Degustazioni Lambrusco, anzi dei Lambrusco: mondi molto diversi5 min read

Lo diciamo ogni anno e lo ripetiamo anche stavolta: più che parlare del mondo del Lambrusco occorre parlare del mondo dei lambruschi , specie da quando dal consorzio sono uscite delle importantissime realtà produttive dividendolo di fatto in due dal punto di vista della comunicazione. Da una parte il Consorzio del Lambrusco e dall’altra i Custodi del Lambrusco e la mia sincera speranza è che queste due parti si riavvicinino per evitare di portare maggior divisione in un vino che è già molto complicato da spiegare.

Infatti oltre alle sette denominazioni (Sorbara, Grasparossa di Castelvetro, Salamino di Santa Croce, Reggiano, Colli di Scandiano e Canossa, Mantovano e Modena) All’interno di ognuna ci troviamo in un labirinto di tipologie. Solo per fare un esempio nel Lambrusco di Modena ce ne sono 14 che possono nascere da 8 tipi diversi di uve lambrusco, più eventualmente un 15% di  ancelotta, malbo gentile e fortana. Questo soltanto in una delle sette denominazioni.

Per cui la cosa migliore è forse concentrarsi sulle degustazioni che nella stragrande maggioranza dei casi hanno avuto come oggetto vini dell’annata 2025. A questo proposito, anche se ci è stato detto (ti pareva strano) di essere di fronte ad un’ottima vendemmia, la realtà “nel bicchiere” ci ha dato altre indicazioni. La cosa che in negativo ci ha colpito di più è stata la qualità dei tannini, molto più ruvidi rispetto ad altre vendemmie. Questo può dipendere da vari fattori ma sicuramente una maturazione fenolica non perfetta è alla base di tutto: la prima conseguenza è stata che in diversi casi, escludendo quasi sempre Sorbara e Grasparossa, nelle altre denominazioni abbiamo trovato qualche grammo di zucchero residuo in più per equilibrare la rusticità dei tannini. Ma vediamo il quadro più in particolare

Lambrusco di Sorbara

Vini con profumi leggermente ovattati e, per l’annata 2025 più tendenti al floreale che al frutto. La media qualitativa non è assolutamente bassa anche se il cambiamento climatico o forse le richieste del mercato hanno portato a Sorbara meno austeri e acidi: forse può servire per avvicinare più persone ma quei bei sorbara “lama di coltello” erano un qualcosa di unico e particolare. Per quanto riguarda i migliori  non ci sono nuovi nomi e quindi il nostro consiglio è di affidarsi a quella 3-4 cantine che oramai da anni garantiscono, anno dopo anno, una qualità molto alta.

La media dei vini sopra agli 80 punti (per noi non sono pochi, lo precisiamo sempre!) è del 62%, indubbiamente di buon livello, anche perché la nostra proverbiale tirchieria ha lasciato al di sotto di questa soglia diversi vini di buon valore. Dal punto di vista dei VINI TOP siamo a 2

Insomma quest’anno come valutazione diamo al Lambrusco di Sorbara un bel 7.50

Uva Grasparossa

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro

Anche qui per i vin del 2025 abbiamo notato un live abbassamento della componente aromatica, sempre basata sulla frutta di bosco ma un po’ meno intenza e complessa rispetto ad altre annate. A proposito, lo diciamo qui ma vale un po’ per tutte le denominazioni e tipologie: forse se si decidesse, tutti assieme, di mettere o non mettere l’annata in etichetta (noi saremmo ovviamente per metterla) la situazione sarebbe meno caotica. Ma andiamo avanti : il grasparossa ci ha mostrato anche una tannicità (tipica dei vitigno)  leggermente più rustica ma comunque ben equilibrata. Dal punto di vista qualitativo la situazione è un po’ diversa perché accanto ai classici nomi si sta muovendo qualcosa e questo ci fa particolarmente piacere.

Dal punto di vista di media qualitativa siamo su un 58% di vini che hanno superato gli 80 punti e anche qui abbiamo trovato due VINI TOP: quindi possiamo dirci abbastanza soddisfatti.

Il voto all’annata del Grasparossa di Castelvetro è un 7

Le altre denominazioni

Qui ritroviamo Lambrusco Reggiano, Lambrusco di Modena, Salamino Santa Croce, Scandiano e Canossa e anche gli IGT. Ci spiace dirlo ma la situazione generale è molto difficile e bastano due dati per capirla: da una parte solo il 28% dei vini degustati ha superato gli 80 punti ma l’ulteriore problema è stato che in quel 72% si trovano anche un 33% di etichette che sono state escluse per chiari difetti.

Siamo in un altro mondo, che sicuramente ha i suoi problemi e comunque propone anche vini a prezzi molto bassi ma tutto questo non giustifica un risultato dle genere, anche perché non si sta parlando di piccolissime cantine agli esordi ma di realtà grandi e consolidate.

Ci fermiamo qui perché è inutile affondare il coltello ma è certo che con una situazione del genere il mondo del Lambrusco non può girarsi dall’altra parte.

Il voto a tutte le altre denominazioni e agli IGT non supera il 4

Per chiudere

In definitiva un risultato che, anche se immaginabile, non era mai stato così  “diviso in due” con da una parte due denominazioni con qualità media piuttosto alta e le rimanenti (IGT Emilia compresa) con qualità media di basso livello. Capiamo che oltre ad esserci decine di tipologie di Lambrusco ci sono anche decine di mercati, tra cui molti puntano esclusivamente al prezzo basso, ma se un nome, come il Lambrusco, vuole innalzarsi deve fare qualcosa per questa “periferia della qualità.”

la prima foto in alto è di Francesco_Vignali_Photography, che ringraziamo

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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