Terre di Toscana compie diciotto anni  tra sorprese, conferme, bollicine e sfumature rosa5 min read

E così, ridendo e degustando, siamo arrivati alla diciottesima edizione di Terre di Toscana, la manifestazione organizzata da L’AcquaBuona. Nel modo di dire ho sostituito scherzare con degustare perché malgrado il clima di allegrezza che pervade gli ambienti dell’ Hotel Una Esperienze di Lido di Camaiore, si può degustare con tranquillità e in maniera rilassata.

Quest’anno sono stati circa centoquaranta i  produttori che hanno presentato i loro vini e circa settecento le etichette presenti.  La domenica ha visto come sempre una cospicua affluenza di pubblico misto, tra stampa e semplici appassionati, mentre il  lunedì, dedicato agli operatori, l’affluenza è stata addirittura maggiore, a dimostrazione del sempre più alto valore professionale dell’evento.

Come sempre i visitatori, che quest’anno sono stati oltre duemiladuecento, hanno potuto apprezzare le ultime annate di vini di aziende che non hanno bisogno di presentazione, ma anche qualche “curiosità”(in alcuni casi evitabili bizzarrìe) di aziende più o meno blasonate che per gioco o chissà perché, si sono “divertiti”  a fare e di cui preferisco non parlare. Inoltre si possono incontrare piccole realtà poco conosciute, ma non per questo di minore qualità.

E se è sempre più probabile assaggiare, non sempre con soddisfazione,  spumanti ottenuti sia con metodo classico che charmat anche in Toscana (terra di rossi per antonomasia), notevole è il crescente interesse per il rosato che porta, purtroppo, ad avere anche in questo caso produzioni non sempre degne di nota.

Prima di regalarvi alcune note di degustazione di ciò che mi ha colpito particolarmente in questi due nuovi “settori” un paio di considerazioni.

La prima riguarda i Brunello e in generale tutti i vini rossi che hanno bisogno di tempo: finalmente ho sentito di nuovo vini non pronti! Sì, avete letto bene, finalmente. Vini ottimi, ma che, essendo appena messi in bottiglia, hanno bisogno di restarci per un po’, come dovrebbe essere, e non vini pronti, già belli rotondi che dopo pochi anni sono in fase calante . La seconda riguarda il mito Sassicaia: ho assaggiato il 2023 che, malgrado sia stato appena messo in commercio e quindi assolutamente non pronto, riconosci che è un buon vino, senza le imperfezioni che di solito ci trovavo.

E adesso veniamo a bolle e rosati, due mie personali passioni: quindi il fatto che vadano particolarmente di moda non può che farmi piacere.

Per le  bollicine vorrei citare una piacevole scoperta e una conferma. La prima è il metodo classico QuattroSorelle dell’azienda Terreno di Greve in Chianti: da sole uve Sangiovese, 72 mesi sui lieviti, dosaggio zero, vendemmia 2017. Fresco, buona acidità, perlage fine, persistente, elegante. Davvero una bella sorpresa. Ovviamente produzione limitata.

La conferma è il Particolare Brut Rosè metodo charmat della Tenuta del Buonamico di Montecarlo. Da uve Sangiovese e Syrah, un compagno ideale per aperitivi e stuzzichini: nomen omen perchè particolare lo è davvero, a cominciare dall’accattivante etichetta stile liberty su fondo rosa antico.

Riguardo ai rosati invece c’è la tendenza ad abbandonare lo stile “provenzale” di vini scarichi, leggeri, non necessariamente nella  gradazione, ma di facile beva, molto estivi,  per andare incontro a vini più strutturati, definiti da alcuni produttori “più gastronomici” perché reggono bene anche piatti più importanti. Rosati che sono più vicini ad un vino rosso leggero che ad un bianco, ed è la scelta che ha fatto per esempio Riecine, di Gaiole in Chianti, che dopo aver prodotto per più di dieci anni  il Palmina, un rosé in stile provenzale da Sangiovese è passato a produrre da quest’anno un rosato da macerazione, ottimo ma completamente diverso.

Fedele alla “pressatura” la piacevolissima scoperta Occhi di Fata, sangiovese dell’azienda Valle del Sole di Lucca, che ovviamente si trova sulle colline lucchesi, in una zona particolarmente soleggiata con buona ventilazione e discreta escursione termica, che dona ai vini ottima acidità.

Come pure piacevole scoperta è stato il Rosato di Caparsa (si chiama proprio così) da sole uve Sangiovese, dell’omonima aziendadi Radda in Chianti. Un vino versatile, perfetto come aperitivo, sicuramente adatto per piatti di pesce ma credo che  arriverebbe a sostenere anche un piatto di carne. Dopo due scoperte, tre conferme.

L’ottimo  Montecucco Rosato Grottolo di Collemassari: da Sangiovese, Ciliegiolo e Montepulciano, vinificato con pressatura soffice e fermentazione a bassa temperatura in acciaio.  Delicato ma “vivace”, ottimo dall’aperitivo a tutto pasto, leggero e al tempo stesso sufficientemente
di carattere tanto da “sopportare” anche piatti saporiti.

Le Balze Rosa de I Balzini,  a base Sangiovese per l’80% con un 20% di Merlot: malgrado sia di un rosa intenso abbastanza carico e abbia la consistenza di un vino rosso, mantiene la leggerezza e la freschezza di un vino bianco. Un vino quindi versatile ed estremamente piacevole.   

Così come lo è il Ceraso di Panizzi, che però ha invece una tonalità molto chiara, ottenuta  usando le stesse tecniche di vinificazione applicate alla Vernaccia. Sangiovese, Merlot e Pinot Nero vengono infatti vinificati in bianco, preservandone così la freschezza. Questo non solo perché per la filosofia Panizzi questa è irrinunciabile quando si beve in rosa, ma perché così facendo viene mantenuta anche l’impronta territoriale sapida dei vini di San Gimignano.

Arrivederci all’anno prossimo, noi ci saremo e voi?

Tiziana Baldassarri

Ho due grandi passioni: il mare ed il vino. La prima mi fa vivere, la seconda gioire. Dopo il diploma di aspirante al comando di navi mercantili ho lavorato nella nautica sia in terra che in mare per poi approdare a scuola, dove sono assistente tecnico mentre dopo il diploma di sommelier ho partecipato attivamente alla vita di FISAR  facendo servizi, curandone i corsi come direttore e ricoprendo cariche istituzionali.

Ma la sublimazione assoluta della passione enologica è arrivata con l’arruolamento nell’esercito di winesurf dove degusto divertendomi  e mi diverto degustando, condividendo sia con gli altri “surfisti” sia con coloro che ci seguono, le onde emozionali del piacere sensoriale.


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