Prima di parlare dei vini parliamo degli uomini. Ci sembra infatti il minimo ricordare che le terre e le persone che producono quel vino unico e particolare chiamato Lambrusco vivono un momento molto difficile. Il nostro pensiero è con loro e la nostra speranza è che gli aiuti post terremoto siano efficaci ed in tempi il più possibile brevi gli abitanti di quella terra dolce e gentile che è l’Emilia possano tornare a sorridere.
E veniamo ai nostri assaggi, svoltisi oramai come tradizione presso l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna a Dozza. I ringraziamenti sono non solo d’obbligo ma veri e sentiti per un ente che svolge con serietà e pacata efficienza il suo compito.
Di scena quest’anno un numero maggiore di vini, arrivati a un centinaio grazie ad alcune “new entry” emiliane e all’allargamento dell’assaggio ai lambrusco della provincia di Mantova.
Lo scarsissimo matematico che è in me si getta nell’elencazione di facili dati: 98 vini in assaggio per una media stelle di 2.28: la parte alta “del tabellone” vede tre vini con 4 stelle, quattro con 3.5 e ben venticinque con 3 stelle. Sempre quello che quando sfangava un 6- a matematica faceva salti di gioia fino al soffitto, fa notare che tale media è leggermente inferiore a quella (2,33) dello scorso anno.
Metto da parte il matematico dei miei stivali e faccio salire alla ribalta la parte più propensa al ragionamento non meramente matematico per cercare di dare un senso più compiuto ai numeri. In effetti la media è leggermente più bassa ma questo è dovuto, credo, a due fattori precisi: da una parte l’aumento dei campioni in degustazione che porta sempre a un naturale “annacquamento” dei risultati e dall’altra il “dazio” che occorre pagare al passato del lambrusco che, se sta lasciando dietro di se la stragrande maggioranza di vini difettati, ha comunque una coda con cui fare i conti.
Questa coda si è materializzata con 5 vini eliminati per problemi vari (ma naturalmente conteggiati nella media) e 6 campioni che non si sono innalzati dal nostro voto minimo.
Forse a questo punto, più che cercare di controbilanciare parlando dei 56 vini che hanno ottenuto buoni o ottimi voti (sommandoci anche i 24 che hanno preso 2.5 stelle), dimostrando così che quasi il 60% dei lambrusco è di livello più che interessante, la cosa più giusta da fare è parlare di questi vini dividendoli per tipologie più conosciute e numericamente più presenti all’assaggio.
Emilia IGT
La tipologia che ha mostrato le maggiori diversità: alcuni ottimi voti non ci fanno però scordare i molti vini senza grande costrutto che abbiamo assaggiato. In diversi casi i nasi erano scarsi o senza grande spinta e i palati, forse a causa di una vendemmia non certo al top, senza la necessaria potenza e freschezza. Un gruppone molto a macchia di leopardo, dove più che l’indicazione geografica conta il nome del produttore. Voto 5.5
Lambrusco Reggiano
Lambrusco Mantovano
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro
Lambrusco di Sorbara
vini spumanti a base lambrusco
In conclusione, pur non uscendo soddisfatti a 360° come lo scorso anno questo secondo approccio con i lambrusco ci è sembrato comunque molto proficuo e ci ha fatto scoprire sfaccettature e caratteristiche che l’assaggio dello scorso anno non aveva evidenziato. Ribadiamo il concetto che, oggi come oggi, bere lambrusco è forse uno dei modi più intelligenti per approcciarsi a bollicine (qui possiamo dirla la parola, vero????) di qualità spendendo cifre estremamente contenute.
Siamo partigiani di questo vino? Può darsi ma….al cor non si comanda.
