Un grazie a Stefano Mancinelli è d’obbligo e un pensiero a quanto potrebbe dare al mondo degli amanti del vino questo vino/vitigno è altrettanto doveroso.
Gli anni ’90 sembrano così lontani, allora i supertuscan avevano adombrato gli altri vini della regione, soprattutto perché spuntavano prezzi per altri inimmaginabili.
Quando si parla di allevamento di bufale nel Lazio viene automatico pensare all’agro pontino, l’unica zona storicamente dedicata che realizza prodotti di notevole livello, certamente non pensi all’alta Sabina!
Evitare il pregiudizio è sicuramente uno dei temi di più difficile applicazione quando un degustatore cerca di valutare un vino con la bottiglia ben esposta davanti ai suoi occhi.
Tra i metodo classico italiani questo ’68, anno zero per l’impresa vinicola della famiglia Bomprezzi\Mirizzi, rappresenta una chicca per intenditori che ricercano nella bollicina sostanza ed emozioni. Il grande verdicchio di Jesi si conferma ancora una volta un’uva polivalente che può fornire vini strepitosi.
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