La vie en blanc: anche il Medoc si “converte” ai bianchi9 min read

Il Médoc, cuore nobile del bordolese con i suoi crus classés del 1855, è conosciuto soprattutto per i suoi grandi rossi, ma non dispone di una propria appellation per i vini bianchi, a parte quella generica di Bordeaux blanc, che copre praticamente tutta la regione di Bordeaux.

Diversamente, nell’area sud della Riva Sinistra, le Graves, i vini bianchi hanno piena cittadinanza e possono avvalersi anche di una prestigiosa appellation communale, valida per i due colori, quella di Pessac-Léognan, col suo Premier Cru (Château Haut Brion).

Questo non significa che nel Médoc non si coltivino varietà a bacca bianca, né che non vi si producano anche alcuni vini bianchi: una parte ovviamente molto minore del suo vigneto (9.200 ha.), infatti, stimata attualmente in circa 170 ettari, è riservata alla produzione di vini bianchi. Questi però non possono fregiarsi delle grandi denominazioni comunali (da St. Estèphe a Margaux), e neppure di quella regionale, Médoc, finora riservata ai soli vini rossi, e perciò possono essere commercializzati solo con la dizione generica di Bordeaux blanc, non diversamente da quelli prodotti nella Riva Destra e in altri territori bordolesi meno nobili, come l’Entre-Deux mers.

Nel 1936 i bianchi vennero messi fuori dal disciplinare

In effetti la denominazione Médoc blanc fu precocemente esclusa dal disciplinare dell’AOC al momento della sua istituzione nel 1936 perché i suoli calcarei di quel territorio sembravano assai più adatti alla produzione di grandi vini rossi e gli Châteaux interessati a produrne erano davvero pochi. Lo stesso fatto che nessun Premier cru della classificazione napoleonica fosse bianco rafforzò la convinzione del minore valore strategico di quell’appellation in bianco e la scelta di puntare sui rossi, invece richiestissimi dai mercati internazionali.

In effetti la produzione di bianchi nel Médoc   risale già al primo 800, allorquando, nello Château Margaux, il direttore della cantina cominciò a separare le uve bianche da quelle rosse e a vendere  le sue bottiglie come “Château Margaux vin de sauvignon”.

Diffusi soprattutto nella sua parte meridionale (allora erano conosciuti come vins de graves), e declinati principalmente in demi-sec, si sono poi diffusi anche nelle aree più settentrionali, fino a raggiungere i 16.000 hl. nel 1929. Poi, da un lato l’altissima reputazione dei suoi vini rossi e dall’altro lo scarso interesse degli organi che elaboravano i disciplinari della AOC di riferimento, portarono al loro graduale declino, riducendoli a soli 1800 hl. nel 1969.

Il nuovo interesse per i bianchi parte dai primi anni del nuovo secolo

Tuttavia, a partire dagli anni duemila, si è assistito ad un rinnovato interesse per la produzione di vini bianchi, risalita rapidamente a 5.000 hl. nel 2023. Intanto, nel 2018, produttori e négociants avevano cominciato a muoversi per chiedere una revisione dell’AOC includendovi i vini bianchi, avviando un percorso che avrebbe trovato la sua conclusione nella deliberazione dell’INAO del 5 agosto scorso: un vero progetto federatore tra i due principali attori del vino bordolese, a quanto afferma Hélène Larrieu, direttrice dell’ODG, l’Organisme de Défense del Médoc, Haut-Médoc  e Listrac-Médoc.

La maggiore richiesta di vini bianchi è stata in parte determinata dai   cambiamenti degli stili alimentari, che hanno notevolmente ridotto la domanda di vini rossi, ma anche dal forte calo dei consumi interni di vino, e dalle crescenti difficoltà dei mercati esteri. Da ciò l’interesse di un numero crescente di produttori per una maggiore diversificazione della propria offerta includendo una tipologia di vini più ricercata dai consumatori, e per la loro valorizzazione, distinguendoli dai prodotti più generici etichettati come Bordeaux blanc,  in modo da raggiungere   un livello premium nei prezzi di vendita.

Oggi a produrre etichette proprie di bianchi secchi nel Médoc, sono circa una settantina di produttori. Naturalmente la maggiore spinta, come si può facilmente comprendere, non proviene dagli Châteaux classé di rango più elevato, che possono già avvalersi del credito del loro marchio, e vendono le loro cuvée bianche ben oltre i 40 euro la bottiglia. Solo per ricordarne uno, tra i primi a puntare -già nel 1920, come informa il suo direttore tecnico, Philippe Bascaules- a produrre un vino bianco a Margaux, è stato il Premier cru Château Margaux, col suo Pavillon Blanc, in vendita  intorno ai 450 euro l’ultima annata in commercio. Sia pure assai più tardi, negli anni ’80, anche un altro Premier cru, lo Château Mouton-Rotschild, aveva deciso di dedicare alcuni ettari della proprietà alle varietà a bacca bianca tradizionali – principalmente Sauvignon blanc e Sémillon, con quantità minori di Sauvignon gris e muscadelle, per produrre il suo Aile d’Argent, anch’esso venduto a prezzi sostenuti (circa 180 euro la bottiglia).

Cosa dice il nuovo disciplinare?

