Piccola premessa: pubblichiamo adesso, probabilmente buoni ultimi, i risultati degli assaggi dei Brunello di Montalcino 2021. Lo facciamo scientemente perché non solo questi vini sono in realtà arrivati in commercio e vengono bevuti da poco tempo, ma perché noi li abbiamo (ri)assaggiati da pochi giorni, così da dare un’indicazione più precisa ai consumatori su quello che, adesso, si troveranno nel bicchiere.
Dobbiamo dire che, dopo aver riassaggiato i Brunello 2021 ci siamo fatti (senza esagerare) i complimenti a vicenda per come, fin dagli assaggi del Benvenuto Brunello scorso, avevamo inquadrato l’annata.
Per quanto riguarda le caratteristiche dei Brunello 2021, dopo averne assaggiati almeno 60, saltando da zone alte a zone basse, da nord a sud mi sento di dire che queste sono le caratteristiche principali dell’annata:
- Notevole morbidezza e dolcezza tannica
- Una certa mancanza di freschezza generalizzata
- Legni sempre più equilibrati e ben dosati
- Vini, specie i “base”, già pronti da bere
- Differenza molto più accentuata che in altre annate tra “base” e selezioni
- Nasi al momento pronti, in pochi casi dominati dall’alcol ma al momento non molto complessi
Dopo averne assaggiati e riassaggiati più di cento non possiamo che confermare ogni singolo punto.

Notevole morbidezza e dolcezza tannica
In effetti i Brunello 2021 (non le selezioni!) sono dei sangiovese morbidi e pronti da bere. I tannini sono quasi sempre dolci ma manca quella che potremmo definire “spinta”, quel quid di potenze e grip che un vino come il Brunello dovrebbe avere. I tempi, le mode e il clima cambiano e sicuramente i produttori si sono adattati, vedendo il Brunello più proiettato nel presente che nel lontano futuro. Qui però dovremmo parlare anche di un altro fattore, ma lo faremo nello spazio dedicato alle Selezioni e alle differenze con i Brunello base.
Una certa mancanza di freschezza generalizzata
Il Brunello di Montalcino non è mai stato un vino verticale ma una certa austerità è una logica figlia del vitigno. Tra i 2021 “base” invece l’acidità non riesce quasi mai a incidere e a rendere meno monocorde la buona facilità di beva. Il sangiovese di vaglia dovrebbe in qualche modo distinguersi dai vini troppo morbidi e rotondi, a meno che non si voglia puntare solo e soltanto su mercati amanti dei vini molto facili anche tra le tipologie da invecchiamento. Tutto questo, mentre pare che il mondo voglia copiare il nostro modo di fare grandi rossi da uve autoctone, suona abbastanza strano.
Legni sempre più equilibrati e ben dosati
Ormai i Brunello che sanno di legno sono un ricordo del passato. Il giusto mix tra vino e legno ormai a Montalcino è di casa e questo è un bel punto di vantaggio rispetto ad altre zone dove ancora lo devono capire. Indubbiamente i quattro anni di invecchiamento servono a smussare i sentori di legno e una grossa mano la danno sicuramente i periodi passati in vetro dopo l’imbottigliamento e prima della commercializzazione.

Vini, specie i “base”, già pronti da bere
I 2021 base sono in gran parte vini nati pronti, l’abbiamo detto, lo ribadiamo ma qui ci interessa capire le loro possibilità di invecchiamento. Di solito quando i vini sono equilibrati alla nascita hanno anche buone possibilità di allungare nel tempo la loro vita, ma tanti 2021 ci sembrano più che vini equilibrati dei Brunello a cui manca qualcosa (acidità, pienezza) e quindi in generale, selezioni a parte, non li vediamo pronti per un lungo invecchiamento.
Differenza molto più accentuata che in altre annate tra “base” e selezioni
I Brunello 2021 “base” in diversi casi sembrano figli di altri genitori rispetto alle selezioni. A partire dai colori – rubino con note aranciate i primi, rubino brillante o anche porpora i secondi- per passare dagli aromi – molto più intensi, complessi, con legni leggermente più marcati ma comunque ben fusi nelle Selezioni – per arrivare al palato dove le Selezioni hanno concentrazioni e potenze nettamente superiori, tannini molto più marcati e anche acidità più in vista. Sono vini di un’altra categoria, che però fanno sorgere alcuni quesiti. Da una parte, almeno per adesso, questo miglioramento porta a vini più concentrati ma non più eleganti: migliori ma non nell’immediato e qui si entra nel campo del doveroso futuro che dovrebbero avere questi vini. Il Brunello di Montalcino è un vino per definizione da invecchiamento ma nei 2021 e anche in altre annate passate e soprattutto future, questo ruolo è stato, viene e pare verrà interpretato dalle Selezioni. Allora quale sarà il futuro ruolo del Brunello base? Il vino non solo più prodotto sul territorio ma quello che nell’immaginario è ciò che nella realtà è diventato il mondo delle selezioni. Questa rovesciamento dei ruoli farà bene ai bevitori di Brunello che non sempre si possono permettere cifre con almeno due zeri per bere una buona bottiglia?
E qui si arriva al domandone finale: non è che i Brunello 2021 base sono un po’ “leggerini” anche perché dalla massa sono state tolte le uve migliori per fare una o due o tre) Selezioni e una o due Riserva? Non è che se tutto il vino, vista l’annata non felicissima, fosse confluito in un unico Brunello oggi useremmo altri termini per parlare di questa vendemmia, magari già abbastanza pronta ma con ottime possibilità di invecchiamento, come affermato “pro domo sua” a suo tempo dalle stelle consortili?
Comunque anche se le Selezioni sono sicuramente un gradino (in qualche caso forse uno e mezzo) sopra i base adesso non mostrano tutta la loro qualità, proprio per questo bisogno di tempo per arrotondarsi e probabilmente diventare da “grossi vini” dei “grandi vini”.

Nasi al momento pronti, in pochi casi dominati dall’alcol ma al momento non molto complessi
Rispetto a quasi un anno fa le cose sono leggermente migliorate ma non tanto. Per questo preferiamo dare un po’ di spazio alle Riserva 2020
Brunello di Montalcino Riserva 2020: vini di un’annata non da Riserva
Potremmo semplicemente fermarci qui, perché le Riserva 2020 sono, quasi tutte, i classici vini tenuti un anno di più in botte e venduti al doppio o al triplo del prezzo dell’annata. In più hanno un po’ di legno, forse un po’ d’alcol (non certo richiesto in annate come la 2020) e sicuramente un prezzo esagerato per la loro media qualitativa e soprattutto per le differenze reali con i Brunello d’annata. Ormai la strada del Gran Vin di quasi tutte le cantine ilcinesi passa attraverso la o le Selezioni: le Riserva sono in gran parte vini da nostalgici amanti del sangiovese e dotati di portafogli ben gonfi.