Per un Vino Nobile sempre più nobile: Anteprima 20264 min read

Sempre più nobile lo speriamo, di certo sempre più territoriale, soprattutto con l’introduzione delle UGA “ Le Pievi” e l’attenzione finalmente rivolta verso il Rosso di Montepulciano.

Ma andiamo per ordine: sotto la lente d’ingrandimento le annate 2023 per il Vino Nobile e il 2022 per la Riserva.

Vino Nobile di Montepulciano 2023

Da un’annata estremamente complessa e impegnativa le aspettative non erano alte: una primavera molto piovosa e umida hanno favorito la diffusione della peronospora, l’estate ha alternato ondate di calore e grandinate diffuse. Questo si è tradotto in una riduzione delle quantità prodotte mediamente del 25% (con punte molto più alte…) per una feroce selezione in vigna. Le uve rimaste però sono state mediamente di ottimo livello qualitativo. I produttori sono riusciti a difendersi, infatti all’assaggio i vini problematici sono stati pochissimi.

Vini mediamente meno potenti al palato, con trame tanniche un po’ troppo sopra le righe; ci sono varie punte d’eccellenza ma è ancora troppo presto per dare dei verdetti. I vini prodotti anche con tagli bordolesi (consentiti dal disciplinare fino ad un massimo del 30% del totale della massa) hanno evidenziato una morbidezza maggiore a scapito però di una minore identificabilità.

Ed è proprio quest’ultimo punto che appare ancora essere il tallone di Achille della denominazione, che malgrado un notevole miglioramento e una decisa convergenza sull’uso del vitigno principe (il Sangiovese), rimane ancora con zone grigie in cui si fa  fatica a riconoscere il vino come “territoriale”. Ma c’è da chiedersi se sia davvero un Tallone di Achille o un punto di forza? Perché in annate meno favorevoli forse l’uso dei vitigni bordolesi aiuta a superarele più brillantemente .

Riserva 2022

Il salto dell’annata si sente, con vini più rigorosi e tannini più decisi, malgrado ciò rimane inconfondibile la matrice di eleganza che questi vini sanno esprimere. Anche in questa sezione presenti alcuni vini trasfigurati da eccessivo uso di altri vitigni. Complessivamente la media è su riserve agili e destinate a durare nel tempo.

Rosso di Montepulciano 2024

Un seminario è stato (finalmente!) dedicato a una tipologia meno conosciuta ma dal potenziale qualitativo e commerciale molto alto, se visto in chiave di cambiamento gusti e tendenze.

Abbiamo assaggiato sei vini apparsi fin da subito godibili: un palato più delicato che si esalterebbe in un abbinamento con molti piatti leggeri è stato il comune denominatore. Una tipologia che andrebbe valorizzata molto di più di quello che avviene oggi. Al momento il consumo è principalmente locale. E’ un vino dal prezzo più accessibile che incontrerebbe le tasche anche di consumatori più giovani e farebbe da porta di ingresso agli altri vini più importanti della denominazione.

Penso sia un vino che per sua natura si dovrebbe ottenere da uve Sangiovese e/o Canaiolo, Colorino o altri vitigni autoctoni come mammolo , capaci di rendere il vino snello, acido e facile.

Le Pievi

Per la prima volta ho potuto assaggiare insieme 28 vini della nuova UGA, dell’annata 2022 e 2021.

Vale la pena ricordare che questa tipologia nasce da un progetto di zonazione del Consorzio; un progetto fortemente voluto per dare una connotazione strettamente territoriale a questo vino che si pone al vertice della piramide qualitativa della denominazione.

Si basa principalmente su questi principali cardini:

  • provenienza delle uve da singole vigne con un minimo di 15 anni.
  • Il vitigno consentito è il Sangiovese accompagnato esclusivamente da vitigni complementari storici (come canaiolo e colorino) fino a un massimo del 30%.
  • Uve di proprietà della cantina che lo produce.
  • Uve provenienti dall’interno di una Pieve.
  • Esame organolettico e analisi chimiche accurate, anche della quantità di brettanomyces presenti nel vino.

Al di là di questo o quel vino più o meno buoni la cosa che più risalta in assaggio è la loro (finalmente) compattezza stilistica. Questo non vuol dire che siano tutti uguali, ma che si possa cominciare a poter comparare i vini l’uno con l’altro, apprezzandone o meno le filosofie produttive, ma generati comunque tutti da una matrice comune.

Siamo solo alle prime uscite sul mercato ma fin da adesso si può dire che questa tipologia renderà giustizia all’identità di un territorio e che potrebbe convincere i molti produttori ad usare sempre meno altri vitigni per favorire il Sangiovese, unico ed irripetibile attore della viticultura di questi bellissimi territori. L’unica nota probabilmente stonata potrebbero essere i prezzi di questi vini, che dovrebbero toccare fasce “over 100 Euro” dove la concorrenza è spietata (basta guardare a ovest verso Montalcino) e le novità, specie in questo momento, faticano ad imporsi.

Gianpaolo Giacomelli

È nato a Lerici, vive a Castelnuovo Magra ed è quindi uomo di confine tra Toscana e Liguria. Al momento della “scelta” ha deciso di seguire la passione per le cose buone invece del comodo lavoro dietro una scrivania. Così la “scelta” lo ha portato a Londra a frequentare i corsi per Master of Wine, finendo tempo e soldi prima di arrivare agli esami. A suo tempo ha aperto un winebar, poi un’enoteca e alla fine ha un’associazione culturale, un wineclub, dove, nella figura di wine educator, propone serate di degustazione e corsi. Fa scorribande enoiche assaggiando tutto quello che può, sempre alla ricerca di nuovi vini. Ha collaborato con varie testate del settore, contribuito alla nascita delle guide vini Espresso e Vini Buoni d’Italia prima di dedicarsi anima e corpo a Winesurf.


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