Credo fosse il 1991, partecipai ad una cena di produttori piemontesi in Toscana. Il primo vino non l’avevo mai sentito nominare, era un Arneis e il produttore lo presentò così “Si chiama Arneis da “arnese”, inteso come uva adatta un po’ a tutto ma fino ad ora era stata usata soprattutto nei filari vicino alla strada per non far impolverare il nebbiolo o la barbera. Abbiamo iniziato da poco a vinificarla e viene fuori un bianco semplice e fresco da bere come aperitivo”
Sono passati bel 35 anni e quel vitigno “Arnese” non solo è diventato il punto di forza di un territorio come il Roero ma ormai ha caratteristiche che gli permettono sia di essere bevuto giovane sia di invecchiare benissimo. Non per niente tra i migliori cinque vini dei nostri assaggi di quest’anno due sono del 2025, uno del 2024, uno del 2019 e uno del 2016.

In questi 35 anni l’Arneis ha cambiato faccia e l’ha fatta cambiare al territorio, divenendo il vino più prodotto nel Roero e quello su cui molte aziende basano i loro bilanci.
Tutto questo senza cercare “scorciatoie” molto usate da altre parti, come inserire piccole percentuali di uve semiaromatiche o semplicemente usare tecniche di cantina che, almeno nei primi mesi, modificano non poco il profilo aromatico dei vini.
Da anni il Roero Arneis è un vino che si fa più in vigna che in cantina e anche nelle annate non facili riesce a dare buoni risultati.
Annaa difficile è stata sicuramente la 2024 ma anche la 2025, ha avuto un andamento altalenante: la seconda è comunque nettamente migliore della prima e ha due caratteristiche importanti: un’alcolicità leggermente più bassa rispetto alle ultime annate (escludendo la 2024) e una buona acidità, anche se non altissima. Questo ha portato a vini già più equilibrati alla nascita e spiega il buon risultato medio degli assaggi, che ha visto ben il 75% degli Arneis 2025 ottenere un punteggio uguale o superiore agli 80 punti (che per noi, lo diciamo sempre, non sono assolutamente pochi), con vini che mostrano buon corpo, sapidità e una caratteristica riscontrata in varie zone d’Italia, una colorazione più intensa.

Se i 2025 ci hanno soddisfatto, quelli delle annata più vecchie (come accennato siamo arrivati fino al 2016) in qualche caso ci hanno addirittura entusiasmato, anche perché per la stragrande maggioranza l’uso del legno è veramente ridottissimo e permette al vitigno di esprimere i suoi classici terziari con note particolari che partono dal frutto maturo e poi ricordano anche gli spumanti metodo classico (burro, pan brioche, crosta di pane), per poi arrivare all’idrocarburo.
In definitiva la 2025 è stata una buona annata per gli Arneis e la denominazione nel suo insieme ci sembra stIa crescendo bene e con la dovuta calma.