristorante, i camerieri e i sommelier più attenti sanno benissimo di non potersi più permettere di dare per scontato che a scegliere il vino sarà l’uomo.

Le donne sono esigenti e ricercano la qualità, le pervade una volontà di sapere strutturata a 360°, che parte dalle basi più profonde e didattiche. Non a caso gli innumerevoli corsi di avvicinamento al vino – più o meno titolati – sono sempre più frequentati in modo trasversale da donne di varie fasce d’età, ed è davvero un grande piacere vedere come il linguaggio enoico e il desiderio di apprendimento le ponga tutte sulla stesso piano, azzerandone età e professioni.

Le muove una grandissima curiosità e voglia di sperimentare e sono davvero “assetate”, una sete che deve essere distolta dal luogo comune che viene associato al vino, dove la valenza sociale oscilla tra valori positivi del buon bere e negativi degli eccessi devastanti dell’alcolismo. Questa sete che le pervade è quella della conoscenza. Le donne hanno capito quanto il vino possa essere sinonimo di cultura e apra a molte possibili forme di esperienze. Fondamentale è la “conoscenza” dei suoi cambiamenti, in quanto sebbene sia compagno dell’uomo sin dalla notte dei tempi, è tuttora in costante trasformazione e si presta inoltre a molteplici e curiosi scenari evolutivi.

Il vino è un viaggio

Il vino è un viaggio che permette alle winelovers di conoscere nuovi posti che spesso si vorrebbe poter visitare fisicamente, per riempirsi della bellezza di ciò che ha concorso a realizzare il prodotto in questione, comprendendo prima di altri come il “terroir” sia fondamentale per la buona riuscita di un progetto enologico. La storia di un vino, il territorio in cui viene prodotto e le persone che contribuiscono alla sua creazione sono elementi saldamente intrecciati tra loro, nonché causa principale dell’esplosione dell’enoturismo. Il desiderio di far visita a chi il buon vino lo produce nasce anche dalla curiosità di voler associare al prodotto il volto di coloro che hanno investito nel progetto della sua creazione, o meglio – per dirla al femminile – “chi gli ha dato vita”. Questo permette di completare così la conoscenza di una bottiglia con il rispetto e l’ammirazione per chi, in molti casi, fatica non poco ad ottenere il nettare in questione.

Sono assetate di conoscenza, dicevo, di ciò che sta dentro e dietro il bicchiere, perché il vino è tradizione ma anche identità: ognuno ha la sua ed è sempre molto ricca di aneddoti. Spesso affonda nella storia del territorio di origine che, soprattutto in Italia, si traduce nella miriade di vitigni autoctoni che compongono il suo tessuto ampelografico, ce n’è davvero molta da raccontare. 

Il vino è una possibile immersione sensoriale unica e individuale. A grandi linee si possono condividere dei tecnicismi: consistenze, qualità, colori, profumi, morbidezze, acidità, persistenza, le caratteristiche delle sue bollicine. Tuttavia ciò che trasmette dal punto di vista emozionale è del tutto personale ed interpretabile in base alle proprie sensibilità.

Questo percorso di esperienze conduce in modo naturale alla convivialità ed è decisamente rafforzativo farlo con la giusta compagnia, perché il vino è socialità, crea contatto tra le persone, disinibisce, scioglie la timidezza e genera condivisione. Per questo motivo si tende a voler vivere le visite nelle aziende o le “wine experience” trascinano con se schiere di amici o compagni. 

L’uomo è arrivato prima ma…

Ma non solo, va ricordato che l’uomo è da sempre appassionato di questa bevanda ancestrale, che spesso ha svolto la funzione di unica fonte di nutrimento, decantato da poeti, narratori, filosofi, artisti e rappresentato in varie religioni come simbolo di pace, presente anche in molti rituali come aggregante e protagonista indiscusso di banchetti e cerimonie.

Prevalentemente usato in forma conviviale tra gli uomini, non era visto di buon grado se consumato dalle donne, se non in particolari circostanze: come ricostituente (il “cordiale” per uso medicale) oppure in particolari ricorrenze o circostanze, con l’assunzione di vini appositamente dedicati al gentil sesso quali il Rosolio, il Moscato o il Liebfraumilch in Germania.

