Puglia: 200 assaggi con più alti che bassi, ma basta con le bottiglie pesanti4 min read

Ecco a voi il sunto sulle nostre degustazioni pugliesi: quasi 200 rossi divisi per tipologie che parlano di una terra, pur se con luci e ombre, sempre più al centro del mondo del vino italiano

Primitivo

Scrivi Puglia e leggi Primitivo. Il processo di identificazione è ormai talmente avanzato che sono  molte  le azienda di medie dimensioni che non  rinunciano ad averlo in catalogo. Nessuna ovviamente rinuncia a salire sul treno che, con poche eccezioni, in questo momento trascina l’export regionale.

Sarebbe giusto così se tutti i passeggeri sul treno pagassero il biglietto in termini di qualità, ma come sempre avviene, dove c’è calca, c’è sempre qualcuno che fa il furbo. Così si trovano sul mercato vini che con il Primitivo hanno poco a che vedere e a prezzi da acqua minerale.

Volendo scomodare Gresham, economista del XVI secolo, potremmo dire: “ la moneta cattiva scaccia quella buona”: non siamo ancora a questo punto, anche se ci stiamo andando vicino con il rischio di far deragliare il treno.

Al di là della metafora c’è da dire però che a controbilanciare questa che ormai è più di una tendenza ci sono aziende che producono vini con grande rispetto del territorio e della specificità del vitigno, aziende a cui è affidata la rappresentatività della varietà spesso mortificata con interpretazioni banali e fuorvianti. Le degustazioni effettuate,  forse in tempi un po’ lunghi, mostrano uno spaccato quanto mai eloquente del mondo “Primitivo”, con una media tra il buono e l’eccellente che riguarda soprattutto il Primitivo di Gioia del Colle e a seguire quello di Manduria.

Negroamaro

Re spodestato. Solo un decennio fa si identificava con la Puglia, oggi un po’ meno, ma questo non ha impedito a molti produttori di focalizzare meglio il vitigno interpretandolo più coerentemente, scaricandolo di legni troppo invadenti e di zuccheraggi eccessivi. Certo ancora la maggioranza insiste con il modello di vino smaltato e dolce (visto che lo vende perché dovrebbe cambiare?), ma è una vittoria di Pirro, destinata a fare i conti con un mercato che cambia anzi è già cambiato. Resta comunque un vitigno non facile da fare esprimere e da comunicare, specie quando la maggioranza schiacciante dei vini viene imbottigliata come IGT e non con le DOC di riferimento e questo vale in parte anche per il Primitivo.

Nero di Troia

“Vaso di coccio tra vasi di ferro” schiacciato tra le due colonne dell’enologia regionale (Negroamaro e Primitivo) il Nero di Troia stenta ancora a  trovare una sua strada. Gli anni bui sono passati, ma il successo di pochi non può rassicurare. Mancano, dietro le cantine storiche, le nuove realtà anche se in Capitanata qualcosa si muove. In avvenire ci auguriamo che il Nero di Troia trovi nuovi interpreti in modo da fare anche “massa critica”.

Foto Lavinium, che ringraziamo.

Cacc’ e Mmitte e uvaggi vari

La piccola Doc di Lucera, rappresentata da sette produttori, è ormai una certezza quando dal vino si vuole soprattutto bevibilità. Il blend con cui si ottiene, oltre al Nero di Troia, al Sangiovese e a volte al Montepulciano, vede la presenza obbligatoria anche di uve a bacca bianca come Bombino bianco o Malvasia. E’ ancora una delle poche denominazioni che ne prevede l’uso e visto il risultato, misurabile al momento in pochi anni, la scelta pare indovinata. Trova spazio in questa sezione anche il Susumaniello, che anno dopo anno incrementa la sua presenza nei vigneti delle cantine salentine. Le pratiche colturali ne hanno mitigato l’incostanza produttiva (vigorosa nei primi anni e scarsissima poco dopo) rendendo la sua produzione più uniforme e costante. Ma in questa sezione ci sono anche tanti vini che sotto il  grande ombrello delle IGT, sia Salento che Puglia, propongono vini in cui praticamente tutte le varietà del grande vigneto Puglia sono rappresentate. I risultati non sempre soddisfacenti, specie quando l’uso degli internazionali non è ben ponderato.

Bottiglie pesanti e aumento dei prezzi

Concludiamo  le nostre impressioni sulle degustazioni pugliesi con una nota non proprio positiva che riguarda il peso delle bottiglie. Siamo stati i primi a segnalare e sottolineare il problema e ad un certo punto c’è sembrato, noi illusi, che le nostre osservazioni trovassero sponda in alcuni produttori. Non possiamo quindi non notare con rammarico come la scelta di utilizzare bottiglie pesanti sia in netta contraddizione con quanto spesso dichiarato dalle stesse aziende. Come si concilia l’utilizzo di bottiglie da body building con scelte declamate di utilizzare sistemi sostenibili di coltivazioni nei loro vigneti? Non ci arrendiamo e continueremo a segnalarvi le bottiglie che scherzosamente, ma non tanto,  chiamiamo bottiglie da “Premio Attila”

In ultimo un problema che riguarda un po’ tutti, cioè la rincorsa all’innalzamento dei prezzi. C’è da sperare che sia solo un rincaro orientato verso il mercato interno e all’estero i vini mantengano un  buon rapporto prezzo-qualità cosa che li ha sempre contraddistinti e ne ha decretato il successo degli ultimi anni.

 

Hanno partecipato agli assaggi: Pasquale Porcelli, Paolo Costantini, Guglielmo Bellelli.

Pasquale Porcelli

Non ho mai frequentato nessun corso che non fosse Corso Umberto all’ora del passeggio. Non me ne pento, la strada insegna tanto. Mia madre diceva che ero uno zingaro, sempre pronto a partire. Sono un girovago curioso a cui piace vivere con piacere, e tra i piaceri poteva mancare il vino? Degustatore seriale, come si dice adesso, ho prestato il mio palato a quasi tutte le guide in circolazione, per divertimento e per vanità. Come sono finito in Winesurf? Un errore, non mio ma di Macchi che mi ha voluto con sé dall’inizio di questa bellissima avventura che mi permette di partire ancora.


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