Con i suoi 8 milioni circa di ettolitri nel 2024, la Puglia si conferma la seconda regione, dopo il Veneto, per quantità di vino prodotto, di cui il 57 % di rossi e il 43 % di bianchi, quest’ultimi in costante crescita.
Il dato però più importante, che dà un esatto quadro non proprio felice della situazione produttiva regionale, vede solo il 9 % rappresentato dalle DOC, il 41% dalle IGT e ben il 50% della produzione da vini da tavola (leggi sfuso).
In una globale riduzione dei consumi non è certo un dato confortante, specie pensando che la situazione di esubero produttivo è cronica e al momento insanabile, se non con una progressiva diminuzione degli impianti produttivi. In questo quadro la produzione di vini di qualità diventa sempre più difficile, resa ancora più problematica dal progressivo attacco della Xilella. Un problema che spesso viene sottovalutato, ma che necessita di una particolare attenzione.

Al momento le infezioni patogene sono state riscontrate su alcuni vigneti di uva da tavola (ma sino a quando?). La ricerca scientifica non sembra a tutt’oggi avere risposte definitive se non quelle di contenere l’infezione con l’abbattimento delle produzioni infette, creando zone di contenimento. Il problema comunque resta e ignorarlo sarebbe miope, come in parte avvenuto per le coltivazioni dell’ulivo.
Nonostante tutto però la qualità media si conferma in costante crescita.
I rossi dominano la scena, i rosati sono in forte ascesa anche se il loro consumo è prevalentemente estivo ed anche i bianchi cominciano ad avere valide e competitive interpretazioni.
Tra i rossi ancora il Primitivo nelle sue due versioni, Manduria e Gioia del Colle, resta un punto di riferimento della produzione regionale.
Notevoli anche le affermazioni del Negroamaro coprotagonista delle eccellenze regionali.

Netta la conferma, trend in continua crescita, del Nero di Troia, sia Castel del Monte, che della più ampia zona della Capitanata, con interpretazioni sempre più convincenti e performanti.
Il Susumaniello, tanto di moda, conferma la sua versatilità, oltre che come rosso anche nella tipologia rosata.
Oltre all’Ottavianello, che non è più una novità, si affacciano nuove produzioni con i riesumati vitigni di Impigno e Francavilla di cui sentiremo in futuro ancora parlare.
Se comunque non guardiamo il mondo dello sfuso ma puntiamo lo sguardo sull’alta qualità la Puglia è in crescita: lo testimoniano sia i 20 Vini Top (più 5 rispetto allo scorso anno), sia una media di vini che superano gli 80 punti (che per noi, lo ripetiamo sempre, non sono pochi perchè non spariamo punteggi alti come petardi alla festa del patrono) che si attesta attorno al 79%, mostrando una qualità diffusa in praticamente tutte le denominazioni e le zone di produzione.
In ultimo continuiamo a segnalare, lo facciamo ormai da anni, l’inutile pesantezza delle bottiglie, caratteristica regionale che sembra inarrestabile ma che dovrà fermarsi di fronte alle decisioni sul peso delle bottiglie di tanti paesi importatori. Difficile comunque trovare un’altra regione con così diffusa “pesantezza”!