Nel corso del tempo l’uomo (e sempre di maschio sto parlando) ha saputo utilizzare  il vino come alleato, precisamente come strumento di aiuto nel gioco della seduzione, avendone intuito la potenzialità di interagire con i meccanismi che regolano l’attività sessuale, collegando il legame tra vino e sesso ai piaceri carnali. Molti produttori hanno purtroppo giocato su questo, associando i nomi dei loro vini a riferimenti non troppo velati che dovrebbero andare nella direzione dell’erotismo.

Resveratrolo al femminile

Recenti studi pare abbiano stabilito che il gentil sesso è più sensibile al Resveratolo (contenuto nel vino rosso) che agisce positivamente come antiossidante e sulla circolazione sanguigna; l’alcool invece agisce sui centri nervosi, favorendo il rilassamento e la disinibizione, sul comportamento e di conseguenza sul piacere. La sua assunzione diventa il pretesto per agevolare quei comportamenti che normalmente non si oserebbero adottare a mente lucida, toglie le inibizioni e regala leggerezza.

Il Resveratolo porta dei benefici anche agli uomini, tuttavia in forma minore per via di un differente assorbimento. Il vino è un ottimo vasodilatatore e anche in questo caso agisce sulla  disinibizione, aumenta l’afflusso del sangue nei vari distretti, anche in quelli più “strategici”.

Importante accortezza da sottolineare per la sua fondamentale importanza è la “quantità” che deve essere moderata per gestire al meglio l’alcol e per godere appieno del rilascio di endorfine e dopamina, altrimenti i risultati sarebbero nulli (soporiferi) e la serata rischierebbe di finire tra le braccia di Morfeo anziché tra le braccia della persona desiderata.

Fatto questo, peraltro lungo, preambolo sembrerebbe che alcuni problemi di interazione e comunicazione interpersonale siano definitivamente risolti, ma purtroppo non è mai così semplice.

Sessualità, sensualità e vino

La sessualità, soprattutto dal punto di vista femminile, in realtà anche al giorno d’oggi sembra essere vissuta sempre più con consapevolezza di un momento totalitario in cui si deve necessariamente far convivere mente  – corpo – spirito. Nonostante il modo apparentemente leggero di approcciarvisi, la parte emozionale e psicologica riporta spesso alla ricerca di esperienze più complesse, ricche e complete. Quel gioco della seduzione che si vorrebbe continuasse all’infinito, ma che spesso si esaurisce dopo pochi incontri con molti dei focosi seduttori di cui sopra.

Le donne si sono sempre più avvicinate con curiosità al mondo del vino, poiché quello che era strumento e complice nel gioco della seduzione maschile, ora lo hanno fatto diventare un protagonista. Getta ponti tra le anime in modo trasversale, senza che qualcuno debba essere prevaricante, senza badare a sesso ed età, antesignano della “società liquida” che sta prendendo piede tra le nuove generazioni, regalando benessere psico-fisico, una sorta di “esperienza terapeutica”.

Il vino è un elemento vivo e vivace, suadente, di indubbia piacevolezza (quando è buono) e dal grande impatto emotivo (anche quando non è buono), dal fortissimo potere seducente, legato alla capacità di creare benessere e felicità. Di raffinata eleganza e cultura, che nel suo insieme racconta e racchiude storie e territori, esperienze umane, paesaggi, profumi, presente, passato e progetti futuri.

Per non parlare del richiamo continuo al simbolismo erotico: quando si parla del vino non vi è un momento dove non viene evocato in  modo più o meno esplicito. Partendo dal contenitore se vogliamo che, pur essendo femminile (la bottiglia) è al tempo stesso un simbolo fallico di indubbio richiamo. Il calice, oggetto maschile al contrario, è ciò che di più femminile potrebbe rappresentare, incarnando di fatto un grembo materno accogliente, che continua a riempirsi e a svuotarsi in perpetuo movimento, con lo stelo stretto e lungo del calice che potrebbe rappresentare una sinuosa e seducente gamba di donna. Per non parlare delle varie sfaccettature del colore rosso, sinonimo di voluttà per eccellenza.

