InvecchiatIGP: Carmignano 2008 Il Sasso, Piaggia3 min read

In questa rubrica non parleremo dei problemi geriatrici di qualcuno di noi (anche se sarebbe utile). Il nostro intento è quello di andare a scovare e raccontare i vini italiani “non giovanissimi”. Abbiamo pensato a questa dizione perché non parleremo quasi mai di quelli che vengono definiti “vini da grande invecchiamento” ma cercheremo sorprese, chicche, specie tra vini che nessuno si aspetterebbe.

Situata a Poggio a Caiano l’azienda Piaggia è stata fondata a metà degli anni Settanta da Mauro Vannucci che ha acquistato alcuni terreni in località Piaggia.

Nel 1991 esce il primo Piaggia Carmignano Riserva e dopo aver coinvolto la figlia Silvia l’azienda si ingrandisce arrivando a gestire circa 25 ettari, 15 dei quali a vigneto suddivisi in diverse parcelle: Vigna Piaggia, Vigna Il Sasso, Vigna Viti dell’Erta, Vigna Poggio de’ Colli e Vigna Pietranera.
La produzione annuale s’aggira sulle 120.000 bottiglie, 45.000 delle quali sono di Carmignano Il Sasso.

Il disciplinare di produzione del Carmignano è piuttosto aperto in quanto a vitigni utilizzabili: sangiovese per un minimo del 50%, cabernet franc e cabernet sauvignon, sia da soli che congiuntamente dal l0 al 20% sono la base a cui si possono unire Canaiolo nero e uve a bacca bianca come Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti. Si possono inoltre utilizzare, per un massimo del 10%, altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.

Va da sé che le caratteristiche dei vari vini possano cambiare anche in maniera abbastanza evidente.

Il Sasso Carmignano DOCG nasce da una selezione dell’omonimo vigneto, posto a S. Cristina a Mezzana: la sua composizione prevede Sangiovese 70%, Cabernet 20%, Merlot 10%.

Il vigneto è situato a 250 metri d’altitudine su suolo di medio impasto con presenza d’argilla e di galestro, l’esposizione è Sud-Ovest ed il sistema d’allevamento è a Guyot con densità d’impianto di 6.250 ceppi/ettaro.

Le diverse uve vengono vinificate in piccoli contenitori tramite l’utilizzo di lieviti indigeni con una macerazione di circa 20 giorni, il vino viene quindi traferito in barriques dove avviene la fermentazione malolattica e affina per circa 12 mesi.

Il colore è granato di buona intensità con unghia che inizia a tendere all’aranciato.
Intenso ed elegante al naso, pulito, ampio, con sentori di frutta a bacca scura matura ancora ben evidenti nonostante l’età del vino, leggere note tendono alla confettura di prugna, balsamico e mentolato, presenta note di spezie dolci, vaniglia, accenni di cuoio e d’olive in salamoia.
Dotato di buona struttura, intenso, succoso, con tannino vellutato e bell’equilibrio complessivo, sentori di cioccolato amaro, chiude con lunghissima la persistenza su leggere e piacevoli accenni vegetali che gli donano freschezza.
Un vino da considerarsi ai vertici, non solo della sua tipologia.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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