Sessanta anni fa il vino di un piccolo borgo toscano ricco di storia, enoica e non, festeggava l’ottenimento della DOC.
Oggi a San Gimignano nella Sala Dante, dove la Maesta di Lippo Memmi è sempre un balsamo per gli occhi, si sono festeggiati i sessanta anni della DOC (nel frattempo diventata DOCG) nonchè i 750 anni dalla prima volta che la storia ha parlato di Vernaccia a San Gimignano.
Il rischio delle commemorazioni, specie se con tanta storia alle spalle, è quello di rimanere incartapecorite dal peso degli anni. Oggi, grazie soprattutto al Professor Michele Antonio Fino e a Angelo Peretti questo non è successo.

L’intervento di Fino ci ha posto davanti senza tanti fronzoli ad un mondo dove la storia di un vino serve fino ad un certo punto, perché in molti paesi non è detto (anzi è vero il contrario) che la bottiglia di vino sul tavolo ci sia sempre stata, e quindi spesso il vino viene visto alla stregua di altri prodotti, cioè come una moda che va quindi rinforzata rinnovata e affiancata in ogni momento.
Angelo Peretti, partendo da una recentissima analisi Doxa commissionata dal Consorzio, ci ha fatto vedere gli spazi di manovra per chi vuole far conoscere la Vernaccia di San Gimignano in regioni importanti che non siano la Toscana.
Due interventi sicuramente interessanti che sono partiti dalla storia per poi dimenticarla, anzi modellarla al meglio per far conoscere sempre più questo bianco toscano.
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