Eros e non solo

Non solo richiami erotici ma pure grandi momenti seduttivi che coinvolgono tutti i sensi, un rituale che soprattutto le donne amano vivere appieno quando si approcciano a un vino. Dalla scelta dell’etichetta al momento della sua apertura, dal versarlo nel bicchiere ascoltandone il rumore e contemplandone consistenza e colore, all’immergersi con l’olfatto nei profumi, che sono una sorta di promessa di quello che si andrà ad incontrare. Spesso non resistono all’entrarci e rientrarci più volte con il naso per inebriarsi di fragranze, perse con lo sguardo nell’infinito, alla ricerca di ricordi e sensazioni che partono dall’anima. Recenti ricerche stabilirebbero che l’odore del vino influenzerebbe il desiderio sessuale, il suo profumo infatti, replica la funzione dei feromoni umani, sostanze chimiche che hanno il fine di attrarre il partner, presumibilmente le donne percepiscono questa caratteristica senza la necessità di studi.

E’ probabilmente in questa fase che si prolunga maggiormente il “rituale della seduzione enologica”: per cogliere al meglio tutti gli aromi bisogna saper attendere in modo che si sprigionino al meglio in tutte le sue variabili ed intensità, alle volte sparendo velocemente, spesso trasformandosi e creando nuove nuance, inaspettate.

E finalmente arriva l’incontro carnale con l’avvolgenza del corpo, che ha forma liquida, anche se spesso è morbido, setoso o ruvido e astringente a seconda dei casi. Questo incontro va ad ampliare tutto ciò che è stato percepito in precedenza in una continua sollecitazione di stimoli che coinvolgono tutti i sensi sorso dopo sorso, che portano con la mente in sospensione, in un luogo senza confini e senza tempo.

Anche il  linguaggio tecnico che descrive il vino è lussurioso: vengono spesso utilizzati aggettivi facilmente associabili alla seduzione.

Portare alle labbra un bicchiere di vino è un gesto voluttuoso, dalla grande sensualità, che contiene in sé molteplici richiami sessuali sia espliciti che simbolici.

Se poi si riesce  ad abbinarlo per concordanza o per contrapposizione al giusto cibo, si ottiene un’amplificazione degli stimoli percepiti.

Se l’uomo è da sempre appassionato del nettare di Bacco, la donna negli ultimi anni sta diventando sempre più esperta ed esigente, una cliente sofisticata ed alla ricerca di esperienze emozionali che in questo ambito riesce a trovare e valorizzare anche in un viaggio di conoscenza in solitaria.

Vinceranno le aziende che, oltre che produrre qualità, sapranno raccontare la loro storia e il loro impegno alla loro rinnovata clientela che è sempre più esigente, perché avranno modo di farsi apprezzare da chi saprà ben valorizzare il loro prodotto con tutti i sensi, a differenza delle aziende che rimarranno chiuse al contatto con il consumatore appassionato.

“Il vino ammicca, stuzzica, provoca, guarda, accarezza, allude, sorride, commuove, scopre e insegue.  Ma è anche lascivo, inafferrabile, etereo, inebriante, sfuggente, struggente e avvolgente. Liquido per definizione e per natura, il vino è seducente come mai lo sarà la birra o l’orzata, la camomilla o il mate de coca andino che pure evoca inesistenti e solforosi stordimenti. Quanto a seduzione, con un whisky o un cocktail ci farete lo stesso che con un thè alla vaniglia o una tisana della nonna. Zero, e dovete semplicemente capire il perché… L’alcol vi ubriaca, non vi seduce: il vino prima vi seduce e poi vi aiuta a sedurre. Si fa desiderare. Gioca con voi a rimpiattino, chiuso in quel vetro ingannevole, nascosto dietro l’etichetta che vi ha incantato. Si concede poco a poco, lasciandosi all’aria e alla luce e chiedendovi musica, gioco, parola, celia e letizia. In una parola, vi strega. Dalla più buia notte dei tempi l’uomo è sedotto dal vino, e l’umanità usa il vino per farsi sedurre da baccanti e sàtiri, o per sedurre anime e corpi, donne e uomini, individui e masse”.  

(Vineide – Roberto Cipresso e Giovanni Negri)

Non potevo che chiudere con frasi che ho molto apprezzato, che condensano il mio pensiero e dove si fa riferimento anche al mio nome. Spero di essere stata esaustiva nel dare spiegazione sulla mia passione e auguro a molti di essere travolti, in modo sano e consapevole, dallo stesso “colpo di fulmine”.

Foto di Laone Marques da Pixabay 

Foto di JoeBu da Pixabay 

Foto di Gordon Johnson da Pixabay 

Letizia Simeoni

Beata la consapevole ignoranza enologica. Finchè c’è ti dà la possibilità di approcciarsi alla conoscenza! Prosit.


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