La prima edizione di Fuori Vinifera ha trasformato la Mostra Mercato del vino artigianale dell’arco alpino (Vinifera) in un evento diffuso tra vigneti e palazzi storici di Mezzocorona, registrando il tutto esaurito con oltre 100 produttori e una formula fortemente incentrata sulla narrazione territoriale.
Il nuovo format si è articolato su tre fulcri: il “Mercato Artigianale”, il “FuoriFocus Local” con i produttori di Mamoiada insieme ai Teroldego Evolution e Slow Food Trentino, e il “FuoriFocus Convinti” dedicato ai vignaioli biologici altoatesini. Questo collettivo riunisce 21 produttori indipendenti accomunati da una visione radicale di artigianalità e sostenibilità, con l’obiettivo di comunicare un’identità del vino lontana dalle logiche industriali.

Le tre location raggiungibili a piedi (o con un bus navetta), si sono snodate in un percorso che ha invitato a scoprire natura, storia e paesaggio della Piana Rotaliana Königsberg. La degustazione è diventata così un’esperienza dove il territorio è diventato parte integrante del racconto.
Il mio percorso degustativo si è articolato attraverso vini che, partendo dalla Slovenia mi hanno portato fino in Sardegna: un viaggio che ha unito territori diversi attraverso una comune visione fatta di sostenibilità e precisione espressiva.
Come detto si parte dalla Slovenia, dove la viticoltura contemporanea oscilla tra tradizione e sperimentazione: i vini colpiscono per mineralità e salinità. Emblematico il lavoro dell’azienda Čotar, i cui vini Vitovska e Teran offrono interpretazioni essenziali, fresche e territoriali. In Istria l’azienda Gordia adotta una filosofia a basso intervento, con macerazioni e fermentazioni spontanee che regalano una Malvasia complessa e strutturata.
In Friuli emerge la riscoperta dei vini dolci. Sandro Micossi dell’omonima azienda, segnala una crescita dei consumi post Covid in aumento del 5% annuo, con Verduzzo, Ramandolo Passito e Picolit interpretati in chiave più dinamica, fresca e meno opulenta (solo acciaio). Un fenomeno in lieve ripresa che coinvolge anche aziende limitrofe, forse condizionato dall’enoturismo di passaggio verso la Slovenia, in forte aumento.
Nel Veneto, a Fastro di Arsiè, Nicola Dall’Agnol rappresenta la viticoltura eroica delle Dolomiti Bellunesi, tra recupero di vitigni autoctoni e utilizzo dei Piwi, con un approccio che coniuga memoria storica e innovazione Pavana, Bianchetta e Solaris raccontano questo percorso. Il progetto Teroldego di montagna colpisce per finezza e freschezza.

In Alto Adige, Garlider si distingue per precisione e pulizia espressiva, con bianchi aromatici e rossi eleganti. In Trentino, Klinger è il vincitore del premio “Picca d’Oro” di questa edizione. Propone vini verticali, sapidi e ben strutturati: la Nosiola da vigne vecchie è il loro riferimento, affiancato da un Gewürztraminer intenso e minerale.
In Lombardia, Nove Lune dimostra il potenziale dei vitigni resistenti con vinificazioni non interventiste che esprimono eleganza e personalità. Il risultato testimonia come i Piwi stiano raggiungendo livelli qualitativi davvero elevati.
L’Alto Piemonte vive un rinascimento qualitativo del Nebbiolo (Spanna): Agricola Garella lo interpreta più teso e sottile, Silvia Barbaglia con note floreali e setose.
In Valle d’Aosta, proposta originale di Mai Domi con il Müller Thurgau in due interpretazioni: “Felicitas”, da lunga macerazione, ha un profilo intenso con note di frutta matura ed una sorprendente tenuta acida, mentre “Imago”, in blend con Gewürztraminer (15%), punta invece su aromaticità ed immediatezza, mantenendo una chiara impronta sapida.
Il viaggio si conclude a Mamoiada, nel cuore della Sardegna, dove il Cannonau prende forma nelle interpretazioni di Dessolis, Montisci, Cantina Grassa e Vite Libere. Vini accomunati da struttura ed intensa speziatura, oggi orientati verso una maggiore ricerca di equilibrio ed eleganza, pur conservando la loro distintiva impronta alcolica.
La prima edizione di Fuori Vinifera segna un passaggio importante nel modo di concepire gli eventi enologici contemporanei. L’abbandono del modello fieristico tradizionale a favore di un’esperienza diffusa sul territorio, si configura come un progetto ambizioso, capace di interpretare le nuove esigenze del mondo del vino.