L’articolo di Pasquale Porcelli “Un Primitivo tra Alcol e Longevità” pubblicato negli scorsi giorni ha ricevuto un lungo e circostanziato commento (vedi) da parte di Dario Stefàno, assessore regionale alle politiche agricole della Puglia. Vista l’importanza del personaggio ci è sembrato giusto dare spazio a questo intervento, grazie anche alla replica che Pasquale ha scritto e che noi pubblichiamo di seguito.
Sono contento! Anzi doppiamente contento. Primo perché con il suo intervento l’assessore Stefàno dimostra una sensibilità non comune a questi temi; secondo perché mi da la possibilità di chiarire meglio il mio pensiero che credo si stato male interpretato.
Cercherò di spiegarmi meglio: il mio articolo aveva lo scopo di sottolineare alcuni aspetti tipici del Primitivo, primo tra tutti l’elevato grado alcolico, che secondo me ne limita oggettivamente una più larga diffusione, in particolare sui mercati esteri. La mia considerazione nasce da esperienze fatte sul campo in occasioni di visite presso i produttori sia di Manduria sia di Gioia, effettuate con giornalisti e buyers esteri, in particolare dell’est asiatico ma anche statunitensi ed inglesi. La difficoltà a far accettare vini che superino abbondantemente i 14°, come spesso avviene nei vini di punta dove le gradazioni arrivano a superare anche i 17°, non l’ho inventata io ma è nelle parole dei visitatori esteri, come alcuni produttori potranno facilmente testimoniare. I vini piacciono, ma sono difficili da vendere e non parlo delle nostre punte di eccellenza che continuano a mietere meritatissimi successi commerciali e di critica, ma di tutto il resto. Non porvi la dovuta attenzione potrebbe rivelarsi un boomerang, si rischia di andare controcorrente. Ho semplicemente fotografato una situazione oggettiva che mi sembra debba essere tenuta in considerazione, proprio per la specificità del Primitivo come giustamente l’assessore Stefàno sottolinea, se vogliamo che questo vino abbia una diffusione ancora maggiore, stante il continuo aumento di aziende che si dedicano alla sua produzione.
In altre parole cerchiamo di non esasperare il carattere già di per se così generoso del Primitivo. Oppure crediamo di essere così forti anche commercialmente che questo “dettaglio” sia insignificante ?
Sull’altro elemento che prendo in considerazione, cioè la longevità del Primitivo, tengo a precisare che le mie affermazioni sulla povertà dei tannini, quindi probabile concausa della non longevità, non sono come si sostiene “difficilmente dimostrabili”, ma comprovate scientificamente dai lavori di istituti di ricerca che di questo si sono occupati già da anni, una per tutte la ricerca diretta dal Prof. Moio (Università di Foggia).
Con ciò non voglio assolutamente dire che questo vino non possa avere in futuro la capacità di una “vecchiaia lunga e serena”. Alcune ricerche scientifiche dimostrano che probabilmente si può intervenire attraverso pratiche agronomiche e di cantina diverse dalle attuali , senza ovviamente tradirne l’originalità. Aggiungo anche, come già preannunciato, che sono in via di definizioni alcune degustazioni verticali che ci permetteranno di fare il punto sulla situazione confermando o smentendo sul campo alcune delle nostre considerazioni.
In conclusione: non mi sembra di essere ingeneroso, ma realista. Per il resto la mia storia personale ed il mio impegno per i vini della Puglia parlano da soli.
Ringrazio l’Assessore per aver voluto con il suo intervento aprire un dibattito pacato, franco e leale, cosa rara di questi tempi, che mi auguro possa essere l’inizio per una riflessione sul futuro della viticoltura pugliese.
