Sarà anche dall’altra parte del mondo, sarà un mercato, una società, un modo di pensare molto diverso dal nostro di “vecchi” europei, ma andando a leggere la presentazione di Young Gun of Wine Awards una selezione/concorso australiano giunta alla ventesima edizione e che premia i produttori che da poco sono entrati nel mondo del vino, rimani piacevolmente sorpreso.
La prima e vera sorpresa è l’affermazione di Rory Kent, il fondatore del concorso, “Quando Young Gun of Wine è stato lanciato nel 2007, la premessa era semplice: rendere il vino più rilevante per i giovani australiani. All’epoca, la fiducia nel vino tra i giovani australiani si attestava appena al 19%. Il vino aveva un problema di immagine. Volevamo cambiarlo, e il modo per farlo era trovare giovani viticoltori, raccontare le loro storie e renderli il volto del vino. Da allora, la fiducia nel vino tra i giovani australiani è più che raddoppiata, raggiungendo il 50%, in controtendenza rispetto agli standard internazionali.”

Avete letto bene: dal 19% al 50% in venti anni! Ora non so se il merito sia solo di questo concorso ma sicuramente un modo meno paludato di proporre e bere vino è sicuramente servito per avvicinare i giovani.
Tra quello che dice Rory mi ha colpito una frase “Da allora una generazione di viticoltori appassionati, creativi e audaci si è fatta avanti, ha prodotto vini straordinari e si è rifiutata di renderli intimidatori. Sono loro che hanno fatto la differenza.»
Intimidatorio… ci siamo mai domandato quanto il modo “occidentale” di comunicare, consigliare, servire, avvicinare al vino sia intimidatorio?
Probabilmente in buona fede nessuno pensa che “profumo di radice di giaggiolo” e decine di altri termini possano intimidire ma forse lo fanno e sarebbe interessante capire grazie a quali modi e termini i giovani australiani si sono avvicinati al vino pur, come sottolinea Rory, in un momento economico difficile, più o meno come il nostro.

E come si è sviluppata una nuova generazione di produttori? “Ciò che colpisce di più di questo gruppo di finalisti (finalisti del concorso n.d.r.) è la pura ingegnosità. Si tratta di produttori che hanno esaminato ogni ostacolo – il costo delle attrezzature, il prezzo dell’uva, la difficoltà di affermarsi in un settore con elevate barriere all’ingresso – e hanno trovato un modo creativo per superarlo. Garage di periferia trasformati in micro-cantine. Vigneti abbandonati riportati in vita. Varietà piantate che nessuno nella regione aveva mai provato prima. Strutture condivise, furgoni presi in prestito, giornate di imbottigliamento con gli amici. C’è un’energia anticonformista che pervade questo gruppo ed è davvero entusiasmante. I vincoli sono un catalizzatore straordinario per la creatività.”
Interessante forse per noi è capire con che uve in Australia i giovani produttori stanno riportando i giovani al vino. Ecco un breve elenco: “Le varietà meno conosciute stanno avendo un impatto maggiore che mai, e per ragioni che vanno oltre le mode. Fiano, vermentino, sangiovese, negroamaro, primitivo, albariño, touriga nacional, graciano, aglianico, lambrusco, nero d’avola: queste varietà sono state scelte non perché di tendenza, ma perché resistono al calore, mantengono la loro acidità naturale, richiedono meno acqua e prosperano dove shiraz e chardonnay faticano sempre più.”

Ci trovate qualche uva che potrebbe dare buoni vini anche in Italia? Scherzi a parte ogni tanto dare un’occhiata oltre il nostro orticello serve, se non altro a capire che non bisogna andare a cercare risposte fuori dal mondo per un mercato che tira meno ma semplicemente fare bene, con semplicità, senza “tirarsela tanto” quello che sappiamo fare. Questo sia come produttore che come comunicatore e, naturalmente, come giornalista.
Last but not least: se andate a dare un’occhiata sia a Young gun of Wine che ad altri siti sul vino australiani potrete vedere che la stragrande maggioranza delle bottiglie sono leggere o leggerissime, diciamo dai 380 ai 450 grammi. Forse ai giovani può piacere il fatto di usare bottiglie leggere e sostenibili? Come diceva un vecchio adagio televisivo su un’altra bevanda “Meditate gente, meditate.”