Uno dei dilemmi vecchi come il mondo è quanto la distintività e qualità di un vino dipendano da quello che comunemente viene definito terroir oppure dalla personalità e dallo stile proprio del vignaiolo.
I vini trentini non reggono il confronto con quelli dell’Alto Adige, soprattutto sul piano del brand, del posizionamento e dell’immaginario collettivo. Un giudizio che non riguarda la qualità del prodotto, ma il contesto in cui questa qualità viene percepita.
La contemporaneità del Morellino di Scansano si conferma essere un filo conduttore per questa versione di Sangiovese baciata dalle note minerali della costa toscana.
L’etichetta è scomparsa dal commercio insieme al suo autore, il mitico patriarca Haridimos. È stata sostituita da altre eccellenze della famiglia Hatzidakis, tuttavia questo 2014 mi è sembrato un monumento all’assyrtiko dell’isola.
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Con “Vino in Alto Adige” il Consorzio Vini Alto Adige firma un’opera completa dedicata alla storia, alla cultura e all’identità vitivinicola della provincia di Bolzano.
Tanti stimoli e temi estremamente attuali sono emersi nel convegno svoltosi il 2 ottobre a Palazzo de Probizer ad Isera nel corso de “La Vigna Eccellente…ed è subito Isera”.
Tre annate di Friulano isontino assaggiate anni fa e, senza saperlo, riassaggiate quest’anno, sono una bella scusa per parlare dei vini di Alvaro Pecorari.
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