Devo ringraziare il nostro lettore Giacomo Badiani che mi ha inviato una vera e propria chicca sul come viene considerato il vino in tanti ambienti. Tutto nasce da un articolo del quotidiano fiorentino La Nazione http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2011/05/05/500482-ospedale_careggi.shtml.
Siamo nel rinnovato ospedale di Careggi a Firenze dove ci sarà spazio anche per un centro commerciale. Lo dice, presentando il progetto, il direttore dell’area tecnica Filippo Terzaghi. In particolare afferma “ Cosa si venderà? Di tutto, a patto che venga rispettato il codice etico che mette al bando i prodotti che nuociono alla salute. Ovvero, non sarà possibile aprire una tabaccheria né un’enoteca, tanto per fare un esempio. Per il resto, largo alla fantasia….
Che dire….può essere anche una questione di gusti: io tra i prodotti da non vendere in ospedale avrei messo al primo posto le armi ma posso capire che, se ne uccide più la penna che la spada, può essere più pericoloso un bicchiere di vino di un colpo di pistola. Tra i prodotti non etici avrei messo sempre prima le slot machine del vino, ma qui non si tratta di fare un controelenco ma di capire come nasca la convinzione che porta a considerare il vino un prodotto non etico e quindi, a rigor di logica, immorale.
Circa 15 anni fa, quando militavo in Slow Food, partecipai ad una inchiesta sul cibo negli ospedali. Assieme al Tribunale dei Diritti del Malato organizzammo questionari, visitammo molte strutture e raccogliemmo tanto materiale interessante. In quegli anni in Toscana c’erano ancora degli ospedali che passavano anche un quartino di vino a pasto ma i direttori sanitari, soprattutto per motivi finanziari e camuffando la cosa con indicazioni mediche, tendevano ad eliminarlo.
Oggi siamo arrivati a ritenerlo un prodotto non etico, tanto da non poter essere venduto in un centro commerciale ospedaliero, dove magari si smerceranno tonnellate di bevande dolcificate che, come tutti sanno, sono consigliate ai ragazzi sia dai medici che, in particolare, dai dentisti.
Ma non voglio nascondermi dietro un dito: mettiamo che il vino faccia male, anzi, sicuramente il vino fa male, se ne bevi troppo per troppo tempo, cioè se non ne fai (al pari di migliaia di altri cibi o bevande) uso ma abuso, Per questo mi sarei aspettato da un dirigente ospedaliero una frase del tipo “Organizzeremo per i malati dei corsi di informazione e conoscenza sul vino, in maniera tale che ognuno potrà avere le giuste nozioni”. Questo, in un ospedale dove lo scopo è rimettere o mantenere in salute i cittadini mi sarebbe sembrata una scelta oculata. Ma proibire tout court la vendita di vino (quindi anche nei bar dell’ospedale, mi chiedo??) è un atto di oscurantismo, una specie di illogico proibizionismo moderno che non serve assolutamente a niente.
Caro Architetto Terzaghi, non crede sarebbe stato meglio, per non dire più etico, invece di riempire Careggi di negozi, usare le stesse strutture per dare le giuste informazioni ai pazienti su tante cose che possono fare male se male adoperate? Fare cioè informazione e prevenzione (anche alimentare), quella vera, quella giusta.
Mi sembra un po’ troppo facile, trincerandosi dietro una visione puramente mercantile, puntare il dito sui “prodotti del sabato sera”, anzi su alcuni “prodotti del sabato sera”. Dico “alcuni prodotti” non a caso perché, come ho scritto altre volte, per fare un incidente stradale dopo aver bevuto (ma anche prima, purtroppo) occorrono un guidatore, una bevanda alcolica (quasi sempre non serve) ed un veicolo a motore. Presumo quindi che nessuna concessionaria d’auto avrà spazio nei suoi locali…o no?
Troppo facile tacciare di “non etico” il vino, e quindi dare neanche tanto velatamente di farabutti a tutti quelli che, per un verso o per l’altro, lavorano nel settore.
Questo senza permettere al vino stesso di difendersi e di presentarsi nella giusta maniera, cioè come quel prodotto con millenni di cultura alle spalle, che ha accompagnato ed aiutato centinaia di generazioni, come una parte della storia umana, come il figlio del genio dell’uomo, come uno dei prodotti di cui gli esseri umani possono andare fieri, come il frutto della terra e del sudore di tante brave persone. Questo è, in realtà, il suo prodotto “non etico”.
Mi permetta in chiusura, a lei che farà aprire tanti negozi etici in ospedale, di sottoporle una brevissima citazione dalla Bibbia, in particolare dall’Ecclesiaste: “Il vino rende felici: ma il denaro ha una risposta per tutto.”
