Chianti Classico Collection 2026: con l’annata 2024 tornano in auge i blend3 min read

“Ascolta. Piove

Piove senza emergenze

Piove su Firenze.

Piove su le tamerici

salmastre e poco arse,

piove sulla Leopolda

che del Chianti Classico

oggi è la tolda.

Piove sul Gallo Nero

A cui mando un pensiero

D’annunzio si rivolterà nella tomba ma di questa poesiuola mi permetto di dare la colpa a Firenze, che in una giornata così plumbea, triste, persa tra nuvole basse e traffico alto, ha dato un benvenuto non certo tonante alla Chianti Classico Collection che si svolge, come sempre, alla Stazione Leopolda.

E come sempre l’organizzazione è perfetta e l’affluenza, sia di stampa che di addetti ai lavori,mi sembra maggiore rispetto ad altri anni.

Pensandoci bene forse Firenze ha indossato quest’abito di pioggia per ricordare l’annata che si presenta oggi, la 2024, anch’essa accompagnata da piogge anche e soprattutto in vendemmia.

Ci siamo messi così ad assaggiare i Chianti Classico 2024 non aspettandoci grandi cose e in effetti grandi cose non abbiamo trovato: la generale carenza di corpo era prevedibile, un po’ meno una tannicità in vari  casi pungente e amarognola. La freschezza è una delle poche armi in possesso di questa vendemmia che ci ha mostrato anche dei buoni Chianti Classico ma soprattutto, mentre assaggiavamo, ci ha fatto notare che nella stragrande maggioranza dei casi i vini migliori venivano fuori non tanto da questa a da quell’UGA, ma da vini dove il sangiovese aveva altre uve a fargli compagnia.

Parlo di canaiolo e colorino, ma anche e soprattutto di merlot e cabernet sauvignon, che anche in piccole percentuali portano a vini più aggraziati, meno pungenti al palato e più distesi al naso. Ci sono anche dei buoni sangiovese in purezza ma il messaggio che ci sentiamo di passare è che la 2024 è forse l’annata della riscossa delle altre uve, quelle che danno una benedetta mano quando il “santo” sangiovese ha problemi.

Nemmeno a farlo apposta prima di entrare alla Leopolda parlavo con un produttore chiantigiano che sta per ripiantare del trebbiano, sperando che il disciplinare, prima o poi, permetta di riutilizzarlo in annate opposte alla 2024, cioè calde e siccitose: questo per provare ad abbassare grado alcolico e concentrazione dei vini.

Usare altre uve, come abbiamo fatto notare qui, non è certo una bestemmia perché il Chianti Classico è storicamente un vino da blend e questa è una sua caratteristica che andrebbe valorizzata pur puntando sul sangiovese.

Qualche accenno alle Riserva e alle Gran Selezione del 2023: vini ancora da aprirsi ma con indubbie possibilità di invecchiamento, inaspettate visti i problemi di peronospora che in quell’anno hanno afflitto la denominazione.

Come ormai sapete non parlerò di voti a singoli vini, quelli verranno più avanti: per adesso dovete accontentarvi di un voto medio alla vendemmia, che  si attesta tra il 6 e il 6.50, mentre il range di punteggi dei vini parte da 5 e arriva fino a 7.50/8

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


LEGGI ANCHE