InvecchiatIGP: Alto Adige Pinot Bianco Riserva DOC Sanctissimus 2015, Sankt Pauls3 min read

In questa rubrica non parleremo dei problemi geriatrici di qualcuno di noi (anche se sarebbe utile). Il nostro intento è quello di andare a scovare e raccontare i vini italiani “non giovanissimi”. Abbiamo pensato a questa dizione perché non parleremo quasi mai di quelli che vengono definiti “vini da grande invecchiamento” ma cercheremo sorprese, chicche, specie tra vini che nessuno si aspetterebbe.

Sankt Pauls è un mosaico di 190 famiglie che da oltre un secolo curano 185 ettari di vigneto nell’Oltradige, trasformando il lavoro cooperativo in una vera “grammatica del vino”. Nel borgo di San Paolo, dominato dalla cupola a cipolla del Duomo, la viticoltura non segue mode passeggere, ma le plasma con rigore e pazienza, facendo dialogare tradizione e visione contemporanea. I vigneti si arrampicano dai 300 ai 700 metri, dove l’aria sottile incontra i venti freddi della Mendola e le correnti calde che salgono dal Lago di Garda, mentre argille, porfidi vulcanici e depositi calcarei creano un terreno molto complesso. Questo terroir verticale conferisce ai vini tensione, precisione e personalità, che oggi, sotto la guida di Philipp Zublasing, si esprimono in freschezza, pulizia e beva elegante, senza sacrificare struttura o identità.

Il simbolo indiscusso di questo territorio, ovviamente, è il Pinot Bianco, vitigno che in questa zona ha trovato una vera e propria terra promessa. Se il Kalkberg colpisce per la sua mineralità gessosa e per quella mela gialla croccante che invita al sorso continuo, è nel Sanctissimus Riserva – degustato nell’annata 2015 – che la visione dell’azienda raggiunge le sue vette più alte.

Nato da viti centenarie che affondano le radici sotto la chiesa di Missiano — probabilmente il vigneto più antico della regione — e affinato con rara sensibilità tra anfore di argilla e grandi botti di rovere, questo vino si offre come un’esperienza quasi mistica.

Il naso è un racconto che si apre con lentezza e rispetto: inizialmente pietra focaia, terra bagnata, poi il frutto prende forma, con mele renette mature, pera Williams, scorza di agrume candito. Con l’ossigenazione emergono fiori secchi, camomilla, miele di montagna, una speziatura dolce appena accennata e un ricordo di nocciola tostata, chiara firma di un legno nobile, mai invasivo, perfettamente integrato. Il profilo aromatico è profondo, stratificato, privo di qualsiasi compiacimento.

In bocca il Sanctissimus mostra tutta la sua statura. L’attacco è ampio, sostenuto da una freschezza sorprendente per l’annata. La materia è piena, avvolgente, ma sempre guidata da una spina acida precisa, quasi scolpita, che dà ritmo e profondità al sorso. La sapida impronta minerale, cifra dei grandi bianchi altoatesini, accompagna il vino verso un finale lunghissimo, con un’eco salina e lievemente affumicata che resta impressa nella memoria.

Un Pinot Bianco che non cerca consenso immediato, ma ascolto. E lo ripaga, sorso dopo sorso.

Andrea Petrini

Andrea Petrini, il “giovin fanciullo” del gruppo. Il suo giornale online è Percorsi di vino.


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