Alla vigilia della vendemmia 2026 la Provincia Autonoma di Trento e la Camera di Commercio, andando in direzione opposta rispetto a quanto avviene (purtroppo) negli ultimi anni in Italia, restituiscono valore formale alla Ganzega, una consuetudine antica dove amici, parenti e vicini si aiutavano nei momenti più intensi del lavoro agricolo. Accanto alla Ganzega arriva anche l’aiuto di soccorso tra agricoltori, due pratiche che raccontano un modo antico, ma ancora attuale, il vivere la campagna
Il 27 luglio 2026 la Camera di Commercio ha riconosciuto la Ganzega (regalia in alcune zone) e l’aiuto di soccorso come usi e consuetudini del territorio. La Provincia ha confermato che il riconoscimento dell’aiuto occasionale e non retribuito durante la vendemmia e la raccolta di mele o altri frutti, così come quello solidale tra agricoltori, è operativo. Non nasce dunque una nuova forma di lavoro agricolo, ma viene riconosciuta una pratica già esistente, documentata e radicata nella comunità.
La Ganzega è innanzitutto un gesto di reciprocità: durante la vendemmia o la raccolta della frutta: amici, parenti, vicini e conoscenti potevano prestare gratuitamente e occasionalmente la propria opera all’agricoltore. Non c’era e non c’è uno stipendio: il ringraziamento era rappresentato dal pasto condiviso, dal momento conviviale che spesso concludeva la giornata di lavoro.
È facile capire come questa consuetudine abbia trovato terreno fertile in un’agricoltura fatta per lungo tempo di piccole aziende familiari e di lavoro distribuito all’interno della comunità. Quando arriva la vendemmia, il tempo per raccogliere l’uva è poco, il lavoro molto e l’inclemenza del tempo può complicare ulteriormente le cose. Un vicino, un parente o un amico possono allora fare la differenza.

È proprio questa dimensione collettiva a renderla interessante anche per chi guarda al Trentino attraverso il vino. Prima ancora di essere un rito della produzione, la vendemmia era un rito sociale: si lavorava insieme e insieme si mangiava. L’uva diventava così un punto d’incontro tra agricoltura, famiglia e comunità.
Nell’aiuto di soccorso invece è un altro imprenditore agricolo a intervenire gratuitamente quando un collega è temporaneamente impossibilitato a lavorare per malattia, infortunio o altre situazioni oggettive e comprovabili. È la forma più concreta di quella solidarietà che per generazioni ha permesso alle piccole aziende di affrontare gli imprevisti. Se un agricoltore si fermava, il lavoro nei campi non poteva aspettare: qualcuno doveva occuparsi della vigna, degli animali o della raccolta. Il vicino diventava così una sorta di assicurazione sociale informale, fondata sulla certezza che, in caso di bisogno, sarebbe arrivato qualcuno a dare una mano.
Il riconoscimento è arrivato al termine di un percorso durato circa due anni, durante il quale sono state raccolte fotografie, lettere, diari e testimonianze. La ricerca ha consentito di ricostruire una tradizione che attraversa la storia delle campagne trentine, dalle testimonianze storiche fino agli archivi fotografici del Novecento.
Un precedente importante è quello dell’Alto Adige, dove dal 2018 una consuetudine analoga, relativa all’aiuto sporadico e occasionale durante la vendemmia, è inserita nella Raccolta degli usi della provincia di Bolzano. Il confronto con l’esperienza altoatesina ha contribuito ad avviare anche in Trentino il percorso di ricerca e riconoscimento.
La scelta della Camera di Commercio di Trento assume così un valore particolare: non si limita a fotografare il presente, ma riconosce la profondità storica di un comportamento collettivo. La solidarietà agricola non è un’invenzione per risolvere la contemporanea carenza di manodopera, ma una componente della cultura rurale trentina.
Il beneficio più immediato riguarda le piccole aziende, soprattutto in un momento in cui reperire manodopera per la vendemmia e la raccolta è sempre più difficile. Poter contare su un aiuto occasionale e gratuito di persone legate all’agricoltore da rapporti di parentela, amicizia o vicinato offre maggiore certezza e riconosce formalmente una pratica già presente nella vita delle campagne.
Non è un dettaglio secondario: in molte realtà viticole di piccola dimensione, poche giornate di vendemmia concentrano una quantità di lavoro difficile da sostenere con le sole forze familiari. La Ganzega può quindi diventare uno strumento di flessibilità, ma anche un elemento che aiuta a mantenere viva un’agricoltura fortemente legata alla dimensione familiare.
Il valore, però, non si misura soltanto in ore di lavoro, c’è un capitale sociale difficilmente quantificabile: disponibilità reciproca, conoscenza tra vicini, senso di appartenenza a una comunità. Nelle aree rurali e montane rappresentano ancora una risorsa concreta che oggi viene riconosciuta, documentata e valorizzata anche sul piano istituzionale.

Proprio perché il riconoscimento offre maggiore certezza, occorre però evitare che una consuetudine nata dalla spontaneità venga trasformata in uno strumento per sostituire il lavoro regolare. La Ganzega è tale perché è occasionale, gratuita e fondata su rapporti personali. Se l’aiuto diventasse sistematico o continuativo, perderebbe il senso stesso della pratica.
Il riconoscimento, inoltre, non cancella gli obblighi legati alla sicurezza né le responsabilità che possono derivare da eventuali incidenti: il nuovo compendio provinciale richiama infatti espressamente questi aspetti. È questo il punto più delicato: dare certezza senza burocratizzare la tradizione. La stessa Confederazione Italiana Agricoltori del Trentino ha sottolineato la necessità di preservare lo spirito originario della Ganzega, evitando nuovi adempimenti che possano appesantirla.
La Ganzega racconta qualcosa che va oltre il lavoro nei campi: un modo di produrre e vivere il vino in cui la vigna non è soltanto un luogo di produzione, ma uno spazio di relazioni. In un’agricoltura sempre più tecnologica e regolamentata, ricorda che esiste ancora una forma di economia costruita sulla reciprocità. Un’economia fatta di mani, tempo e fiducia, perché in Trentino anche dietro un grappolo d’uva può esserci una comunità intera.
La foto di testa è di Layers da Pixabay