Secondo il nuovo disciplinare, i bianchi del Médoc potranno essere prodotti in tutta l’area del Médoc, incluse quelle delle otto AOC comunali, dalla sua parte più a sud, Blanquefort, fino a Jau-Dignac-et-Loirac  a nord. I produttori pronti a produrne (alcuni già a partire dalla vendemmia 2025) sono attualmente una settantina, ma il numero è destinato a crescere. Le varietà autorizzate, al momento, sono quelle classiche dei Bordeaux blanc: sauvignon blanc e sémillon, sauvignon gris e muscadelle, con il concorso complessivo del 5% di alcune VIFA (Variétés d’interêt à Fin d’Adaptation, cioè adattate ai cambiamenti climatici e resistenti alla peronospora e all’oidio):alvarinho , floréal , liliorila , sauvignac  et souvignier gris. Altre, come lo chardonnay, lo chenin blanc , il  gros manseng e il viognier non sono al momento incluse, ma potrebbero esserlo in una nuova versione del disciplinare.

Ma quali Chateau li produrranno?

 Se non per quanto riguarda le varietà autorizzate (fondamentalmente quelle storiche), i nuovi bianchi médocain dovranno tuttavia distinguersi da quelli prodotti negli altri territori bordolesi, in modo da giustificare  la loro diversità rango. Secondo il nuovo disciplinare, essi dovranno compiere il loro affinamento presso il vinificatore almeno fino al 31 marzo dell’anno successivo a quello della vendemmia, con un passaggio in legno di minimo tre mesi almeno per il 30% del volume.

Come spiega la Larrue, l’impiego del legno è considerato fondamentale, in quanto la vicinanza dell’oceano e dell’estuario apportano ai vini una salinità che richiede di essere modulata dai tannini del legno.I vini saranno caratterizzati da un aroma che unisce agrumi, frutti tropicali, note floreali, e avranno rotondità, una mineralità salina e l’eleganza derivante da una lunga permanenza sui lieviti.

Se Margaux e Mouton-Rotschild sono i soli due Premier cru médocain a produrre anche dei vini bianchi, e probabilmente sceglieranno di stare alla finestra prima di aderire alla nuova AOC, vi sono ormai diversi cru classé di altissimo livello che ne hanno seguito l’esempio. A Pauillac, per il momento , è solo Lynch-Bages, 5ème cru classé,  già dagli anni ’90,  col suo Blanc de Lynch Bages, e, più a nord, a St.Estèphe  il  Cos d’Estournel (2nd cru). Più a sud, però, a Margaux, oltre allo Château Margaux, che, con i suoi 11 ettari di sauvignon blanc,  situati nel settore più settentrionale di  Soussans, può vantare la più estesa e probabilmente la più antica area “bianca” del Médoc, vi sono anche Brane-Cantenac, 2nd cru, col suo blanc,  dal 2019, e Palmer, 3ème cru:  quest’ultimo produce  dal 2007 il suo bianco al di fuori anche dell’AOC Bordeaux blanc, come Vin de France, per la presenza, nel  blend, del lauzet, una varietà del Jurançon non ammessa neppure da quel disciplinare. Si tratta di un blend molto insolito, di muscadelle, sauvignon gris, merlot blanc, e appunto lauzet. Ma altri cru, ben noti agli appassionati, pur se non altrettanto iconici, producono un proprio bianco nel territorio della AOC più meridionale del Médoc, Margaux: gli Château Cantenac-Brow, 3ème cru classé, Dauzac e Prieuré-Lichine, entrambi 4ème cru,  e du Tertre, 5ème. Non potrà invece accedere alla AOC lo Château Kirwan, 3ème cru, che dal 2023 propone un suo bianco 100% chardonnay vinificato alla borgognona.

Chateau Margaux

Anche tra Pauillac e Margaux, a St. Julien, vi sono due Bordeaux blanc, possibili candidati alla nuova appellation:  Les Arums de Lagrange (2nd cru classé) e il Caillou blanc di Talbot (4ème cru), uno dei più riusciti tra le cuvée médocain, elaborato da una parcella di 5 ha. ad essa dedicata. Per quanto riguarda infine le due AOC minori, Moulis e Listrac, neppure in esse mancano esperienze in questo ambito: Chasse-Spleen e Maucaillou a Moulis,  e, con ottimi risultati, Château Clarke a Listrac. In quest’ultima piccola AOC (733 ha. di vigna, solo il 5% del Médoc) vi sono oggi poco meno di 15 ha. coltivati a sauvignon blanc e gris e sémillon, in quanto, sulla scia dello Ch. Clarke, si sono aggiunti Fourcas-Hosten, Sarasot-Dupré, Fonréaud, Fourcas-Dupré e Lestage.

E’ soprattutto in questa fascia di cru minori, per la maggior parte bourgeois, insieme con molti altri variamente distribuiti nei territori delle appellation regionali (Médoc e Haut-Médoc) che il nuovo progetto ha comprensibilmente acceso i maggiori entusiasmi. Tra questi, oltre al cru classé La Tour Carnet dell’irriducibile Magrez, Doyac e Castera.  E’ un caso particolare lo Château Loudenne, tra i primissimi a produrre vini bianchi nel Médoc, a partire dal 1880, di cui alcune vigne di sauvignon e semillon si trovano però al di fuori dell’area del Médoc e pertanto potrebbe utilizzarle solo per produrre un Bordeaux blanc.

Guglielmo Bellelli

Nella mia prima vita (fino a pochi anni fa) sono stato professore universitario di Psicologia. Va da sé: il vino mi è sempre piaciuto, e i viaggi fatti per motivi di studio e lavoro mi hanno messo in contatto anche con mondi enologici diversi. Ora, nella mia seconda vita (mi augurerei altrettanto lunga) scrivo di vino per condividere le mie esperienze con chi ha la mia stessa passione. Confesso che il piacere sensoriale (pur grande) che provo bevendo una grande bottiglia è enormemente amplificato dalla conoscenza della storia (magari anche una leggenda) che ne spiega le origini.


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