Una fiorentina con contorno di…4 min read

Pasqualino aveva un podere non lontano dal fiume Bruna, in località Piatto Lavato, che conduceva con l’anziana mamma. Provenivano dalla Val di Chiana come molti altri contadini della Maremma. Era un bel podere acquistato prima della riforma dell’Ente Maremma, con tutti gli animali che si poteva avere all’epoca. Una bella stalla con buoi per lavorare la terra e altre bestie destinate all’alimentazione della famiglia.

Bruzzi Stefano, Contadino sull’aia

Come tutti aveva un castro (recinto n.d.r.) per i maiali che fornivano poi i vari prodotti per la dispensa. Quindi prosciutti, spalle, salsicce, salami, capocolli, rigatini e lardo. Non mancava naturalmente il prodotto dei numerosi animali da cortile, come polli, faraone, paperi e tacchini. Ovviamente anche le uova per il consumo in famiglia, ma anche per i dolci che venivano fatti durante l’anno e per la pasta sfoglia, a cui erano dedicate le uova di papero. A completamento c’erano anche i gabbioni per l’allevamento dei conigli. Nel podere era previsto un forno per la produzione del pane e la cottura dei dolci quando c’era l’occasione.

Una vigna ben tenuta forniva un vino “del contadino”, inteso come un prodotto che andava bene per la famiglia, ma non sempre risultava qualcosa di buono per tutti. A quei tempi usava offrire un bicchiere di vino all’ospite di passaggio, ma non era quasi mai qualcosa di memorabile.

 

Tutto questo permetteva un’autonomia alimentare notevole e quasi completa. In paese si limitavano quindi all’acquisto di prodotti ausiliari come farina, sale, zucchero, e spezie, oltre che tagli di carne in macelleria che era però riservata per poche sporadiche occasioni.

Quando io con mio fratello Rodolfo conoscemmo la famiglia erano riamasti solo Pasqualino e sua mamma. Pasqualino era alto e forte, anche se aveva un andamento un po’ lento e un aspetto abbastanza dimesso. Parlava lentamente biascicando un po’ le parole. Per contro l’anziana mamma Primetta era una donna vispa, sorda ma assai arzilla. Si capiva che era stata lei a guidare la famiglia, una volta rimasta vedova, con la sua furbizia e saggezza.

Mio fratello Rodolfo, che aveva la ferramenta del paese, riusciva ad essere accettato come amico da tutti, ma da Pasqualino ancora di più. Spesso si fermava da lui a fare colazione o merenda, ma anche a pranzo. Primetta gli tirava fuori il fantastico prosciutto o altre squisitezze della casa. Mi diceva spesso della bontà di questi prodotti e in particolare del prosciutto bianco e rosso. Come deve essere.

Rodolfo si fermava spesso a fare merenda con il prosciutto o con la spalla. Una volta chiese a Pasqualino se gli poteva dare qualche fetta per farlo assaggiare anche a me e lui gli rispose: “No. Te qui ne poi mangià fino a crepà, ma fuori di qui un ti do gniente!” Questo era il loro carattere, generosi ma alle loro condizioni.

Tutto questo mi costrinse a farmi invitare una volta a mangiare da loro e potei così gustare delle squisitezze che si potevano gustare allora solo in una famiglia di contadini. Chiesi consiglio a mio fratello su cosa potessi portare nell’occasione e lui mi disse che quello che avrebbero apprezzato di più sarebbe una belle bistecca di vitellon,e perché per loro è un lusso. Ma a me pareva poco elegante e così scelsi una bottiglia del miglior Morellino. Come aveva previsto Rodolfo quel vino lo servirono a tavola solo a me: loro sostenevano che i vini “imbottigliati” facevano venire il mal di testa! Il pranzo offrì pappardelle al sugo con la sfoglia fatta in casa, una faraona alla cacciatora, un fritto misto di pollo e zucchine e un’insalata dell’orto. Per finire con qualche spicchio di ciambellone con assaggio di marmellate fatte in casa!

Prima di sposarsi Pasqualino andava spesso nella natia Val di Chiana con la sua grossa moto Caproni Vizzola. Da Braccagni alla Val di Chiana c’è una discreta distanza e una pessima rete stradale: questo giustificava la grossa moto con cui si era dotato. Una moto che ho visto solo a lui.

In uno di  questi viaggi conobbe Rita che sarebbe poi diventata sua moglie. Una volta fidanzato questi viaggi divennero frequenti. Prima del matrimonio Pasqualino chiese a Rodolfo di accompagnarlo in val di Chiana con l’automobile che lui non aveva e non ha mai avuto. Rodolfo ben felice l’accompagnò.

Nel viaggio di ritorno si fermarono a mangiare in un ristorante, come chiese Pasqualino per ricompensare Rodolfo del piacere che gli aveva fatto. Una volta messi a tavola Pasqualino dette le direttive a Rodolfo: ordina quello che vuoi, offro tutto io. Mio fratello era un cicciaiolo e per questo saltò il primo per poter mangiare una intera bistecca alla fiorentina con contorno di patatine fritte.

Il cameriere chiese quindi a Pasqualino cosa voleva. Senza pensarci troppo gli rispose: anch’io prendo una bistecca alla fiorentina. Il cameriere chiese allora cosa volesse per contorno: Pasqualino riflettè un momento e poi declamò: “DI CONTORNO MI PORTI UNA BRAGIOLINA*!”

(“Bragiolina” era il modo maremmano per definire una braciola, cioè una fetta di carne senz’osso, cotta alla griglia o in padella con poco olio n.d.r.)

Roberto Tonini

Nato nella Maremma più profonda, diciamo pure in mezzo al padule ancora da bonificare, in una comunità ricca di personaggi, animali, erbe, fiori e frutti, vivendo come un piccolo animale, ho avuto però la fortuna di sviluppare più di altri olfatto e gusto. La curiosità che fortunatamente non mi ha mai abbandonato ha fatto il resto. Scoperti olio e vino in tenera età sono diventati i miei migliori compagni della vita. Anche il lavoro mi ha fatto incrociare quello che si può mangiare e bere. Scopro che mi piace raccontare le mie cose, così come a mio nonno. Carlo mi ha invitato a scrivere qualche ricordo che avesse a che fare con il mangiare ed il bere. Così sono entrato in questa fantastica brigata di persone che lo fanno con mestiere, infinita passione e ottimi risultati. 


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