Guida Vini: Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Vini facili, assaggi difficili3 min read

Premessa doverosa.

Tra le prove più difficili che un uomo (o una donna) possa sostenere vittoriosamente c’è la raccolta dei campioni per degustazione in Campania, in particolare in Irpinia. Devi essere dotato della pazienza di Giobbe e delle ali di Mercurio per poter girare velocemente (e non una volta sola…) il territorio: soprattutto non devi essere seguace di Marte, dio della guerra, altrimenti potresti cedere al desiderio di usare napalm a gogò.

C’è un’altra soluzione, senza oberare di impegni i santi giovani che organizzano Campania Stories, quella di rivolgersi al consorzio o ai consorzi di tutela. Ma i consorzi quanti sono? Uno, due? E soprattutto funzionano?  E se funzionano, tutte le cantine vi fanno capo? Non è dato saperlo. Alla fine dei salmi Pasquale Porcelli, figlio di Giobbe e nipote di Mercurio ha dovuto comunque appoggiarsi al Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, che ringraziamo in ginocchio.

A proposito, vorremmo essere scherzosi ma chiari con tanti produttori irpini: sappiate che, qualunquemente e pacatamente (come direbbe Cetto La Qualunque), quandemente passerete a miglior vita (e vi auguriamo di farlo tra mille anni) andrete tutti indefettamente, inoppugnabilmente in un purgatorio dove,  per salire in cielo, dovrete cercare in ginocchio un giornalista enogastronomico che recensisca il vostro vino e non lo troverete MAI!

Adesso passiamo la parola a Pasquale Porcelli e alle sue considerazioni.

 

Il tempo passa ed i vini migliorano, non sempre, ma nel caso di molti vini  irpini, l’affermazione è più che d’obbligo.

Considerazioni che ci troviamo a fare spesso, sia per i vini bianchi che per i rossi.

Le esigenze di mercato purtroppo e troppo spesso dettano i tempi di uscita dei vini, condizionandone la valutazione almeno temporanea.

E’ vero che l’esperienza e uno storico che riguarda alcune aziende aiuta a prevedere quale potrebbe essere l’evoluzione, ma non è una pratica sicura: si corre il rischio di dire cose che poi non si avverano. Nessun degustatore ha la sfera magica.

DCF 1.0

Alla luce di questo, le nostre degustazioni  del Fiano e del Greco del 2016  fatte a dicembre hanno a volte confermato i nostri primi giudizi primaverili, ma a volte, non tanto sorprendentemente, ci hanno mostrato vini, più equilibrati, più amalgamati, più tutto in somma.

L’annata 2016 giudicata tra il buono e l’ottimo in primavera,  mostra a distanza di qualche mese il suo vero volto che è quello di una annata non felicissima con vini spesso di poca consistenza sia olfattiva che gustativa.

Come al solito la differenza la fanno sempre le solite aziende che anche in annate come questa riescono a produrre vini di grande ed a volte di grandissimo livello specie guardando al Fiano.

Per quanto riguarda invece il Greco vengono confermate le impressioni generali che avevamo avuto in primavera. Vini dal quadro olfattivo piuttosto modesto e a volte banale, con strutte deboli ed acidità taglienti. Anche qui però non mancano le eccezioni.

In definitiva un’annata che come al solito premia chi ha lavorato bene ed è stato meno colpito dalle calamità naturali di questa annata capricciosa, che ha visto alternarsi gelate primaverili e piogge di tarda estate. Il leopardo  ha colpito  ancora.

 

La “premessa doverosa” è di Carlo Macchi

 

Pasquale Porcelli

Non ho mai frequentato nessun corso che non fosse Corso Umberto all’ora del passeggio. Non me ne pento, la strada insegna tanto. Mia madre diceva che ero uno zingaro, sempre pronto a partire. Sono un girovago curioso a cui piace vivere con piacere, e tra i piaceri poteva mancare il vino? Degustatore seriale, come si dice adesso, ho prestato il mio palato a quasi tutte le guide in circolazione, per divertimento e per vanità. Come sono finito in Winesurf? Un errore, non mio ma di Macchi che mi ha voluto con sé dall’inizio di questa bellissima avventura che mi permette di partire ancora.


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