Sulla base dei dati scientifici, il mese di luglio è stato il sesto più caldo dal 1800 nonostante l’assenza di record termici degni di nota, e la persistente fase calda e afosa ha subito una mitigazione grazie agli ultimi giorni del mese piuttosto freschi.
In molti hanno ricordato similitudini con l’estate africana del 2003, ma le due stagioni sono ben diverse tra loro.
Nei vigneti la frenesia dei lavori è stata notevole e la pressione delle malattie altrettanto.
Questo periodo è fondamentale per chiudere le “operazioni sul verde”, cioè quegli interventi che permettono di accomodare la vegetazione alle strutture che la sorreggono, attraverso legature e cimature. Il clima dapprima fresco e piovoso, successivamente caldo, ha favorito il corretto sviluppo della vegetazione delle piante.
Comunque come sempre quello che conta è la tempestività degli interventi.
La legatura e la palizzatura dei germogli sono i primi interventi che si compiono direttamente alla vite in vegetazione: l’intervento è in buona parte manuale ed oneroso (anche se le macchine si stanno perfezionando), invece per la cimatura ormai è quasi totalmente fatta meccanicamente. Si ottiene tagliando la vegetazione che esce dai fili di sostegno per evitare ulteriore ombreggiamento e formazione di microclimi sfavorevoli alla pianta, migliorando il passaggio di aria e di luce verso i grappoli.
Tornando al clima, luglio è stato dominato da un andamento termico rigorosamente orientato verso il caldo e, come accennato si tratterebbe del sesto mese più caldo addirittura dalle serie storiche del 1800.
Nel dettaglio, le maggiori anomalie termiche hanno interessato le regioni centro-settentrionali, più marcate soprattutto sul Nord-Ovest e su parte della Sardegna mentre è stato meno esposto al caldo il Sud Peninsulare (e la Sicilia), dove le anomalie sono state molto più contenute.
La lunga persistenza del caldo ha dunque dominato la scena e non si sono misurati nuovi record termici, peraltro nemmeno avvicinati. Ha fatto eccezione la sola Genova, che ha fatto registrare il 18 luglio una massima di +35.6°C, battendo il precedente record di +35.4°C registrato due volte, nel luglio 1971 e nell’agosto 1990.
Le malattie fungine hanno fatto la loro comparsa in modo notevole in molte aree: l’oidio è stato favorito dalle elevate umidità giornaliere, la peronospora dai temporali sparsi, ed è arrivata anche la grandine (Franciacorta in particolare).
Il caldo ha dominato quasi di continuo per l’intero mese, fino al 22-23 luglio. Gli ultimi giorni del mese hanno visto invece una rinfrescata piuttosto decisa, che ha mitigato le anomalie climatiche (la terza decade è così risultata all’incirca nella norma). Luglio 2010 non ha dunque raggiunto livelli estremi di caldo, restando lontano dal rovente 2003. Perché è giusto definire il 2003 di un altro pianeta? Semplicemente perché il mese di luglio di quell’estate epocale fu anche il periodo relativamente "più fresco" e meno anomalo rispetto all’intero trimestre estivo.