“Ascolta. Piove
Piove senza emergenze
Piove su Firenze.
Piove su le tamerici
salmastre e poco arse,
piove sulla Leopolda
che del Chianti Classico
oggi è la tolda.
Piove sul Gallo Nero
A cui mando un pensiero
D’annunzio si rivolterà nella tomba ma di questa poesiuola mi permetto di dare la colpa a Firenze, che in una giornata così plumbea, triste, persa tra nuvole basse e traffico alto, ha dato un benvenuto non certo tonante alla Chianti Classico Collection che si svolge, come sempre, alla Stazione Leopolda.
E come sempre l’organizzazione è perfetta e l’affluenza, sia di stampa che di addetti ai lavori,mi sembra maggiore rispetto ad altri anni.

Pensandoci bene forse Firenze ha indossato quest’abito di pioggia per ricordare l’annata che si presenta oggi, la 2024, anch’essa accompagnata da piogge anche e soprattutto in vendemmia.
Ci siamo messi così ad assaggiare i Chianti Classico 2024 non aspettandoci grandi cose e in effetti grandi cose non abbiamo trovato: la generale carenza di corpo era prevedibile, un po’ meno una tannicità in vari casi pungente e amarognola. La freschezza è una delle poche armi in possesso di questa vendemmia che ci ha mostrato anche dei buoni Chianti Classico ma soprattutto, mentre assaggiavamo, ci ha fatto notare che nella stragrande maggioranza dei casi i vini migliori venivano fuori non tanto da questa a da quell’UGA, ma da vini dove il sangiovese aveva altre uve a fargli compagnia.
Parlo di canaiolo e colorino, ma anche e soprattutto di merlot e cabernet sauvignon, che anche in piccole percentuali portano a vini più aggraziati, meno pungenti al palato e più distesi al naso. Ci sono anche dei buoni sangiovese in purezza ma il messaggio che ci sentiamo di passare è che la 2024 è forse l’annata della riscossa delle altre uve, quelle che danno una benedetta mano quando il “santo” sangiovese ha problemi.

Nemmeno a farlo apposta prima di entrare alla Leopolda parlavo con un produttore chiantigiano che sta per ripiantare del trebbiano, sperando che il disciplinare, prima o poi, permetta di riutilizzarlo in annate opposte alla 2024, cioè calde e siccitose: questo per provare ad abbassare grado alcolico e concentrazione dei vini.
Usare altre uve, come abbiamo fatto notare qui, non è certo una bestemmia perché il Chianti Classico è storicamente un vino da blend e questa è una sua caratteristica che andrebbe valorizzata pur puntando sul sangiovese.
Qualche accenno alle Riserva e alle Gran Selezione del 2023: vini ancora da aprirsi ma con indubbie possibilità di invecchiamento, inaspettate visti i problemi di peronospora che in quell’anno hanno afflitto la denominazione.
Come ormai sapete non parlerò di voti a singoli vini, quelli verranno più avanti: per adesso dovete accontentarvi di un voto medio alla vendemmia, che si attesta tra il 6 e il 6.50, mentre il range di punteggi dei vini parte da 5 e arriva fino a 7.50/8